La vecchia Europa, sempre più vecchia

di Stefano Grossi Gondi, 25 maggio 2015

Le previsioni demografiche per i paesi dell'Unione europea destano qualche preoccupazione. Nel 2050 saremo poco di più (quasi il 5%) e con una più alta percentuale di anziani. Bello da una parte - l'aspettativa di vita degli uomini salirà ad 84,8 anni (+7,1) e quella delle donne ad 89,1 anni (+6) - problematico dall'altra: se adesso ogni pensionato sta idealmente sulle spalle di 4 lavoratori, nel 2050 "verrà portato” da soltanto 2 lavoratori.

Questi dati provengono dall'Ageing Report 2015 promosso ogni 3 anni dalla Commissione europea.

La popolazione dei Paesi Ue avrà nel 2050 un picco di 526 milioni (nel 2013 eravamo 507 milioni) per poi calare nel 2060 a 523 milioni. Un trend di decrescita che riguarderà tutto il mondo e del quale abbiamo parlato qui. In questa mappa interattiva si può vedere il dettaglio dei Paesi: per l'Italia è prevista una crescita del 10%. I tassi di fecondità aumenteranno leggermente, ma rimanendo sempre al di sotto del tasso di sostituzione. Popolazione sempre più anziana, quindi, ed ecco la previsione choc: il rapporto tra gli over 65 e la popolazione da 15 a 64 anni dovrebbe crescere dal 27,8% al 50,1%.

Riguardo al mondo del lavoro, il tasso di occupati (fascia di età 20-64 anni) dovrebbe crescere, secondo il Rapporto, dal 68,4% del 2013 al 72,2% del 2060, ma allo stesso tempo dovrebbe diminuire di 9 milioni il numero degli occupati, a causa dell'invecchiamento della popolazione.

Il Rapporto Ue ha descritto l'impatto demografico sul mercato del lavoro distinguendo tre periodi (vedi anche la tabella):

- 2007-2011 - lo sviluppo demografico è ancora di supporto alla crescita

- 2012-2022 - la crescita del tasso di occupazione compensa il declino della popolazione in età lavorativa

- dal 2023 in poi - prende il sopravvento l'invecchiamento della popolazione e diminuiscono sia la popolazione in età lavorativa che il numero dei lavoratori.

 

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