I giovani in Italia sono sempre più poveri

di Priscilla Muro, 20 novembre 2017

I giovani sono più poveri dei loro genitori. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Caritas 2017. Oltre al fatto che la povertà in Italia è raddoppiata negli ultimi dieci anni, 1 giovane su 10 (fascia d'età 18-34 anni) vive in condizioni di povertà assoluta ed è a rischio di esclusione sociale. 

 

Quanti sono i poveri giovani in Italia?

La media dei paesi UE di cittadini dagli 0 ai 17 anni a rischio povertà è del 26,4% (dati  Eurostat). In Italia è del 32,8%: circa tre milioni di giovani sono poveri. Per comprendere meglio quanti sono i giovani poveri in Italia, basti pensare che la percentuale italiana è più vicina alla Grecia (37,5%) che alla media dei paesi UE. In Italia circa 1 milione 290mila di minori vive in povertà assoluta, mentre 2 milioni 297mila si trovano in condizione di povertà relativa. I poveri giovani in Italia non sono colpiti solo dalla povertà materiale: il risultato è lo scivolamento in un’inevitabile povertà educativa che influenza negativamente le possibilità del minore di costruirsi un futuro umano e professionale felice.

Come vivono i minori in stato di povertà in Italia?

Nel 2015 più di 5 milioni di minorenni (54,6%) non hanno potuto parrtecipare a una vacanza fuori casa di almeno quattro notti consecutive. Nel 2008 i giovani che non potevano permettersi una vacanza di questo tipo rappresentavano il 39,5% della popolazione minorile. Un indicatore di questi effetti a lungo termine riguarda anche il livello medio di istruzione: solo l'8% degli italiani tra i 25 e i 34 anni con genitori non diplomati (scuola secondaria superiore) ottiene un titolo di laurea, mentre la media OCSE sulla stessa categoria è del 22%. 

 
Quali sono i criteri con cui si indica la povertà?

Nel rapporto vengono spiegati quali sono i criteri che determinano la povertà che colpisce circa 17 milioni di individui in Italia. Per essere definito povero, un cittadino deve vivere almeno 4 di questi 9 disagi materiali:

 

1. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;

2. non poter sostenere una spesa imprevista (il cui importo, in un dato anno, è pari a 1/12 del valore della soglia di povertà rilevata nei due anni precedenti);

3. non potersi permettere un pasto proteico (carne, pesce o equivalente vegetariano) almeno una volta ogni due giorni;

4. non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa;

5. non potersi permettere un televisore a colori;

6. non potersi permettere una lavatrice;

7. non potersi permettere un’automobile;

8. non potersi permettere un telefono;

9. essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito.

Nell'ultimo decennio la percentuale di persone in stato di povertà assoluta si è quasi triplicata: tra il 2005 e il 2016 è passata dal 3,9% al 12,5% della popolazione. 

 

Che cos’è il Reddito di inclusione (REI)?

Il REI è il primo assegno universale contro l’indigenza in Italia e integrerà il reddito familiare entro una determinata soglia. A questo scopo nella legge di stabilità 2016 è stato creato il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, pari a circa 1,8 miliardi di euro annui. Il Reddito d’Inclusione prevede l’assegnazione di un sostegno mensile garantito per le famiglie che soddisfino particolari requisiti.

Tra le condizioni necessarie per richiedere il REI, vi è la presenza all’interno della famiglia di almeno un figlio minore o disabile, oppure una donna in stato di gravidanza accertata o di una persona disoccupata con almeno 55 anni di età. Per quanto riguarda la condizione economica, “le famiglie richiedenti devono avere un ISEE non superiore a 6.000 euro e un valore reddituale dell’ISEE, rapportato alla scala di equivalenza (ISRE) non superiore a 3.000 euro”.

Sul sito dell’Istat è possibile calcolare la soglia di povertà assoluta di una famiglia a seconda del numero e dell’età dei componenti, della ripartizione geografica e dei prezzi correnti, disponibili dall’anno 2005 al 2016.

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