La posizione della Chiesa sulla pena di morte

Di Tommaso Cardinale, 9 luglio 2019

Circa un anno fa papa Francesco ha disposto che venisse modificato un punto del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo all’applicazione della pena di morte nell’ambito del quinto comandamento. Per i detrattori più agguerriti di papa Francesco questa decisione è addirittura materia di eresia. In questo articolo approfondiamo il percorso che ha portato ad “aggiornare” la posizione della Chiesa sulla pena di morte.

La modifica del punto numero 2267 del Catechismo

Nella parte del catechismo in cui si parla di legittima difesa si spiega il senso in cui la società può difendersi legittimamente da coloro che nuocciono ad esso. Per questo motivo, ancora prima della recente modifica indicata da papa Francesco, si leggeva che:

L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poichè essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana. Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti.

La pena di morte non era esclusa come possibilità dalla Chiesa, a patto che fosse l’unica via percorribile per la difesa delle persone. Questa possibilità era ulteriormente “mitigata” dalla constatazione che i casi in cui la soppressione del reo si rende necessaria sono “praticamente inesistenti” all’epoca in cui veniva scritto questo punto del catechismo (1997). Sicuramente al tempo di san Tommaso d’Aquino o del Concilio di Trento la situazione riguardante il sistema carcerario e il diritto penale era molto diversa da quella della fine del ‘900.

Ecco infine come è stato recentemente cambiato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il punto numero 2267:

Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune.

Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi.

Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona», e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo.

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sulla pena di morte

Come su tanti altri temi papa Francesco si rivela in linea con il magistero della Chiesa e con i suoi predecessori, in particolare Giovanni Paolo II, che nella Evangelium Vitae del 1995 scriveva:

Tra i segni di speranza va pure annoverata la crescita, in molti strati dell'opinione pubblica, di una nuova sensibilità sempre più contraria alla guerra come strumento di soluzione dei conflitti tra i popoli e sempre più orientata alla ricerca di strumenti efficaci ma «non violenti» per bloccare l'aggressore armato. Nel medesimo orizzonte si pone altresì la sempre più diffusa avversione dell'opinione pubblica alla pena di morte anche solo come strumento di «legittima difesa» sociale, in considerazione delle possibilità di cui dispone una moderna società di reprimere efficacemente il crimine in modi che, mentre rendono inoffensivo colui che l'ha commesso, non gli tolgono definitivamente la possibilità di redimersi.

Queste parole di Giovanni Paolo II sono riprese anche nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa al punto numero 405. Si tratta di documenti che precedono di circa 25 anni la modifica di papa Francesco.

Anche Benedetto XVI durante il suo pontificato si era fatto portavoce della lotta contro la pena di morte, parlando proprio di dignità umana:

Mi auguro che le vostre decisioni incoraggino le iniziative politiche e legislative promosse in un numero sempre crescente di paesi al fine di eliminare la pena di morte e proseguire i progressi sostanziali compiuti nell'adeguamento del diritto penale sia alla dignità umana dei detenuti che all'effettivo mantenimento dell'ordine pubblico. 

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