Centinaia di transgender vogliono tornare al loro sesso biologico

di Sky News, 25 novembre 2019

Quale condizione vivono quelli che hanno cambiato sesso ma che vorrebbero non averlo fatto? In cosa consiste la detransizione? In un’intervista rilasciata a Sky News, Charlie Evans, donna ritornata al suo sesso “originale”, racconta che centinaia di giovani transgender vorrebbero tornare al loro sesso originale (detransizione) dopo averlo cambiato tramite un’operazione chirurgica.

Riportiamo l’intervista a Charlie Evans e a un’altra ragazza che ha effettuato la detransizione e che ha chiesto aiuto a Charlie. La traduzione è nostra.


Secondo una donna che nel 2018 ha effettuato la detransizione, ci sono molte persone che una volta effettuata l’operazione chirurgica per il cambiamento di sesso vorrebbero non averlo fatto. Centinaia di giovani transgender sono alla ricerca di aiuto per ritornare al loro sesso originale, come ha detto a Sky News una donna che sta organizzando un’associazione benefica per perseguire questo scopo.

Charlie Evans, 28 anni, è nata donna ma per quasi dieci anni si è identificata come uomo, prima della detransizione. Il numero di giovani che cercano di cambiare genere sessuale è ai massimi storici, ma sentiamo parlare poco o niente di quelli che successivamente si pentono per la loro decisione. Oggi non ci sono dati sul numero di chi è infelice nel proprio nuovo genere sessuale o di chi sceglie di detransizionare al proprio genere biologico.

Charlie lo scorso anno ha optato per la detransizione, rendendo pubblica la propria storia, e afferma di essere stupefatta dal numero di persone che ha scoperto essere in una situazione simile alla sua:

Sono in contatto con diciannovenni e ventenni che hanno subito un’operazione chirurgica di cambiamento totale del sesso e che vorrebbero non averlo fatto, per i quali la disforia di genere non è stata risolta e che non hanno tratto giovamento dall’operazione. Ora non hanno idea di quali possano essere le loro opzioni.

Charlie sostiene di essere stata contattata da “centinaia” di transgender in cerca di aiuto per tornare al loro sesso originale, trenta solo nell’aria di Newcastle. “Mi sembra che una delle caratteristiche comuni tra queste persone sia avere circa 25 anni, essere biologicamente donne e per lo più attratte da persone dello stesso sesso. Inoltre spesso sono autistiche”. Charlie ricorda di essere stata avvicinata da una giovane ragazza con la barba, che l’ha abbracciata dopo che aveva dato una testimonianza pubblica, e che le ha spiegato di essere anche lei una donna detransizionata: “Lei mi disse che si sentiva evitata dalla comunità LGTB in quanto traditrice. Così capii che avrei dovuto fare qualcosa”.

Ora Charlie sta avviando un’associazione benefica chiamata The Detransition Advocacy Network, e il loro primo raduno avrà luogo a Manchester alla fine del mese. Sky News è andato ad incontrare una delle persone che ha contattato la rete di Charlie alla ricerca di aiuto. Non vuole essere identificata pubblicamente per cui il suo nome è stato cambiato.

La mancanza di opzioni per chi vive la disforia di genere

Ruby oggi ha 21 anni ma ha iniziato a identificarsi come maschio quando ne aveva 13. Dopo aver preso il testosterone la sua voce è diventata molto profonda, le sono cresciuti i peli facciali e il suo corpo è cambiato. Aveva programmato un’operazione per rimuovere il proprio seno questa estate. Ma a maggio Ruby ha dato voce ai dubbi crescenti che aveva e ha deciso di interrompere il testosterone e di dentransizionare per tornare a identificarsi come una donna:

Credevo che nessun cambiamento alla fine sarebbe stato abbastanza e ho pensato che sarebbe stato meglio lavorare su come mi sento riguardo a me stessa piuttosto che cambiare il mio corpo. Ho visto delle analogie nel modo in cui faccio esperienza della disforia di genere, nel modo in cui sperimento altri problemi di immagine del mio corpo.

Ruby spiega infatti che ha anche avuto disordini alimentari, ma che crede che questo problema non sia stato approfondito nelle sessioni di terapia quando si recava ai servizi per l’identità di genere (gender identity services).

Quando ero alla mia gender clinic per avere indicazioni sugli ormoni, abbiamo avuto una sessione dove ho esaminato i miei problemi di salute mentale e ho rivelato il mio disturbo dell’alimentazione, ma loro non mi hanno suggerito che sarebbe potuto essere collegato con la mia disforia di genere. Desidero che ci siano più opzioni per noi, per chiunque abbia una disforia di genere, che siano o meno transessuali, perchè penso che ci sia un sistema che ci dice: “okay, ecco i tuoi ormoni, ecco la tua operazione, ora vattene”. Non credo che sia d'aiuto per nessuno.

L'aumento dei bambini con problemi di identità di genere

Il Tavistock and Portman NHS Trust mette a disposizione servizi sull’identità di genere ai bambini sotto i 18 anni, con alcuni pazienti con meno di 3 o 4 anni. Oggi hanno un numero record di visite, con il 3.200 % in più di pazienti (da 77 a 2590) rispetto a dieci anni fa, con un aumento delle ragazze del 5.337 %. Un numero così alto di visite suggerisce che anche i casi di detransizione aumenteranno.

In una dichiarazione, un rappresentante del trust ha detto: “Le decisioni su interventi fisici fatte sotto le nostre cure sono giunte dopo un dettagliato processo di ricerca. Sebbene alcuni dei nostri pazienti possano aver deciso di non procedere con la terapia fisica o possono aver abbandonato la cura, l’esperienza del pentimento che qui si descrive è stata vista pochissime volte.”

Il cambiamento di genere sessuale ha degli effetti positivi per molte persone e anche solo parlare di detransizione da qualcuno è vista come un’attività transfobica. Ma alcuni ritengono che siano necessarie ulteriori ricerche e ulteriori discussioni nel trattare dal punto di vista medico le persone con disforia di genere, e che ci sia bisogno di più opzioni per loro oltre che la transizione di genere.

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