Papa Francesco non ha cambiato il Padre Nostro

di Tommaso Cardinale, 6 dicembre 2017
Nelle ultime ore molti quotidiani online hanno diffuso la notizia: Papa Francesco vuole cambiare il Padre Nostro in italiano, la preghiera insegnata direttamente da Gesù agli apostoli. L'edizione digitale del Corriere della Sera nel catenaccio recita: «Dio non ci induce in tentazione, la traduzione è sbagliata», venendo meno a una regola base dell'informazione, quello dell'attribuzione delle giuste parole (anche riguardo allo Ius Soli era già successa una cosa simile). 
 
Il Padre Nostro in italiano deve essere cambiato?
 
Papa Francesco, intervistato all'interno di una trasmissione di TV2000, ha sostenuto che «questa è una traduzione non buona» riferendosi alle parole "Non indurci in tentazione"(l'Huffington Post ha pubblicato ieri, 5 dicembre 2017, il video di una parte dell'intervista che andrà in onda questa sera, 6 dicembre 2017). 
 
La preghiera del Padre Nostro in italiano non può essere cambiata da papa Francesco, poiché è già stata cambiata dalla CEI nel 2008, con la pubblicazione di una traduzione aggiornata della Bibbia, nella quale si legge, nel capitolo 6 del vangelo di Matteo, al versetto 13: "e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male".
 
Nel Padre Nostro in italiano Dio vuole che soffriamo?
 
Sebbene alcuni abbiano sottolineato la novità interventista delle parole di papa Francesco, in realtà le osservazioni del pontefice sono perfettamente in linea con la tradizione della Chiesa Cattolica, soprattutto la più recente. La quarta sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica è dedicata interamente alla preghiera del Padre nostro. Nel punto 2846 si legge:
 
Questa domanda (non ci indurre in tentazione) va alla radice della precedente, perché i nostri peccati sono frutto del consenso alla tentazione. Noi chiediamo al Padre nostro di non "indurci" in essa. Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa: "non permettere di entrare in", [Cf Mt 26,41] "non lasciarci soccombere alla tentazione". "Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male" (Gc 1,13); al contraro, vuole liberarcene.
 
Nel 2007, un anno prima della pubblicazione dell'edizione aggiornata della Bibbia, Benedetto XVI aveva espresso chiaramente questo stesso concetto nel suo libro Gesù di Nazareth. Tra le pagine 192 e 197 approfondisce la questione della richiesta Non indurci in tentazione
 
Le parole di questa domanda sono di scandalo per molti: Dio non induce certo in tentazione! [...] Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del Padre nostro deve essere così racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall'altro, appunto, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo ingrado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani.
 
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