Alessandro Barbero, storico di SuperQuark, spiega l’inquisizione

di Redazione, 17/02/2020

Qual era il modus operandi dell’inquisizione? Davvero si trattò di una feroce caccia all’uomo per motivi religiosi? Il professor Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale e volto noto al pubblico della divulgazione storica di SuperQuark, spiega che in realtà quello dell’inquisizione “rispetto ai tribunali civili era estremamente moderato”.

Ospite nel ciclo di incontri Le ragioni del torto, al professor Barbero è stato chiesto, in riferimento al processo a Giordano Bruno: “Perché a un certo punto l’istituzione ecclesiastica reagisce in un certo modo?

Sicuramente sentire la storia di un tribunale che arresta qualcuno per le sue idee porta l’ascoltatore a parteggiare immediatamente per il perseguitato, ma bisogna considerare che secondo il professor Barbero “abbiamo un’immagine dei tribunali dell’inquisizione che è stata prodotta dai polemisti protestanti a partire dal ‘500, un’immagine pornografica di inquisitori che godono nel torturare donne nude”  

Il professor Barbero ha contestualizzato la nascita del tribunale dell’inquisizione, avvenuta “in una società integralmente cristiana”. La realtà storica dell’Inquisizione inizia nel Basso Medioevo, con l’aumento di persone che sanno leggere e scrivere e che si pongono come alternative all'interpretazione della fede in un mondo che si basa sull’insegnamento di “testi estremamente difficili da spiegare in maniera razionale”, l’Antico e il Nuovo Testamento.

Anche a causa di fenomeni oggettivamente pericolosi per la vita di molti, come l’eresia catara, i sostenitori della quale si lasciavano morire di fame credendo che la materia fosse malvagia, la Chiesa attiva l’inquisizione “in totale perfetta convinzione e buona fede”.

“Il tribunale dell’inquisizione opera con forme e tutele rigidissime: si impianta, convoca testimoni, verbalizza tutto (che poi è il motivo per cui noi conosciamo bene come funzionava un processo dell'inquisizione e meno un processo dello stato della stessa epoca), e il suo scopo non è bruciare la gente. Lo scopo del tribunale dell’inquisizione è spiegare bene a tutti che chi ha sbagliato deve chiedere scusa e pentirsi. Meglio se pubblicamente”.

Per questa ragione ordinariamente un processo dell’inquisizione si conclude con l’accusato che “confessa, chiede perdono a santa madre chiesa e fa una bella penitenza”.

Il professor Barbero ha quindi spiegato che “l’inquisizione era un tribunale che rispetto ai tribunali civili era estremamente moderato. Nei tribunali civili era normale torturare la gente [...]. Generazioni e generazioni di coltissimi magistrati fino al ‘700 hanno dato per scontato che si torturano gli imputati se non vogliono confessare. L’inquisizione in confronto tortura pochissimo e lo fa solo perché tutti i tribunali lo fanno”.

Inoltre, ha aggiunto Barbero, le torture degli inquisitori erano sottoposte a dei limiti indicati dal Papa: bisognava osservare dei giorni di riposo, doveva esserci un consulto medico e si poteva praticare solo per alcune ore al giorno.

Questo è il primo degli articoli estratti dal canale non ufficiale di Alessandro Barbero, curato da Fabrizio Mele e disponibile gratuitamente a questo link di Spotify. Nel canale sono raccolti i podcast degli interventi del professore.

Se ti è piaciuto l'articolo condividilo su Facebook e Twitter, sostieni Documentazione.info. Conosci il nostro servizio di Whatsapp e Telegram?