Francesco Lana de Terzi, il gesuita padre dell’aereonautica

di Redazione, 25 febbraio 2021

Francesco Lana de Terzi nacque il 10 dicembre 1631 a Brescia da genitori di famiglia patrizia. Nel 1647 entrò nei gesuiti a Roma, venendo ordinato sacerdote nel 1661.

Francesco Lana de Terzi è considerato il padre dell’aereonautica. Dall'autunno del 1654 all'estate del 1658 fu a Terni, nel locale collegio gesuitico, come maestro del corso letterario.

I suoi studi si concentrarono sulle esperienze sul vuoto e di osservazioni barometriche. Nel 1665 si recò su due alture vicino Brescia e utilizzando il barometro di Torricelli verificò i mutamenti della pressione in funzione dell'altitudine.

La sua opera più nota è “Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'arte maestra”, un saggio di filosofia e “magia” naturale pubblicato nel 1670. Per Francesco Lana de Terzi la magia naturale è una disciplina che nello schema del sapere si trova accanto alla fisica, e viene intesa come arte sperimentale e operativa (una sorta di meccanica applicata ante litteram).

Il “Prodromo” è noto soprattutto per il progetto di "nave volante", descritto nel sesto capitolo dal titolo: “Fabbricare una nave, che cammini sostentata sopra l’aria, a remi e a vele, quale si dimostra poter riuscire in prattica”.

In realtà il progetto illustrato nel saggio non fu messo in pratica, ma poiché i principi fisici e matematici che fondavano il progetto erano validi, il gesuita Francesco Lana de Terzi è considerato uno dei padri dell’aeronautica (il primo aereplano arrivò più di 200 anni dopo il “Prodromo”, nel 1903).  

Il merito principale che il mondo scientifico ha riconosciuto a Francesco Lana de Terzi è quello di essere stato il primo teorico ad aver applicato alla navigazione aerea il principio di Archimede, ovvero lo stesso che consente alle navi di galleggiare sull'acqua e che nel 1783 permetterò ai fratelli Montgolfier di lanciare l'aerostato.

Un altro grande merito di Francesco Lana de Terzi è aver ideato un alfabeto per non vedenti che non avesse la pretesa di imitare la scrittura per vedenti (come i sistemi allora esistenti). L’alfabeto per non vedenti proposto dal gesuita si basava su un sistema di linee in rilievo, percepibili quindi al tatto. Anche se non ebbe grandissimo successo, fu la base per l’invenzione del Braille, che inserì l’elemento dei punti in rilievo.

Fonti: Treccani, Galileum Autografi.

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