Ricerca Usa: gli effetti negativi dei matrimoni ritardati

di Stefano Grossi Gondi, 21 marzo 2013

Negli Stati Uniti si preoccupano per le conseguenze sociali dell'innalzamento dell'età media di chi si sposa, arrivata ai massimi storici (29 anni per gli uomini, 27 per le donne). La notizia arriva dal National Marriage Project, una ricerca dell'Università della Virginia ripresa da vari media come l'Huffington Post.

I problemi maggiori sorgono per i non laureati, la maggior parte dei quali hanno avuto il primo figlio prima del matrimonio, e che si ritrovano con stipendi mediamente più bassi di qualche tempo fa. Questa tendenza nella working-class americana ha determinato una crescita della povertà e problemi per i figli.

Il 48% dei primogeniti nasce negli Usa da donne non sposate: per loro sono più frequenti esperienze di instabilità familiare, fallimenti negli studi e problemi psicologici.

I figli di coppie di fatto hanno tre volte in più la possibilità di vedere i genitori dividersi, rispetto ai figli di coppie sposate.

E chi non si sposa sta peggio: la ricerca dice che tra di loro prevalgono la depressione e l'alcolismo, insieme a livelli più bassi di soddisfazione rispetto alle coppie sposate.

L'unica categoria che almeno in parte ha tratto vantaggi dal ritardo del matrimonio è quella dei laureati, che hanno potuto accedere a lavori maggiormente remunerati.

Da questi dati risulta chiaro perché il 91% dei giovani statunitensi intervistati pensano che la stabilità economica debba precedere le nozze.

E pensando ai più recenti dati Istat sull'Italia forse ci dovremmo preoccupare anche un po' noi: l'età media di chi si sposa è 34 anni per gli uomini e 31 per le donne (circa sette anni in più rispetto al 1975).