La Chiesa cattolica in Giappone

di Francesco D'Ugo, 22 novembre 2019

Quanti sono i cattolici in Giappone? Come riporta sul suo blog Piero Gheddo, storico missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), i fedeli cristiani cattolici giapponesi sono appena lo 0,35% di 128 milioni di abitanti: ovvero circa 440mila persone

 

Dal momento che papa Francesco è in viaggio per incontrare, dopo essere passato per la Thailandia, i fedeli giapponesi, vediamo insieme un po’ di storia della Chiesa cattolica in Giappone

La comunità cattolica giapponese è, come abbiamo visto, molto esigua e il suo percorso è stato fino ad oggi tortuoso, essendo passato per un lungo periodo di persecuzione. 

L’arrivo dei cristiani in Giappone 

Sul sito della Conferenza episcopale Giapponese è possibile trovare una dettagliata cronologia della Chiesa cattolica in Giappone

La nascita della prima comunità cristiana coincide con l’arrivo di San Francesco Saverio nel 1549. Da quel momento, la Chiesa visse un periodo, anche se molto breve, di larga diffusione. Infatti i primi missionari, con il permesso delle autorità, predicavano liberamente e, nel nel 1613 (anno in cui già da qualche anno il cristianesimo era bandito), la Chiesa arrivava a contare circa 220mila fedeli. Tra questi, secondo la cronologia della conferenza episcopale giapponese, vi erano persone di ogni estrazione, dalla gente comune ad alcuni daimyo, ovvero signori feudali dell’epoca, e samurai. Inoltre furono costruite chiese e anche fondato un ospedale.

Ma poco più tardi le cose cambiarono. Infatti un editto del 1587 da parte Toyotomi Hideyoshi, potente daimyo che stava portando a termine un progetto di unificazione del Giappone, bandì la religione cristiana dal territorio dando inizio a una lunga era di persecuzioni. Infatti fino al 1873, anno in cui, secondo la nostra cronologia, la proscrizione del cristianesimo fu abolita, i cristiani furono costretti a vivere nascosti per evitare ritorsioni. Per più di 200 anni, dunque i fedeli cattolici divennero kakure kirishitan (隠れキリシタン) ovvero “cristiani nascosti”. 

Le persecuzioni e i martiri giapponesi

Nei più di 200 anni in cui la religione cristiana è stata proibita in Giappone, sono stati tanti gli episodi di persecuzione e martirio. Il più famoso è il primo, ovvero quello dei 26 martiri di Nagasaki, 

Questo episodio avvenne in seguito a un’escalation di eventi che avvenne circa dieci anni dopo l'editto di Toyotomi Hideyoshi, che nel 1587 lo promulgò nel tentativo di espellere tutti i cristiani e i missionari (principalmente gesuiti e francescani) dal Giappone.

Il giorno 12 luglio 1596 si verificò un incidente, noto come Incidente della San Felipe, nel quale la nave spagnola San Felipe naufragò sulle coste del Giappone. Il comandante della nave allora, come riporta la Cambridge History of Japan, per impressionare gli agenti di Hideyoshi, da cui erano stati fermati, riguardo la potenza del proprio paese, raccontò loro che per prendere possesso di nuovi territori l’Impero spagnolo si serviva dei missionari per convertire al cristianesimo i popoli che voleva conquistare, in modo da piegarli più facilmente in un secondo momento. Anche se un’altra versione della storia non dà nessuna colpa all’ingenuo comandante, l’esito è raccontato univocamente: Hideyoshi sarebbe stato molto infastidito e una pesante ritorsione si abbattè nei confronti dei cristiani.

Il 5 febbraio 1597, 26 cristiani nella città di Nagasaki di cui 6 francescani, 3 gesuiti e 17 laici giapponesi furono brutalmente uccisi (vennero crocifissi e trafitti da lance in cima a una collina), segnando il primo di una lunga serie di martiri. 

La Chiesa ricorda anche altri cristiani che dai primi del 1600 in poi furono uccisi per via della loro fede. Anche questi erano fedeli di ogni estrazione sociale: c’era gente comune, donne, bambini, nobili e samurai. Nel 2008, infatti, 188 martiri (di cui appena 4 erano sacerdoti e uno un religioso) sono stati beatificati a Nagasaki da un inviato di papa Benedetto XVI. 

I cristiani hanno poi potuto tornare finalmente allo scoperto nel 1873, quando l’editto fu finalmente abolito dall’imperatore giapponese Meiji.

Qui alcune statistiche con gli ultimi dati aggiornati (risalgono al 2012) sulla Chiesa cattolica giapponese prese dal sito della Conferenza Episcopale. 

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