di Francesca Barbiero, Il Sole 24 Ore, 12 novembre 2007
Definizione di famiglia
Amore, verità, autenticità, convivenza: ma bastano davvero queste parole, da sole, a definire la famiglia? L'equazione, così comune oggi, non tiene conto che a fare la differenza sia la qualità della relazione, per quanto tempo e con quali effetti. In altri termini, individui che abitano sotto lo stesso tetto e percorrono un tratto di strada comune non possono chiamarsi, indistintamente e confusamente, famiglie.
La famiglia capitale sociale per il Paese
Il decimo «Rapporto sulla famiglia in Italia» che viene redatto ogni due anni dal Cisf, e che viene presentato oggi a Milano, anche questa volta non teme di prendere posizione. Sottolineare le diversità non vuoi dire discriminare. Ma Pacs, unioni civili, convivenze omosessuali e altre forme di aggregazione non sono riconducibili alla famiglia in quanto risorsa, capitale sociale, per il Paese. La famiglia ha bisogno, dunque, che sia «ri-conosciuta» come «valore aggiunto per la persona e la società».
Falsa rappresentazione
Il Rapporto esprime nove tesi di fondo, nove conclusioni-risposte sul tema dei confini della famiglia che sono state elaborate per conto del Cisf dal curatore Pierpaolo Donati. Ad accompagnare le tesi, nove contributi "esterni' su una serie ditemi: ad Andrea Bettetini, Francesco D'Agostino e Fabio Macioce i capitoli giuridirici; a Lucetta Scaraffia la parte storica; Franco Poterzio ha osservato le metamorfosi della famiglia; Giovanna Rossi e Donatella Bramanti hanno raccontato le comunità familiari; Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli le traiettorie migratorie. La relazione di Gabriele Pollini è sul valore della famiglia rispetto a lavoro, religione, tempo libero, amici e politica. Infine, due economisti, Luigino Bruni e Luca Stanca, hanno studiato il tasso di felicità in famiglia scoprendo che proprio nell'ambito familia-re c'è il maggior benessere per l'individuo.
Le famiglie normo-costituite che attendono risposte
Il Rapporto parte da una constatazione. La rappresentazione odierna della famiglia è fortemente falsata. La stragrande maggioranza della popolazione vive di fatto in una famiglia normo-costituita e si aspetta norme precise relative ai diritti-doveri verso di essa e tra i suoi componenti. Il paradosso è che, proprio mentre la famiglia perde i suoi tratti istituzionali, c'è chi rivendica l'etichetta di "famiglia" per stili di vita diversi. Si parla così di famiglia monosessuale e monogenitoriale. «Ma che senso ha - si legge nel Rapporto - rivendicare il riconoscimento dell'essere famiglia per una mera situazione di fatto o per un puro desiderio privato? Perché mai chiedere di essere riconosciuti come famiglia se si sostiene che si vive più felici senza sposarsi, senza fare differenze di gender, senza volere figli, o avendoli senza legami solidi e duraturi con il partner?».
Le coppie omosessuali
È il caso delle coppie omosessuali che chiedono un riconoscimento come famiglia. «I rapporti di ricerca empirica - si afferma nel volume - mostrano che le coppie omosessuali danno vita a relazioni radicalmente differenti da quelle delle coppie eterosessuali». Il rapporto elenca le differenze: le coppie omosessuali hanno in media una durata che è «una piccolissima frazione rispetto a quella delle coppie etero sposate»; chi vive in coppie omosessuali «sperimenta in media un numero di partner enormemente superiore a quello delle coppie sposate, anche se una piccola percentuale è monogama (almeno per un certo periodo)»; il loro impegno nella relazione tende a essere di durata breve o comunque limitata; le coppie omosessuali hanno «indici di mobilità dovuti al tipo di relazioni vissute che sono decisamente superiori a quelli delle altre coppie».
Bambini più felici
«Per quanto ciò possa sembrare poco credibile- afferma il Rapporto - i dati statistici indicano che la probabilità delle violenze intime nelle coppie omosessuali è decisamente superiore a quella che si registra nelle coppie eterosessuali. Per quanto riguarda i figli, si dimostra che i bambini cresciuti da un padre e una madre in famiglie tradizionali presentano livelli più elevati di felicità, salute, e successo rispetto ai bambini allevati da coppie omosessuali».
Diritti e doveri
Riconoscere la famiglia implica in sostanza sviluppare la cultura del riconoscimento. Ma come si fa a riconoscere la famiglia? La soluzione per una nuova responsabilità della famiglia e verso la famiglia è quella di creare due regimi giuridici: il regime dei diritti familiari e quello dei diritti personali. Il Rapporto è dunque esplicito nel dissentire da un riconoscimento giuridico allargato fuori dalla famiglia tradizionale. Secondo il Cisf, nelle coppie conviventi l'interesse è un interesse reciproco orizzontale tra due individui che non interviene nel rapporto tra le generazioni. Senza svalutare le convivenze e altre forme di vita in comune - sostiene il Cisf - «solo la famiglia come relazione di piena reciprocità tra i sessi e le generazioni crea quel valore aggiunto che le altre forme non creano, anzi consumano».
