La Repubblica, 21/10/05
Vorrebbero un giardino. La libertà dell'aria e della corsa. Una bici per iniziare a sentirsi grandi. Gli amici, un parco, un cortile, le macchinine da telecomandare più forte che si può, le Barbie da vestire, svestire, pettinare e sgridare, in quel copione immaginario di favole e storie che compone il baule dei sogni di ogni bambino, e non c'è videogioco che tenga. Se volete farli felici regalategli una bambola, un peluche, un trenino elettrico, una scatola di costruzioni, perché, sorpresa, i bambini italiani sono veloci e abili con la tecnologia, si sfidano alla Playstation, adorano i cellulari, ma poi confessano (72%) che la vera libertà è quella di giocare "fuori", e la vera sofferenza è quella di non poterlo fare, perché 1) il tempo è brutto 2) i genitori hanno paura 3) perché ci sono troppi compiti.
È davvero piena di notizie inedite e di novità la ricerca "Duracell Toy Survey 2005", il capillare sondaggio sui gusti e le passioni dei bambini europei che ogni anno l'Npd Group, istituto di ricerca specializzato nel mercato dei giochi, realizza per la multinazionale delle "pile", raccogliendo desideri di genitori e figli, colti nel momento delicato che si nasconde dietro un regalo, per chi lo fa e chi lo riceve, soprattutto se il destinario è un ragazzino in quella fase di vita che va dall'infanzia alla preadolescenza e il dono è comunque un linguaggio dell'amore e magari anche un po' del senso di colpa.
La ricerca disegna con le cifre una ludoteca immaginaria in cui giocano 900 bambini di nove paesi dai 5 agli 11 anni, e il primo dato forte che emerge è che i baby italiani non sono affatto così videodipendenti e sedentari come noi crediamo, e che all'ipertecnologia preferiscono i giochi tradizionali, mentre i loro coetanei olandesi e tedeschi hanno messo il passato in cantina e dividono il loro spazio del gioco tra computer e vita all'aperto. In quei paesi il clima non è certo temperato come il nostro, eppure si gioca fuori, e invece i bimbi italiani se ne stanno quasi sempre chiusi in casa, e il parco, il giardino, ma anche la strada sono diventati oggetti del desiderio quasi quanto la Playstation di ultima serie, o le Barbie sempre più accessoriate che continuano ad avere il primo posto nonostante l'invasione delle Bratz, delle Witch, e delle Winx. I bimbi italiani però hanno un primato: ben il 16% di loro desidera possedere un cellulare, un risultato unico in tutta Europa, anzi, il telefonino, il più interattivo possibile, è al terzo posto nelle richieste di regali per il prossimo Natale nella fascia d'età dai 9 agli 11 anni. "Questi numeri - commenta la psicoterapeuta Maria Rita Parsi - ci raccontano quanto sia innaturale il mondo in cui crescono i bambini, costretti a sognare un parco, che è come dire sognare la libertà. Sono la dimostrazione che la tecnologia è, in parte, una dipendenza indotta, e anche il telefonino, non fatevi ingannare, è sì un desiderio di omologazione e di consumo, ma è anche la manifestazione dell'iper controllo dei genitori, che non ci sono, sono fuori e si sentono tranquilli soltanto se i figli sono in casa, lontani da pericoli e pedofili, e se escono dal recinto domestico devono essere raggiungibili sempre e dovunque".
Perché gli orchi metropolitani sono in agguato, ma il dato positivo è che da queste parti la tradizione regge, e per fortuna, aggiunge la Parsi "ci sono ancora tanti bambini che hanno i nonni o i parenti al paese, e possono sperimentare quell'ebbrezza dell'andarsene in giro da soli che in città sempre più ostili è diventato un lusso".
Se ci sono cose che è difficile comprare, e la Parsi ci ricorda che il miglior dono per un bambino è il tempo che gli si dedica, guai far mancare ai ragazzini doni e gadget nelle feste doc, tipo 25 dicembre, compleanno, il primo dente che cade, o una pagella buona, ricorrendo finché sono piccoli al mistero dei "portatori" che siano la Befane, il Coniglio o Babbo Natale. I genitori italiani, poi, non badano a spese, e la stima della ricerca Duracell è che nel prossimo Natale ogni famiglia spenderà 118 euro in giocattoli, destinando circa 6,3 doni a bambino, contro i 107 euro della media Ue, dove i genitori più sobri sono i Belgi che si limiteranno ad un budget di 62 euro per ogni figlio. A dettare mode, gusti e consumi ai bimbi europei ci pensano naturalmente la televisione (per il 42%) e il passaparola tra gli amici, vero ingrediente di ogni successo.
di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 21.10.05