FAAC, impresa italiana di successo di proprietà di un'arcidiocesi

di Tommaso Cardinale, 7 maggio 2021

È possibile per una diocesi fare impresa? Sì, è quanto accade con la ditta di cancelli automatici FAAC. All’apparenza una ditta come tante altre, questa impresa di Bologna ha la peculiarità di essere stata ereditata proprio dall’arcidiocesi del capoluogo emiliano.

Uno dei modi in cui una diocesi può entrare in possesso di un bene materiale è ricevendolo come eredità mortis causa: nel 2012 Michelangelo Manini, unico figlio del fondatore della Faac, muore lasciando il 66% dell’azienda di famiglia all’arcidiocesi di Bologna, oltre alle sue proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. 

Tra il 2012 e il 2015, dopo aver risolto un contenzioso con i parenti di Manini e dopo aver rilevato da un’azienda francese il restante 34% della proprietà, la Faac diventa al 100% di proprietà dell’arcidiocesi di Bologna.

La crescita della Faac sotto la guida dell’arcidiocesi

Sebbene sia di proprietà dell’Arcidiocesi, la società non è gestita direttamente dall’arcivescovo o da un gruppo di sacerdoti: sin dall’inizio l’allora arcivescovo, il cardinale Caffarra, nominò un gruppo di professionisti laici come guide operative della Faac

Il proprietario della società, ovvero l’Arcidiocesi, oltre a poter disporre il veto sulle decisioni più strategiche, è sostanzialmente un tutore morale dell’impresa, e si occupa di vigilare affinché vengano rispettati i principi della Dottrina Sociale della Chiesa: il rispetto della persona intesa come immagine di Dio, la ricerca del bene comune, l’attuazione della sussidiarietà e l’invito alla partecipazione. Questi principi si ritrovano infatti anche nel codice etico della Faac.

Nel concreto questi principi sono declinati nell’azienda attraverso una grande attenzione al welfare dei dipendenti: ogni lavoratore gode di una polizza sanitaria aggiuntiva, mentre i figli dei 500 dipendenti assunti in Italia possono usufruire di tre settimane di campo estivo gratuito. 

Come riassume l’attuale Arcivescovo di Bologna, il cardinale Zuppi, “L’attenzione alla persona deve regolare il lavoro, e non viceversa”.

La gestione “cristiana” di un’azienda è efficace?

Ma questa gestione “cristiana” dell’azienda è un bene per le casse dell’impresa? Sì, e i numeri parlano chiaro: dal 2012 sl 2020 il fatturato è raddoppiato, da circa 300 a 600 milioni di euro e i dipendenti sono passati da meno di 1500 a 3300, con oltre 50 società acquisite in 26 Paesi e otto siti produttivi.

I ricavi che non vengono investiti nello sviluppo dell’azienda (circa 5 milioni di euro all’anno) sono destinati alle casse dell’arcidiocesi, che li “spende” interamente per opere di carità, come il dormitorio per i senza fissa dimora di Bologna. 

Con l’aggravarsi della pandemia l’arcidiocesi ha potuto, anche grazie alla sana crescita della Faac, predisporre un vero e proprio ammortizzatore sociale per chi si è ritrovato in difficoltà economiche, chiamato Fondo di San Petronio: a fronte di una richiesta debitamente compilata per verificare la necessità della situazione, possono essere erogati dalla diocesi 400 euro al singolo, 500 euro alla coppia, 600 euro alla coppia + 1 figlio, 700 euro alla coppia + 2 figli, 800 euro alla coppia + 3 figli. 

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