Amore, verità, autenticità, convivenza: ma bastano davvero queste parole, da sole, a definire la famiglia? L'equazione, così comune oggi, non tiene conto che a fare la differenza sia la qualità della relazione, per quanto tempo e con quali effetti. In altri termini, individui che abitano sotto lo stesso tetto e percorrono un tratto di strada comune non possono chiamarsi, indistintamente e confusamente, famiglie.
La famiglia capitale sociale per il Paese
Il decimo «Rapporto sulla famiglia in Italia» che viene redatto ogni due anni dal Cisf, e che viene presentato oggi a Milano, anche questa volta non teme di prendere posizione. Sottolineare le diversità non vuoi dire discriminare. Ma Pacs, unioni civili, convivenze omosessuali e altre forme di aggregazione non sono riconducibili alla famiglia in quanto risorsa, capitale sociale, per il Paese. La famiglia ha bisogno, dunque, che sia «ri-conosciuta» come «valore aggiunto per la persona e la società».
Falsa rappresentazione
Il Rapporto esprime nove tesi di fondo, nove conclusioni-risposte sul tema dei confini della famiglia che sono state elaborate per conto del Cisf dal curatore Pierpaolo Donati. Ad accompagnare le tesi, nove contributi "esterni' su una serie ditemi: ad Andrea Bettetini, Francesco D'Agostino e Fabio Macioce i capitoli giuridirici; a Lucetta Scaraffia la parte storica; Franco Poterzio ha osservato le metamorfosi della famiglia; Giovanna Rossi e Donatella Bramanti hanno raccontato le comunità familiari; Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli le traiettorie migratorie. La relazione di Gabriele Pollini è sul valore della famiglia rispetto a lavoro, religione, tempo libero, amici e politica. Infine, due economisti, Luigino Bruni e Luca Stanca, hanno studiato il tasso di felicità in famiglia scoprendo che proprio nell'ambito familia-re c'è il maggior benessere per l'individuo.
Le famiglie normo-costituite che attendono risposte
Il Rapporto parte da una constatazione. La rappresentazione odierna della famiglia è fortemente falsata. La stragrande maggioranza della popolazione vive di fatto in una famiglia normo-costituita e si aspetta norme precise relative ai diritti-doveri verso di essa e tra i suoi componenti. Il paradosso è che, proprio mentre la famiglia perde i suoi tratti istituzionali, c'è chi rivendica l'etichetta di "famiglia" per stili di vita diversi. Si parla così di famiglia monosessuale e monogenitoriale. «Ma che senso ha - si legge nel Rapporto - rivendicare il riconoscimento dell'essere famiglia per una mera situazione di fatto o per un puro desiderio privato? Perché mai chiedere di essere riconosciuti come famiglia se si sostiene che si vive più felici senza sposarsi, senza fare differenze di gender, senza volere figli, o avendoli senza legami solidi e duraturi con il partner?».
Le coppie omosessuali
È il caso delle coppie omosessuali che chiedono un riconoscimento come famiglia. «I rapporti di ricerca empirica - si afferma nel volume - mostrano che le coppie omosessuali danno vita a relazioni radicalmente differenti da quelle delle coppie eterosessuali». Il rapporto elenca le differenze: le coppie omosessuali hanno in media una durata che è «una piccolissima frazione rispetto a quella delle coppie etero sposate»; chi vive in coppie omosessuali «sperimenta in media un numero di partner enormemente superiore a quello delle coppie sposate, anche se una piccola percentuale è monogama (almeno per un certo periodo)»; il loro impegno nella relazione tende a essere di durata breve o comunque limitata; le coppie omosessuali hanno «indici di mobilità dovuti al tipo di relazioni vissute che sono decisamente superiori a quelli delle altre coppie».
Bambini più felici
«Per quanto ciò possa sembrare poco credibile- afferma il Rapporto - i dati statistici indicano che la probabilità delle violenze intime nelle coppie omosessuali è decisamente superiore a quella che si registra nelle coppie eterosessuali. Per quanto riguarda i figli, si dimostra che i bambini cresciuti da un padre e una madre in famiglie tradizionali presentano livelli più elevati di felicità, salute, e successo rispetto ai bambini allevati da coppie omosessuali».
Diritti e doveri
Riconoscere la famiglia implica in sostanza sviluppare la cultura del riconoscimento. Ma come si fa a riconoscere la famiglia? La soluzione per una nuova responsabilità della famiglia e verso la famiglia è quella di creare due regimi giuridici: il regime dei diritti familiari e quello dei diritti personali. Il Rapporto è dunque esplicito nel dissentire da un riconoscimento giuridico allargato fuori dalla famiglia tradizionale. Secondo il Cisf, nelle coppie conviventi l'interesse è un interesse reciproco orizzontale tra due individui che non interviene nel rapporto tra le generazioni. Senza svalutare le convivenze e altre forme di vita in comune - sostiene il Cisf - «solo la famiglia come relazione di piena reciprocità tra i sessi e le generazioni crea quel valore aggiunto che le altre forme non creano, anzi consumano».