Più aiuti fiscali contro il declino demografico

di Luca Antonini, Formiche n.16 giugno 2007
Agli ultimi posti per tasso di natalità in Europa, ai primi posti tra i Paesi più esposti all'invecchiamento. Queste le conseguenze di una legislazione fiscale che in Italia grava ancora troppo sulle famiglie. Sempre più Paesi scelgono nuove misure di aiuti diretti. Perché non ci pensa anche l'Italia?

Quanto costa un figlio in Italia
Dati recenti (il Libro bianco sul Welfare dei 2003) stimano intorno ai 140/170 mila euro la spesa che una famiglia sostiene per mantenere, istruire ed educare un figlio fino alla maggiore età. Si tratta quindi di una spesa che oscilla tra i 7.700 e i 9.400 euro all'anno. Il fisco italiano riconosce però una detrazione annua pari solo a 800 euro, che equivale ad un abbattimento dell'imponibile di poco più di 3.000 euro per figlio a carico. In altre parole, il fisco italiano riconosce molto meno della metà della spesa effettivamente sostenuta e tassa (meglio: "tartassa") i genitori sul resto, come se questi soldi (dagli 80 ai 90 mila euro) fossero rimasti nelle casse domestiche o fossero stati spesi per soddisfare esigenze voluttuarie, come acquistare un cavallo o un motoscafo di lusso, e quindi fiscalmente irrilevanti.
Si tratta di una palese violazione del principio di capacità contributiva dell'art. 53 della Costituzione, la cui formulazione fu voluta dai costituenti proprio per salvaguardare quella quota di reddito necessaria al mantenimento personale e familiare. La capacità contributiva, ovvero la capacità di concorrere alle spese pubbliche, inizia infatti solo dopo aver assolto a queste primarie esigenze della vita. Si tratta di un dato evidente, che ad esempio da tempo ha dettato la linea della Corte costituzionale tedesca, grazie alla quale oggi in Germania si possono dedurre fino a 15 mila euro annui per ogni figlio a carico.

In Germania si è pronunciata la Corte costituzionale
E' utile precisare che queste affermazioni non riguardano solo i contribuenti ricchi, ma tutti: anche un operaio che pur fatica ad arrivare a fine mese è costretto a pagare imposte sul reddito come se i soldi che ha speso per mantenere, vestire, educare i figli li avesse ancora in tasca. Si tratta di un paradosso inaccettabile, cui si contrappongono le lucide affermazioni della Corte costituzionale tedesca: "Al fisco è precluso attingere ai mezzi economici indispensabili al mantenimento dei figli nello stesso modo con cui attinge ai mezzi utilizzati per la soddisfazione di esigenze voluttuarie"; "Il legislatore fiscale deve rispettare la decisione dei genitori di avere figli e non può obiettare loro l'evitabilità dei figli allo stesso modo con cui obietterebbe l'evitabilità di altri costi per la conduzione della vita".

Penultimi per natalità, secondi per invecchiamento
Non deve meravigliare se il nostro Paese si colloca, riguardo al tasso di natalità, al penultimo posto in Europa, e al secondo posto nella classifica internazionale dei Paesi più esposti all'invecchiamento. Si stima, infatti, che per il solo effetto dell'invecchiamento della popolazione l'incidenza sul pil della spesa sanitaria italiana passerà dal 5,5% al 7,2% nei prossimi 50 anni. Si tratta di un dato da considerare attentamente, perché la bassa natalità rappresenta un freno alla produttività e allo sviluppo, un gravame sulle spalle delle future generazioni, una condizione generatrice di diseconomie esterne. Ad esempio, se il tasso di natalità del nostro Paese, nell'arco dei prossimi dieci anni, ritornasse nella media europea, la struttura della popolazione ridiventerebbe più larga, con effetti positivi crescenti sul mercato del lavoro come sul sistema dell'assistenza e della previdenza.

Ripensare le politiche per la famiglia
Un'adeguata politica per la famiglia costituisce quindi un crocevia necessario dell'intera politica economica e ne rappresenta un indicatore attendibile di successo. Occorre però precisare che di fronte a un graduale declino possono essere sufficienti misure altrettanto graduali, mentre di fronte a declini bruschi e rapidi della natalità, come lo shock demografico senza precedenti che ha interessato l'Italia negli ultimi anni, sono invece necessari - lo ha recentemente notato Campiglio - interventi altrettanto robusti e di segno contrario, cioè shock compensativi di politica economica. Da questo punto di vista, l'Italia è rimasta troppo a lungo inerte, a differenza di quanto hanno fatto Paesi vicini come Germania e Francia, che hanno adottato politiche di sostegno alla famiglia molto incisive, sia sul piano fiscale che su quello delle assegnazioni. Eurostat ha, infatti, evidenziato che nel 1999 l'incidenza della spesa per "famiglia e bambini" - rispetto al totale della spesa per protezione sociale - era pari all'8,5% circa nella media Ue, contro appena il 3.8% in Italia.

Spesa pubblica per la famiglia in Europa
Nel 2000, inoltre, la spesa pubblica indirizzata a favore della famiglia rappresentava, in Italia, solo lo 0,9% del pil contro il 3,7 in Danimarca, il 3,4 in Svezia e Lussemburgo, il 3 in Germania e il 2,7 in Francia. In Italia è quindi urgente uno shock compensativo: da questo punto di vista, le iniziative che potrebbero produrre un effetto di compensazione al declino della natalità potrebbero svilupparsi su due livelli: quello degli aiuti e quello fiscale. Quest'ultimo deve essere considerata la via maestra per una situazione come la nostra perché favorisce la dignità personale evitando di trasformare una persona che avrebbe risorse - se il fisco non gliele sottraesse indebitamente - in un "assistito".

