Popolazione mondiale: il boom è finito, previsioni di calo

di Stefano Grossi Gondi, 24 febbraio 2015

Dopo cinquecento anni di crescita costante, alla fine di questo secolo la popolazione mondiale comincerà a calare in modo irreversibile. Lo scrive lo studioso Usa George Friedman, direttore della rivista di geopolitica Stratfor, partendo dal dato del tasso di fecondità. Come è noto, al di sotto dei 2,1 figli per donna, la popolazione di un paese scende. È il problema più volte paventato per il mondo occidentale, quasi tutto sotto questa quota (l'Italia è all'1,38, secondo dati delle Nazioni Unite) ma che è destinato ad allargarsi anche a paesi più poveri.

Il declino della popolazione sta già avvenendo in proiezione e sta avvenendo in tutto il mondo. Infatti, secondo l'articolo, l'esplosione demografica globale sta già finendo e in quasi tutte le società, da qui a qualche anno, dalle più povere alle più ricche, il tasso di natalità per ogni donna inizierà a diminuire sensibilmente. Secondo le previsioni di Friedman entro la fine del secolo in pochissimi paesi il numero di figli per donna supererà il 2.1, ovvero il numero di "sostituzione" che mantiene stabili le popolazioni. Aggiungendo i progressi della medicina si prospettano società sempre più vecchie.

Un processo irreversibile e inevitabile - dice Friedman - dovuto principalmente al processo di urbanizzazione, che rende i bambini economicamente onerosi per le famiglie.

Poi c'è il noto problema della sostenibilità delle pensioni: nei prossimi decenni un numero sempre più basso di lavoratori (fascia d'età dai 15 ai 64 anni) dovrà sostenere una massa sempre più ampia di ultrasessantacinquenni, come dimostra la figura qui sotto (che indica la quantità di over 65 per ogni 100 lavoratori. Come si vede dall'immagine alcuni stati europei e il Giappone già presentano un forte squilibrio)

Una soluzione a questi squilibri potrebbe arrivare dallo spostamento di popolazione dai paesi che ne hanno ancora in abbondanza, ma la storia del processo di immigrazione nei paesi occidentali (Europa e Giappone in particolare) non lascia sperare in una integrazione facile a breve termine.

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