Conviventi? Per necessità ma non per scelta

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di Alessandro Cristofari, 3 aprile 2012

Dal Rapporto CISF (Centro internazionale studi famiglia)  emerge il dato interessante che, in Italia, la maggior parte delle convivenze è per necessità e non tanto per scelta di vita.

Anche se sono in aumento le forme di unione alternative al matrimonio il Rapporto fa sapere che occorre distinguere: le coppie che scelgono la convivenza come stile di vita sono tra il 20 e il 30 per cento delle coppie non sposate. La maggior parte invece, circa 70 per cento di chi convive, si sente “costretto” alla convivenza perché il futuro è incerto, il lavoro è precario e non c’è una casa. Sono coppie che non si oppongono al matrimonio, ma lo rimandano, magari
 mettendo al mondo dei figli nel frattempo, in attesa di condizioni economiche migliori.

“La famiglia è una risorsa per la società se non ci si allontana dal
 modello della coppia uomo-donna con i loro figli” dice Pierpaolo Donati, sociologo e curatore del Rapporto in un’interessante intervista in cui ha commentato i risultati. Lo Studio ha preso in esame un campione di 3.500 persone, rappresentativo della popolazione italiana. Mettendo in evidenza come non tutte le forme di aggregazione sono uguali: “Oggi sembra prevalere nell’opinione pubblica l’idea che tutte le forme di famiglia siano più o meno equivalenti e tutte positive, purché ci sia affetto - dice Donati - La verifica è stata fatta sul piano empirico, continua il sociologo, con un’analisi molto complessa di tutta la vita famigliare (vita di
coppia, relazioni genitori-figli, capitale sociale, rapporto famiglia-lavoro)”.

La famiglia “aggregativa” e la famiglia “risorsa”

Lo Studio definisce coppie “aggregative” quelle formate da individui che si mettono insieme e testano, fanno l’esperimento, cercando di
trovare uno stile di vita affettivo di convivenza quotidiana. Questo tipo di unioni crea precarietà e porta a una società atomizzata in cui l’individuo è più autonomo ma anche più isolato e fragile. La famiglia, invece, non è un aggregato, ma un fenomeno di natura relazionale. Diventa una “risorsa” per la società a patto di essere ampia e stabile, “generativa”: quanto più la coppia è impegnata su un progetto di vita comune, tanto più ha figli, che poi saranno nuove leve per la società. “Le famiglie «risorsa» - dice Donati - sono una minoranza, circa un terzo delle famiglie italiane”. 

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Commenti

Ho potuto osservare come il "non essere sposati legalmente" ma vivere solo in "coppia di fatto" offre vantaggi dal punto di vista dei tickest sanitari (per l'esenzione o meno si fa riferimento al
reddito famigliare e non del singolo coniuge!). Risultare "madre nubile" offre un maggior punteggio in diverse graduatorie.
E' classico il caso di uno dei due che gode di una pensione indiretta o di reversibilità; anche tutti i due possono trovarsi in quella situazione di vantaggio.
Se poi sorgono problemi è più semplice lasciarsi di comune accordo, senza lunghi e costosi processi di separazione, divorzio e/o annullamento rotale.
Pertanto occorre semplificare tante cose per favorire la costituzione di famiglie con matrimoni regolari in modo di avere le certezze giuridiche e evitare confusioni.