Papa Francesco, l'intervista e le unioni civili per i gay

di Raffaele Buscemi, 22 ottobre 2020

Nelle ultime 24 ore, su tutti i giornali del mondo, si sta titolando con frasi e parole simili a quelle dell'immagine qui sotto.

La bufera arriva dal documentario "Francesco" di Evgeny Afineevsky pubblicato il 21 ottobre 2020, che è composto anche dal montaggio di piccoli frammenti di un’intervista del maggio 2019 a una tv messicana. Tra questi ci sono quattro estratti, uno dei quali era stato tagliato ma che in qualche modo è finito nelle mani del regista del documentario, che sono stati assemblati insieme producendo, non sappiamo se volutamente o meno, una certa confusione nella comprensione esatta del pensiero di papa Francesco sull’argomento.

Nel video qui sotto potete vedere uno degli estratti che più ha fatto scalpore. Le parole sono queste: "las personas homosexuales tienen derecho a estar en la familia son hijos Dios. Tienen derecho a una familia, non se puede hechar de una familia a nadie ni hacerle la vida imposible por eso. Lo que tenemos que hacer es una ley de convivencia civil" [...]"tienen derecho a estar cubiertos legalmente". 

 

La frasi in realtà sono due e prese da punti diversi e lontani da loro di una stessa intervista, altre arrivano da altre interviste, e sono posizionate fuori contesto.

Per esempio "La Repubblica" le unisce e riassume così:

"Le persone omosessuali - dice - hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia.Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili". 


Se andiamo a vedere con attenzione possiamo scoprire che la prima parte si riferisce a una intervista rilasciata a una giornalista nel 2019 dove il Papa sta parlando dell'ingiustizia che vivono in molti stati del mondo le persone omesessuali che quando fanno coming out vengono allontanate dalle famiglie di origine e in alcuni stati anche incarcerate.
Quindi il diritto a essere IN una famiglia (non di farsi una famiglia) è chiaro ed è inserito nel solco del rispetto della dignità della persona. Inoltre nella stessa intervista il Papa dice anche varie altre cose, tra cui "è un'incongruenza parlare di matrimonio omosessuale". 

Nell'intervista la frase completa sarebbe

"Gli omosessuali hanno diritto a stare in famiglia, sono figli di Dio e hanno diritto a stare in famiglia. Non si può cacciare qualcuno dalla famiglia e rendergli la vita impossibile per questo. Quello che dobbiamo fare è una legge di coabitazione civile: hanno diritto di essere legalmente coperti. Io ho difeso questa cosa".

Il che ci sembra un ragionamento più che condivisibile. Il sottotitolo inglese che traduce "legge di coabitazione civile" con "civil union law" è già un errore e una manipolazione al tempo stesso. Pure depenalizzare l'omosessualità (in UK era reato fino agli anni 60, non bisogna andare in Africa per cercare leggi del genere) è creare leggi di convivenza civile.

Quello che succede nel dibattito occidentale è che spesso ci si pronvincializza pensando che il Papa parli per modificare le politiche interne dell'Italia o dell'Olanda o per mandare messaggi subliminali al parlamento spagnolo etc.

Il papa, in realtà, parla a tutto il mondo e in questo momento, nel mondo, sono molti di più gli stati in cui è un crimine essere gay che quelli in cui si parla di matrimonio omosessuale o di unioni civili. Ci sono moltissimi stati in cui essere gay prevede una condanna penale (qui una tabella) e moltissimi altri in cui l'omosessualità è stata depenalizzata solo di recente, ma c'è ancora un enorme stigma sociale. Le parole del Papa vanno viste in quest'ottica. 

La seconda parte invece, quella sulla "ley de convivencia civil", è presa da un'altra parte dell'intervista, molto successiva al passaggio precedente anche se "La Repubblica" e altri giornali mettono le due frasi in successione come se fossero parte della stessa preposizione.  Si riferisce a qualcosa di simile al testo unico sui diritti dei conviventi, non ha attinenza con il diritto di famiglia e pare scorretto tradurlo come un endorsement alle unioni civili.

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