«La Finanziaria maltratta la famiglia»

Il Foglio, 3 ottobre 2007
Roma. “Il 12 maggio scorso un milione e mezzo di persone ha invaso pacificamente piazza San Giovanni, a Roma”, inizia così la lettera aperta dei due portavoce del Family Day, Eugenia Roccella e Savino Pezzotta, al presidente del Consiglio Romano Prodi. Oggetto: la legge finanziaria appena varata dal suo governo. Quella piazza si riempì, scrivono i due portavoce, di persone non abituate a manifestare, “per ricordare che occorre difendere la famiglia, e che la politica non può continuare a ignorarne il ruolo centrale per la tenuta dell’economia, della coesione sociale, dell’educazione, dell’assistenza, della continuità generazionale, della solidarietà”

Richiesta di politiche audaci
Quella piazza, si  legge nella lettera, aveva una piattaforma politica chiara e semplice: “Il 12 maggio abbiamo chiesto politiche ‘audaci’ per la famiglia. Non era un aggettivo scelto a caso. Per rovesciare la situazione di crisi che si è creata grazie a decenni di noncuranza, sono necessarie scelte coraggiose”. Invece, e a Roccella e Pezzotta “dispiace dirlo”, segnali di questa audacia nella Finanziaria elaborata dal governo Prodi non ci sono.
Il giudizio è molto duro:  “La proposta varata dal Consiglio dei ministri è di corto respiro; e non si possono spacciare per politiche familiari provvedimenti che riguardano altro”.
L’accusa che i due portavoce del Family Day lanciano al governo è di pigrizia intellettuale e politica. “Non c’è bisogno di inventarsi nulla, si sa già cosa si può e si deve fare.

Le priorità
In tutta Europa, le politiche familiari si muovono nella stessa direzione:  prima di tutto, devono avere effetti sulla natalità.
Il crollo demografico italiano dovrebbe costituire la prima preoccupazione di un governo, se non altro perché nessuna riforma pensionistica può reggere, nel lungo periodo, a uno squilibrio tra giovani e anziani come quello che minaccia di crearsi in Italia.
In secondo luogo, devono produrre equità fiscale per le famiglie. Oggi costituire una nuova famiglia è un lusso, e ogni figlio incide drammaticamente sul bilancio di una coppia, sino al punto di spingere tante famiglie sotto la soglia della povertà.
Pensare politiche che abbiano al centro la famiglia vuol dire far sì che, a parità di reddito, chiunque abbia figli goda di consistenti vantaggi fiscali rispetto a chi non ne ha. Autorevoli economisti hanno dimostrato che buona parte delle provvidenze destinate ai ceti deboli (come l’aumento delle pensioni minime) non arrivano a destinazione, ma vengono attribuite a fasce sociali più ricche, proprio perché non si tiene conto del contesto in cui il singolo è inserito”.
La lettera si chiude con un consiglio esplicito: “Se davvero volete aiutare i deboli, avete una strada sicura: aiutate la famiglia”.