Diverse proposte per intervenire: gli USA
Sul piano degli aiuti, da considerare però una scelta di second best, una nuova e interessante misura è comunque rappresentata dal Baby Bond, per ora poco diffuso ma sempre più al centro dell'agenda politica di diversi Paesi. Riguardo alle proposte nate negli Usa, è interessante segnalare quella di Ackermann-Ascott (The Stakeolders Society, 1999, New Haven, Yale University Press), che suggeriscono di attribuire una "dotazione" iniziale di 80 mila dollari a ogni cittadino statunitense che abbia raggiunto i 21 anni e conseguito il diploma di scuola media superiore: tale dotazione sarebbe finanziata da una tassa pari al 2% della ricchezza del Paese, consentendo così a (quasi) tutti i giovani adulti di iniziare la loro vita professionale con un minimo di ricchezza uguale per tutti. La proposta è in gran parte orientata a favorire l'investimento nell'istruzione universitaria e a quindi valorizzare il capitale umano. La proposta Boshara (The 6.000 $ Solution, in The Adantic Monthly, 1,2003) è diretta invece ad assegnare - secondo un modello analogo al Ctf britannico - una dotazione di 6.000 $ ad ogni neonato. Fra le proposte italiane si ricorda quella di Massimo Livi Bacci di attribuire un contributo annuo statale di 4.000 euro - che corrisponde, con un realistico tasso di interesse, a circa 50.000 euro dopo 18 anni - su un conto intestato alla nascita di ogni nuovo nato. I genitori potrebbero attingere dal fondo fino a un determinato ammontare (50%) per le spese di educazione. Al compimento della maggiore età, l'intestatario diventerebbe titolare del conto ed avrebbe la possibilità di utilizzarne l'ammontare entro un certo numero di anni, allo scadere dei quali inizia la restituzione con una lunga rateizzazione.

In Canada
Nel solco più tradizionale s'inseriscono invece il sistema canadese del Ncb (National Child Benefit), che assegna alle famiglie un assegno mensile che può arrivare, per quelle a basso reddito, anche fino a 7.000 $ all'anno, così come il sistema francese che prevede l'erogazione di un assegno alla nascita di 800 euro, versato al settimo mese di gravidanza, e, a partire dalla nascita, un contributo di 160 euro al mese fino al compimento dei tre anni del bambino. In Francia, peraltro, è inoltre previsto un ulteriore contributo rivolto a permettere ai genitori di continuare a svolgere un'attività professionale, ricorrendo ad un'assistente materna o ad un asilo. Un contributo alternativo viene invece corrisposto ai genitori che, nel periodo della piccola infanzia, decidono di sospendere l'attività lavorativa: ammonta a 340 euro al mese che si aggiungono ai 160 euro dell'assegnazione di base e si prolunga per i primi sei mesi dalla nascita.

Gran Bretagna
In ogni caso, ad oggi, le principali e specifiche realizzazioni del Baby Bond esistono in Gran Bretagna e a Singapore. Il Baby Bond inglese consiste in 250 sterline - 500 per le famiglie con redditi inferiori a 13.480 sterline all'anno - che il governo assegna per l'apertura di un fondo fiduciario chiamato Child Trust Found (Ctf) per ogni bambino neonato dopo il 1° settembre 2002. In questo modo si crea un fondo per ogni nuovo nato, il cui valore dovrebbe raggiungere 2000-5000 sterline all'età di 18 anni. Peculiare ed opportuna caratteristica del Baby Bond inglese è che i genitori non possono utilizzare le somme prima del diciottesimo anno di età: viene quindi salvaguardata la sua destinazione a favore esclusivo di costituire una opportunità di ingresso in società a favore del nuovo nato. E' opportuno peraltro segnalare che il governo inglese ha anche deciso di stanziare risorse extra per garantire l'apertura delle scuole dalle 8 del mattino alle 6 di sera al fine di accudire in maniera adeguata i figli dei genitori che lavorano e promuovere un piano di sgravi fiscali e di incrementi salariali fino a 50 sterline la settimana che i genitori-lavoratori dovranno destinare alla cura dei bambini, assieme ad un programma nursery-education gratuita per i bambini di 3 e 4 anni con un massimo di 15 ore settimanali.

Singapore, esempio da imitare
A Singapore - definita da alcuni come la nazione più innovativa del pianeta riguardo alla spesa sociale è stato lanciato nel 2001 il Baby Bonus che accorda alle famiglie, alla nascita del secondo figlio, 500 $ più un importo annuale equivalente per 5 anni. Per il terzo figlio, l'importo viene raddoppiato, raggiungendo così alla fine dei cinque anni l'importo di 6.000 $. A queste assegnazioni si aggiungono quelle del Children's Development Account (Cda) che integrano i risparmi dei genitori diretti ai figli per un totale di 1.000 $ per il secondo figlio e 2.000 $ per il terzo. I genitori gestiscono entrambi i fondi e possono utilizzarli - a differenza del Ctf inglese - per qualsiasi spesa necessaria per la cura e lo sviluppo del bambino.