Lo Ius primae noctis è una fake news medievale, parola di Alessandro Barbero

di Tommaso Cardinale, 14 aprile 2020

Lo Ius primae noctis è davvero esistito o si tratta di una bufala medievale?
Davvero nel medioevo un signore feudale poteva giacere a buon diritto al posto del suo suddito con la sposa contadina? La risposta è no, e il professor Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale e volto noto al pubblico della divulgazione storica di SuperQuark, spiega come è possibile dimostrare che lo Ius primae noctis è una fake news medievale.

Durante il Moby Dick Festival di Terranuova Bracciolini il professor Barbero è intervenuto sul tema dello Ius primae noctis: “Sembrerebbe che sia impossibile fare un romanzo o un film sul Medioevo senza tirarci dentro lo Ius primae noctis”. Per esempio, il romanzo La Cattedrale del mare, ambientato nella Catalogna medievale, inizia proprio da uno Ius primae noctis. Come riporta il professor Barbero, nel romanzo il signore feudale “trascina la sposina in casa e la violenta, e tutti i contadini fuori tutti annichiliti ma immobili, perché quello è un diritto e il padre dello sposo gli spiega Il signore ha diritto di giacere con le mogli dei suoi servi nella prima notte di nozze”.

L’altra opera di finzione citata dal professor Barbero per spiegare da dove viene l’idea dello Ius primae noctis nella cultura pop è Braveheart di Mel Gibson:

“Perché gli scozzesi si ribellano contro lo sfruttamento del malvagio re d'Inghilterra? Non gli basta il fatto che il re d'Inghilterra è malvagio e sfruttatore? Nemmeno per idea, ci vuole qualcosa di più, pensano gli sceneggiatori. E che cosa mai può muovere quell'ignorante del Medioevo a ribellarsi?” La restaurazione dello Ius primae noctis. 

Nel suo intervento il professor Barbero ha sottolineato come in moltissimi paesi italiani i miti fondazionali sono legati a una rivolta del popolo contro il signore feudale che esigeva lo Ius primae noctis. 

La prima menzione dello Ius primae noctis è della fine del 400, ma è un artificio retorico per lamentarsi dei secoli precedenti, come già raccontato dal professor Barbero al Festival della mente di Sarzana, un avvocato cuneese scrisse una storia della città, e parlò, al passato remoto, dei “Bui vecchi tempi”. Per giustificare la fondazione della città, operata da un gruppo di contadini in fuga da un despotico signore vicino, fra le tantissime cause individua il “privilegio concesso” al signore del villaggio di deflorare le donne, e in particolar modo le giovani spose.

Non esiste alcuna citazione dello Ius primae noctis in opere medievali 

Questa è infatti la prima stranezza riguardo questo Ius primae noctis, il fatto che non se ne parli in nessuna opera medievale, nemmeno in quelle di finzione. Barbero rileva infatti che in Italia conosciamo bene il “Boccaccio, ma in tutti i paesi europei la letteratura medievale è ricca di novelle poemetti, scherzi, barzellette, incentrate sul sesso, il sesso viene esplorato in tutte le forme”: storie di donne che scoprono che il marito è omosessuale, storie di parroci che insidiano le mogli dei loro parrocchiani, mogli che esigono di essere soddisfatte dai mariti inadempienti eccetera eccetera. Ma “Non c'è un solo testo medievale che racconti di avventure sessuali dove centri lo Ius primae noctis”.

Oltre alla produzione letteraria, ci si potrebbe aspettare qualche menzione dello Ius primae noctis nei numerosi testi che riportano le cause tra i contadini e i signori feudali. Come spiega il professor Barbero, i contadini, quando venivano sfruttati dai loro signori, si lamentavano in maniera più o meno accesa a seconda della circostanza. Per esempio, nel caso in cui la legge della signoria imponeva alle eredi femmine di non poter ereditare ciò che apparteneva ai genitori. In quei casi si potevano verificare diversi scenari, dal più pacifico al più violento.

In molti casi i contadini decidono di procurarsi un avvocato o di appellarsi a un potere superiore (un duca, un re) che possa dirimere legalmente la questione. Queste operazioni hanno lasciato moltissime tracce documentali, perché i processi che ne scaturivano prevedevano “tonnellate di verbali ed i memoriali degli avvocati in latino in cui i contadini spiegano per filo e per segno tutto quello che nella Signoria a loro non sta più bene”. Per quanto riguarda lo Ius primae noctis, “non c'è un solo caso in cui sia menzionato nell'elenco infinito dei contadini contro i signori”.

Un’altra causa di questa tradizione “postuma” sullo Ius primae noctis sono, secondo Barbero, i giuristi del Rinascimento e dell’età moderna, “la gente più credula che si possa immaginare. Leggevano i documenti e li capivano a modo loro”. Per esempio, secondo alcuni di questi l’imposta chiamata culagium (che in realtà è una derivazione francese della parola collecta), sarebbe una specie di Ius primae noctis.

Una tassa della prima notte che non è lo Ius primae noctis

Come altri luoghi comuni sul medioevo, non è possibile immaginare come lo Ius primae noctis potesse esistere in una società interamente cristiana. Barbero cita quindi il caso dei borghesi di Amiens, che “accettano di pagare una certa somma al loro Vescovo per riscattare la tassa della prima notte”. Ma questa tassa della prima notte non ha nulla a che vedere con lo Ius primae noctis come viene inteso in Braveheart o nella Cattedrale del mare. Nella città di Amiens infatti il vescovo aveva disposto che l’unione sessuale tra marito e moglie sarebbe avvenuta solo nella terza notte di nozze, come “fioretto” per sottolineare come il matrimonio cristiano fosse un’unione tra anime e non solo tra corpi. Alcuni borghesi ottennero di convertire questo fioretto in una tassa, per poter liberamente consumare il matrimonio la prima notte di nozze.

Il professor Barbero ha concluso il suo intervento citando 1984 di Orwell, nel quale si dice che “nei libri di storia che raccontavano il passato, l'orribile passato dei tempi del capitalismo, si diceva anche che a quei tempi c'era una cosa chiamata lo Ius primae noctis. Era una legge per cui ogni capitalista aveva il diritto di andare a letto con tutte le operaie nelle sue fabbriche”. 

Questo è il quarto degli articoli estratti dal canale non ufficiale di Alessandro Barbero, curato da Fabrizio Mele e disponibile gratuitamente a questo link di Spotify. Nel canale sono raccolti i podcast degli interventi del professore.

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