L’evoluzione della famiglia in Europa

tratto dalla sintesi di www.ventosociale.it del “Rapporto sull’evoluzione della famiglia in Europa 2006” dell’IPF (www.ipfe.org), aprile 2007
L’Istituto di politica familiare, con sede a Madrid, ha pubblicato uno studio dal titolo “Rapporto sull’evoluzione della famiglia in Europa 2006”. Il rapporto evidenzia una crescente consapevolezza della necessità di tutelare la famiglia e la vita familiare.

Calo di matrimoni, aumento di figli fuori dal matrimonio e di divorzi
Le prime sezioni del rapporto affrontano il problema del declino della natalità e dell’invecchiamento demografico, per poi dare uno sguardo alla situazione del matrimonio. Negli anni 1980-2004, il numero dei matrimoni nei 25 Paesi membri dell’Unione europea è calato di più di 663.600 unità, nonostante un aumento di 31.1 milioni della popolazione. Nel 2003 l’età media del matrimonio per gli uomini era di 30 anni, mentre per le donne di 27,7 anni. Nel 1980 questi dati erano rispettivamente di 26 e 23,3 anni.

Un’altra tendenza è data dall’aumento nel numero dei figli nati fuori dal matrimonio. Non è possibile operare un paragone diretto tra i 25 Paesi UE in questo caso perché 10 di questi sono entrati solo di recente. Ma in 15 Paesi dell’UE, nel 1980, solo il 9,6% dei figli erano nati da donne single o da coppie non sposate. Mentre nel 2004 il dato è schizzato al 32,8%. La media per i 25 Paesi membri, per il 2004, è invece del 31,6%.

Questa media complessiva, tuttavia, cela le grandi diversità tra i singoli Paesi. In Svezia, le nascite fuori dal matrimonio si attestano al 55,4%, in Danimarca al 45,4%, in Francia al 45,2%, e nel Regno Unito al 42,3%. Grecia ed Italia fanno registrare dati relativamente bassi, rispettivamente al 4,9% e al 14,9%.

I divorzi, nel contempo, sono aumentati di circa la metà nel corso degli ultimi decenni. Dal 1990 al 2004, sono falliti più di 10 milioni di matrimoni in 15 Paesi dell’Unione europea, coinvolgendo più di 16 milioni di bambini.

Risorse insufficienti a sostegno delle famiglie
Per affrontare questi cambiamenti i governi stanno prestando maggiore attenzione alle esigenze delle famiglie, afferma il rapporto. Ma le risorse destinate ad aiutare le famiglie sono ancora piuttosto contenute. In media i governi europei spendono il 28% del prodotto interno lordo nel settore sociale, ma solo il 2,2% del Pil viene speso per la famiglia.

Anche in questo ambito vi sono notevoli differenze tra i Paesi. Una famiglia con due figli, in Lussemburgo, potrebbe ricevere in assistenza € 611 al mese. In Germania la cifra scende a € 308, e nel Regno Unito a € 270. Tra i 15 Paesi UE, i governi di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia sono quelli che spendono di meno per il sostegno familiare. Una famiglia con due figli in Spagna riceve solo € 49. Anche i nuovi Paesi membri dell’UE hanno bassi livelli di assistenza alle famiglie. Nella Repubblica ceca, una coppia con due figli riceve solo € 38, mentre in Polonia solo € 22.

I dati della BBC: la popolazione Usa raggiungerà quella europea
Il rapporto dell’Istituto non è l’unico a mettere in evidenza i problemi nelle politiche per la famiglia in Europa. A marzo la BBC ha pubblicato una serie di articoli sull’argomento.

In un articolo del 27 marzo si osserva che se talune previsioni sulla natalità dovessero essere confermate, la popolazione degli Stati Uniti, che ora è inferiore di 160 milioni di unità rispetto a quella dell’Unione europea, nel 2050 potrebbe averla raggiunta. Molti Paesi europei già attuano politiche per la famiglia, aggiunge la BBC, ma l’efficacia degli attuali incentivi rimane ancora tutta da verificare.

Politiche per la famiglia nei paesi del nord Europa
La Norvegia è un Paese che ha adottato misure significative per dare aiuto alle coppie. Le madri norvegesi possono godere di 12 mesi di assenza dal lavoro, con un’indennità dell’80% dello stipendio, secondo la BBC del 28 marzo. Anche i mariti possono assentarsi dal lavoro per prendersi almeno 4 settimane dopo la nascita del figlio.

Eppure, il tasso di fertilità norvegese, dell’1,8 figli per donna, sebbene sia alto rispetto alla media europea, risulta comunque inferiore al tasso necessario per assicurare un ricambio generazionale. Analogamente, la Svezia, le cui politiche assistenziali per la famiglia sono egualmente generose, ha un tasso di fertilità che si aggira sull’1,5 figli per donna.

Crisi della famiglia anche in Polonia
Persino la Polonia, dove i valori cattolici sono ancora prevalenti e dove circa due terzi della popolazione va a Messa la domenica, sta attraversando una crisi della famiglia. Il 29 marzo la BBC ha osservato che il tasso di natalità in Polonia, dell’1,23 bambini per donna, è tra i più bassi in Europa. In effetti la popolazione è crollata di mezzo milione di unità negli ultimi 6 anni.

Secondo la BBC, il cambiamento si deve solo in parte alle pressioni economiche. Le donne, invece di sposarsi in giovane età, stanno sempre di più affluendo alle università, con la prospettiva di iniziare a lavorare prima di mettere su famiglia.

Molte donne arrivano tardi alla maternità
Secondo quanto pubblicato il 31 marzo, nell’ambito della serie di articoli della BBC, il 10% delle donne di molti Paesi europei arrivano all’età di 45 anni senza ancora aver avuto figli. Molte di queste donne scelgono consapevolmente di rimandare il momento in cui mettere su famiglia, osserva Catherine Hakim, sociologa della London School of Economics.

La Hakim ritiene che il numero delle donne senza figli raddoppierà in molti Paesi, per arrivare al 20%, o al 30% in alcuni casi come quello della Germania. “La gente, del tutto consapevolmente, ha meno remore nel dire di volere uno stile di vita diverso”.

Proposte ai governi europei
L’ultima sezione del rapporto dell’Istituto di politica familiare contiene una serie di raccomandazioni ai governi per affrontare queste minacce alla famiglia. Tra le proposte:

L’Unione europea, in tutte le sue politiche, dovrebbe adottare un approccio che tenga conto della famiglia. Questo significa non solo promuovere una convergenza tra le politiche familiari dei Paesi membri, ma anche incoraggiare la tutela delle pari opportunità per tutte le famiglie, e l’eliminazione di qualsiasi discriminazione sulla base del numero dei figli, dei livelli di reddito o della distribuzione del reddito.

I governi dovrebbero aiutare i genitori ad avere i figli che desiderano, a fornire la necessaria assistenza in caso di crisi della famiglia, a riconoscere il diritto fondamentale dei genitori all’educazione dei figli, e ad aiutare quelle famiglie con bisogni particolari.

I governi dovrebbero potenziare l’assistenza sociale indirizzata alle famiglie ed assicurare un progressivo aumento degli stanziamenti in linea con l’inflazione. Dovrebbe esservi inoltre uno standard minimo per il congedo parentale e per l’assistenza alle famiglie che si prendono cura di parenti anziani.