
I Rotoli del mar Morto, finora datati tra il III secolo a.C. e il II secolo d.C, si sono rivelati più antichi del previsto. A rivelarlo uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Plos One dal team di Mladen Popović dell'Università di Groningen (Paesi Bassi) al quale ha partecipato anche l'Università di Pisa.
I Rotoli del mar Morto sono una raccolta di pergamene che si trovano nel deserto a est di Gerusalemme sulla riva del mare da cui prendono il nome. Sono circa 930 e rappresentano la più grande collezione manoscritta di testi del periodo del Secondo Tempio ritrovati nella zona di Giuda.
Tra i Rotoli, è stato ritrovato ogni libro della Bibbia ebraica tranne che quello di Ester. Questi testi erano considerati il prodotto di una comunità di Esseni che vivevano nelle vicine rovine di Qumran tra il III secolo a.C. e il II secolo d.C. La ricerca pubblicata dall'Università di Groningen sembra, però, aver svelato la vera età di questi manoscritti.
A rendere possibile l’analisi e la datazione di questi testi millenari è stata anche l'intelligenza artificiale:
“L’intelligenza artificiale, la datazione al radiocarbonio e la chimica in generale stanno andando di pari passo per scoprire nuove verità sulla datazione dei Rotoli del mar Morto, - dichiara Maria Perla Colombini, professore ordinario di chimica analitica presso l’Università di Pisa - con una precisione veramente grande, che va da 30 a 50 anni”.
Le analisi, condotte su 135 dei quasi 1000 rotoli del mar Morto, hanno permesso di attribuire due frammenti dei libri biblici di Daniele e dell'Ecclesiaste a un'epoca compatibile con quella dei loro presunti autori.
I manoscritti redatti in scrittura di tipo asmoneo, tradizionalmente datati tra il 150 e il 50 a.C., risalgono in realtà al periodo compreso tra il 175 e il 150 a.C.; analogamente, quelli in scrittura erodiana erano già in uso alla fine del II secolo a.C., e non a metà del I secolo a.C., come ritenuto finora.
I frammenti sono stati sottoposti ad un trattamento di pulizia che ha rimosso possibili contaminanti che avrebbero alterato la datazione al radiocarbonio. L’impiego dell’intelligenza artificiale, opportunamente addestrata, ha poi garantito un’elevata affidabilità dei nuovi risultati.
“Questa è una procedura sistematica che può essere applicata a qualsiasi tipo di manoscritto. - afferma Ilaria Degano, professore associato di chimica analitica presso l'Università di Pisa - E in tutta questa procedura la chimica è fondamentale per riuscire ad andare a indagare quelle verità che rimangono nascoste ma che possono essere tirate fuori e darci una nuova visione delle nostre conoscenze e del nostro passato”.
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