Cannabis legale in America: è stato un flop

di Raffaele Buscemi, 26 novembre 2019

“La legalizzazione della cannabis sarà un flop per lo Stato”.

Lo dicevamo già nel 2015 riportando uno studio che metteva a confronto i costi di: protezione dei consumatori, risparmio sui costi di repressione e introiti fiscali. Avevamo fatto notare come se si vuole spazzare via il mercato illegale e risparmiare sui costi di repressione, è necessario azzerare l’incidenza fiscale sulla cannabis “legalizzata”. Ma in questo caso ne deriva che gli introiti fiscali per lo Stato si azzerano. Perché ovviamente sul mercato nero si troverebbe comunque cannabis a minor prezzo visto che la criminalità organizzata non sparisce di punto in bianco e soprattutto ha un prezzo concorrenziale non pagando tasse, affitti, licenze, etc.

Adesso, dopo 4 anni, il Corriere della Sera e il Sole24Ore hanno pubblicato due articoli che raccontano l’uno il flop commerciale e l’altro il flop finanziario delle innumerevoli aziende canadesi e statunitensi che hanno investito negli ultimi anni in vendita di droga legale.

Il problema è che la cannabis mania americana si è rivelata essere una bolla speculativa, cresciuta a dismisura per tutto il corso del 2018 con guadagni a tripla cifra in vista della legalizzazione varata dal Canada lo scorso anno, e deflagrata dopo che la decisione è stata ufficializzata. Il mercato, cioè, ha comprato sull’onda dell’euforia della legalizzazione per poi invertire nettamente la rotta quando il “market mover” si è concretizzato.

Il problema è che, trattandosi di una bolla speculativa, l’inversione di rotta messa in atto dal mercato è stata repentina e molto dolorosa. Dai massimi toccati il 19 settembre 2018 l’indice delle “cannastocks” che Il Sole 24Ore ha elaborato usando i prezzi di mercato delle 50 maggiori società del settore ha perso oltre il 66%.

Ma le cose non vanno meglio negli Stati Uniti dove il consumo di marijuana è ormai legale in 11 Stati, dalla California alla capitale, Washington, mentre la sua assunzione come terapia medica è autorizzato in gran parte del Paese (33 Stati): il business del futuro nel quale centinaia di imprese avevano investito ingenti capitali si sta rivelando un flop. Nell’ultimo anno i maggiori gruppi che avevano investito in questo settore hanno perso i due terzi del loro valore. La battuta è facile: 35 miliardi di dollari andati in fumo.

Ma il flop della cannabis legale non è solo un problema di speculazioni finanziarie o di ritardi amministrativi nelle concessioni. Tanto in Canada quanto negli Stati Uniti il principale fallimento riguarda quella che era stata la principale motivazione alla base della campagna per la legalizzazione: eliminare il mercato nero. Spazzare via un intero settore dell’economia criminale creando al tempo stesso un nuovo settore economico legale che produce lavoro ed entrate fiscali.

Non è andata così e la fine del mercato criminale tramite la legalizzazione della cannabis si è rivelata una utopia: tanto in Canada quanto negli Usa la marijuana illegale continua a prevalere su quella che transita per i canali regolari. In sostanza il racket della droga si è dimostrato abile e reattivo nell’abbassare i costi del suo prodotto importato illegalmente, mentre la decriminalizzazione ha ridotto i rischi (una cosa è essere accusati di contrabbando ben altra essere incriminati per spaccio di sostanze potenzialmente mortali).

Oggi molti gruppi criminali creano centrali direttamente negli Usa e in Canada anziché appoggiarsi su strutture intermedie in Messico.

Gli Stati che hanno legalizzato la cannabis, poi, hanno deciso di applicare un’elevata tassazione come per altre attività «viziose», dal fumo al gioco d’azzardo. Risultato: negozi costretti a pagare molto per la loro licenza e che vendono un prodotto legale altamente tassato devono imporre prezzi che a volte sono addirittura un multiplo di quelli del mercato nero.

Se ti è piaciuto l'articolo condividilo su Facebook Twitter, sostieni Documentazione.info. Conosci il nostro servizio di Whatsapp e Telegram?