La diseguaglianza di reddito in Italia è un problema per l'economia

di Francesco D'Ugo, 16 giugno 2015

Il rapporto dell’Ocse In it together: why less inequality benefits all mostra come stia crescendo la diseguaglianza di reddito nella maggior parte dei paesi del mondo.  Dal rapporto emerge che in Italia il 21% più ricco della popolazione detiene il 60% della ricchezza del paese, mentre il 40% più povero ne controlla solamente il 4.9%.

Stando a quanto detto, le cause della crescita della diseguaglianza di reddito sarebbero da ricercarsi, oltre che nella crisi economica, anche nell’aumento del numero dei contratti atipici, vale a dire contratti creati ad hoc dalle parti e che non sono espressamente disciplinati dal diritto civile. Questi infatti favorirebbero l'inasprirsi della differenza di salario tra persone che svolgono impieghi simili, differenza che viene chiamata dispersione salariale. L’aumento di contratti non-standard è collegato solitamente a salari più bassi e a maggiore instabilità lavorativa. Dal momento dunque che gli stipendi costituiscono i tre quarti del reddito di una famiglia, questo è un fattore decisamente importante della crescente disparità di reddito. I primi a rimetterci sono i giovani sotto i 30 anni, il cui tasso di povertà in Italia è pari al 14.7%, al di sopra della media Ocse, stabilizzata sul 13.8%.

Perché dovrebbe rappresentare un problema la disuguaglianza di reddito? La risposta viene suggerita dal rapporto dell’Ocse, secondo il quale la diseguaglianza di reddito affossa la crescita economica.  Questo avviene anche perché i più poveri hanno meno accesso alle opportunità rispetto ai più ricchi. Ad esempio, una famiglia povera non può permettersi per i propri figli un’educazione ottimale e da ciò ne nasce un possibile danno per i loro futuri guadagni. Inoltre le famiglie più povere presentano una disposizione minore all’investimento in nuove opportunità e questo rallenta la crescita.

La prova empirica fornita dall’Ocse è che i paesi dove la diseguaglianza è consistente presentano una crescita economica più lenta sul lungo periodo al contrario di quelli che hanno preso provvedimenti per combatterla, come alcune forme di tasse e benefici. Questo mostra come la redistribuzione può essere vista come parte della soluzione, nonostante richieda un’attenta riflessione su come promuovere la condivisione dei frutti della crescita.

Nel periodo dal 1970-2010, nei paesi Ocse, la crescita è diminuita del 4.7% collateralmente a una crescita della diseguaglianza da 2 punti Gini a 19. Attualmente, poi, il principale freno alla crescita nei paesi in via di sviluppo è costituito dall’enorme divario di reddito tra ricchi e poveri. Possibili soluzioni suggerite dall'OCSE sono, per l’appunto, la redistribuzione tramite tasse e benefici, ma anche ampliare la partecipazione delle donne nella vita economica, la promozione di impieghi di qualità che possano permettere investimenti e l’impegno a fornire a tutti un’educazione completa, soprattutto nei primi anni di vita, da cui derivano le capacità per entrare nel miglior modo possibile sul mercato del lavoro.

Tutto questo avviene nella cornice degli altri 34 paesi membri dell’Ocse dove il 10% più ricco della popolazione ha un reddito corrispondente a 9.6 volte quello del 10% più povero. Anche in questi paesi la principale responsabile sembra essere la crisi economica, basti pensare alla Grecia, dove il reddito medio disponibile alle famiglie è diminuito dell’8% e a Spagna, Irlanda e Islanda nelle quali il calo è di oltre il 3.5%.

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