Recensione: Cinque dimostrazioni dell'esistenza di Dio

di Matteo Casarosa, 11 dicembre 2017

Un nuovo libro esplora gli argomenti filosofici per l'esistenza di Dio. In Five Proofs of the Existence of God (tradotto: “Cinque dimostrazioni dell'esistenza di Dio”), Edward Feser, già autore di Aquinas (A Beginner's Guide ) e Scholastic Metaphysics: A Contemporary Introduction, spiega e difende quelli che a suo parere sono i cinque argomenti più convincenti per l'esistenza di Dio.

Nel libro Feser spiega il significato di questo titolo così ambizioso: quelle da lui proposte non sono da intendersi come dimostrazioni nel senso della matematica, cioè come argomenti a priori che sviluppano semplicemente ciò che è implicitamente contenuto nelle definizioni (come la definizione di Dio), sono invece argomenti deduttivi che partono da premesse riguardanti l'esperienza del mondo la cui verità dovrebbe risultare evidente, come l'esistenza del cambiamento, l'esistenza di alcune verità immutabili, o il fatto che ogni oggetto dell'esperienza sia composto a sua volta di vari oggetti e caratteristiche.

L'autore è un flosofo ex-ateo che attorno al 2001 si è convertito al teismo su basi puramente filosofiche, per poi diventare cattolico qualche anno più tardi. Da allora è stato autore di vari libri di critica all'ateismo contemporaneo ed in difesa della filosofia di aristotele e degli autori cristiani medievali, in particolare San Tommaso d'Aquino.

I cinque argomenti sulla dimostrazione dell'esistenza di Dio presentati nel libro sono ispirati a cinque diversi nomi della storia della filosofia, ovvero Aristotele, Plotino, Sant'Agostino, San Tommaso d'Aquino e Leibniz. Il libro contiene delle sezioni apposite dedicate a spiegare perché l'essere di cui i vari argomenti son intesi a provare l'esistenza dovrebbe avere quegli attributi, come l'onnipotenza e l'onniscienza, che sono attribuiti a Dio dalle principali religioni. Vi è infine una parte conclusiva del libro in cui si risponde alle critiche che talvolta sono rivolte alla riflessione filosofica su Dio in generale.

L'argomento aristotelico

Il primo argomento non è altro che la famosa Prima Via di Tommaso d'Aquino, che a sua volta è ispirata ad un argomento di Aristotele. L'argomento si basa sull'esistenza del cambiamento delle cose nel mondo, e sull'idea che ogni cosa per mutare ha bisogno di qualcos'altro che la cambi. A partire da queste ed alcune altre premesse, si arriva alla necessità di un ente immutabile che sia responsabile del cambiamento di tutte le altre cose, e di questo ente, detto anche Motore Immobile, vengono poi considerate le caratteristiche, concludendo che debba essere tra le altre cose onnipontente, onnisciente ed eterno. Feser difende l'argomento da alcune interpretazioni che lo vorrebbero dipendente da alcuni principi della fisica aristotelica confutati dalla scienza moderna. L'autore difende ad esempio la visione per cui ogni cambiamento è un passaggio da ciò che è potenziale a ciò che è attuale, e su questa base afferma che, ad esempio, il fatto che un corpo possa viaggiare in linea retta senza che una forza agisca su di esso non significa che un potenziale possa diventare attuale senza che qualcosa lo attualizzi, perché i concetti di potenza e atto sarebbero più generici dei concetti della fisica come quello di forza.

L'argomento neoplatonico

Il secondo argomento è mutuato dalla filosofia dei neoplatonici, ed in particolare di plotino. L'idea alla base dell'argomento è che ogni cosa composta (di vari oggetti o anche solo di varie proprietà) necessita di qualche cosa al di fuori di sé stessa che realizzi e mantenga l'unità delle sue parti. Si arriva quindi ad affermare l'esistenza di un ente perfettamente semplice che sia la causa dell'unità di tutto ciò che è composto di parti. Anche qui una parte del capitolo è dedicata a spiegare perché identificare questo essere semplicissimo con Dio per come è concepito comunemente.

