
La popolazione residente in Italia è in costante diminuzione: secondo le proiezioni demografiche, entro la fine del secolo potrebbe addirittura dimezzare. Ecco le principali cause che, nel corso degli anni, hanno contribuito a questo progressivo calo.
Il primo fattore è la riduzione del numero medio di figli per donna, stabilmente al di sotto della soglia di sostituzione generazionale, fissata convenzionalmente a 2,1 figli per donna. In Italia questo andamento si è manifestato a partire dal 1977 e si è intensificato nella prima metà degli anni Ottanta, quando il tasso di fecondità è sceso sotto quota 1,5. Il calo è proseguito anche nel decennio successivo, fino a raggiungere valori prossimi a 1,2 figli per donna a metà degli anni Novanta.
In Italia sempre più over 65
A questo va aggiunto il fatto che, a inizio anni Novanta, l’Italia è diventata il primo Paese al mondo in cui la popolazione con meno di 15 anni è stata superata da quella di 65 anni e oltre.
Negli ultimi decenni, infatti, l'invecchiamento della popolazione, insieme allo spopolamento, sta ridefinendo il volto dei nostri territori. “Dal 2002 a oggi, riporta il professore ordinario di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica Alessandro Rosina, l'indice di vecchiaia, misurato dal rapporto tra popolazione anziana (con soglia fissata convenzionalmente a 65 anni) e popolazione giovane (0-14 anni) è aumentato in misura così marcata (+58%) da segnare un vero e proprio squilibrio inter-generazionale”.
Nel 2025, per ogni giovane ci sono stati più di 2 anziani, ma secondo le previsioni, entro il 2040 si stima una media nazionale di oltre 3 anziani per ogni giovane, con inevitabili ripercussioni sulla struttura sociale ed economica del paese.
Diminuiscono le nascite e aumentano i decessi
La terza causa è il passaggio del saldo naturale da positivo a negativo. Le nascite si collocano stabilmente sotto i decessi dal 1993, ma è soprattutto a partire dal 2007 che il saldo negativo inizia ad ampliarsi anno dopo anno. Il saldo totale — che comprende anche gli ingressi e le uscite legati ai movimenti migratori — rimane positivo ancora per qualche tempo, fino al 2013: da allora, infatti, le entrate dall’estero non risultano più sufficienti a compensare il saldo naturale negativo.
Il punto più elevato della curva demografica, come riporta l'ISTAT, si è registrato nel 2014, con circa 60 milioni e 346.000 residenti. Dopo la curva ha iniziato a scendere: sotto i 60 milioni nel 2018 e i 59 milioni nel 2022.
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