L'argomento agostiniano

Questo terzo argomento, tratto da Sant'Agostino, parte dall'esistenza di alcune verità immutabili, come quelle della matematica e della logica. Di conseguenza, viene sostenuto che le cose a cui queste proposizioni fanno riferimento, come la triangolarità, la perpendicolarità, o i numeri (che in filosofia vengono detti universali) devono a lor volta esistere in maniera immutabile ed eterna. Ma esistere in che senso? Vengono valutate varie alternative, come il platonismo, per il quale gli universali esisterebbero di per sé stessi, o il realismo aristotelico per il quale esisterebbero soltanto negli intelletti delle persone umane e nelle cose che li esemplificano, ed entrambe queste opzioni vengono scartate. La soluzione corretta viene indicata da Feser in quello che lui chiama realismo scolastico, per il quale gli universali esistono, oltre che nelle cose contrete e negli intelleti delle persone, anche in un intelletto eterno ed immutabile che è causa delle cose stesse. Dal momento che gli aspetti intellettivi dell'ente a cui si riferisce questo argomento vengono trattati direttamente, come anche la sua eternità ed immutabilità, l'autore presegue motivando perché l'essere che è descritto in questo argomento dovrebbe essere buono ed onnipotente.

L'argomento tomistico

Il quarto argomento è ripreso da San Tommaso d'Aquino. In esso si argomenta che nessuna delle cose dell'esperienza quotidiana esiste necessariamente. Un animale, o un albero, ad esempio, potrebbero benissimo non esistere. Tuttavia esistono, e questa loro esistenza devono averla ricevuta da qualcos'altro, e questo qualcos'altro da qualcos'altro ancora, e così via fino ad un ente che ha l'esistenza di per sé, senza averla ricevuta da qualcos'altro, ma semplicemente in virtù di ciò che è.

L'argomento leibniziano

Il quinto ed ultimo argomento è simile al quarto, in quanto si basa sul fatto che ogni cosa, per esistere, necessita di una ragione sufficiente per la propria esistenza. Il cosiddetto Principio di Ragione Sufficiente espresso da Leibniz viene però reinterpretato in maniera da non escludere la contingenza delle libere scelte degli esseri razionali, o la libertà di Dio nel decidere di creare piuttosto che non creare, o ancora alcuni fenomeni della meccanica quantistica che sembrano essere inteterministici. Viene poi esclusa la possibilità di una regressione infinita di enti che siano ognuno ragione sufficiente dell'esistenza del precedente (anche nel primo, nel secondo e nel quarto argomento viene comunque affrontata la questione della regressione infinita attraverso il concetto di causa strumentale), in particolare viene presentata una analogia proposta dallo stesso Leibniz: se un libro di geometria fosse stato ricopiato da un altro libro, e questo a sua volta da un altro, e così via all'infinito, questo non costituirebbe una ragione sufficiente dell'esistenza del libro, ma anzi ci sarebbe bisogno di di una causa che spieghi l'esistenza dell'intera serie di manoscritti. Infine viene argomentato che l'ente che ha in sé stesso la ragione sufficiente della propria esistenza, a cui questo argomento punta, dovrebbe avere tutte le caratteristiche attribuite a Dio.

Risposte alle obiezioni alla teologia naturale

In un'ultima sezione del libro Feser affronta varie obiezioni all'esistenza di Dio ed agli argomenti proposti per sostenerla. Ad esempio, il cosiddetto problema del male, cioè la difficoltà di conciliare l'esistenza di Dio con l'esistenza del male e della sofferenza, viene affrontato in maniera non del tutto usuale. Feser afferma, seguendo Tommaso d'Aquino, che Dio avrebbe pututo, volendo, creare soltanto esseri umani che, pur essendo liberi, non avrebbero mai scelto di peccare (viene quindi rifiutata la popolare Difesa del Libero Arbitrio, che baserebbe l'esistenza del male sull'impossibilità da parte di Dio di evitare il peccato di creature libere), e tuttavia viene notato che soltanto in presenza del peccato e della sofferenza sono possibili alcuni beni come il perdono e la compassione, e che quindi Dio può certamente permettere quei mali in vista di questi beni. Viene infine notato come alcuni argomenti per l'esistenza di Dio siano stati distorti fino a renderli irriconoscibili. Ad esempio, l'argomento “tutto ha una causa, quindi Dio esiste” non è neanche simile agli argomenti classici per l'esistenza di Dio, ed infatti non è mai stato proposto da alcun filosofo teista, ma è piuttosto un argomento fantoccio la cui lunga storia, che va da Hume a Richard Dawkins passando per Betrand Russell è stata ricostruita da Norris Clarke in un articolo del 1970.

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