La cultura contraccettiva fa crescere il numero degli aborti

Zenit, 16 ottobre 2006

Il rapporto del ministro
Lunedì 9 ottobre il Ministro della Sanità Livia Turco ha presentato il bilancio 2005 della legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza. 

Secondo i dati riportati, sono stati quasi 130 mila gli aborti legali nel 2005, più quelli clandestini stimati intorno ai 20 mila (per il 90% al Sud). Molto alto il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza tra le immigrate, più del 27% del totale, oltre uno ogni quattro. 


Il Ministro ha riconosciuto che eventuali “colloqui con le madri salverebbero il 5% delle vite, ma i consultori sono carenti d’organico”. 



Commenti delle associazioni pro-vita
Immediato il commento negativo da parte del Forum della Associazioni Familiari, dell’Associazione “Scienza & Vita” e del Movimento per la Vita, attraverso la voce dei loro Presidenti, che hanno definito “agghiaccianti” le cifre della relazione 2005 sulla legge 194. 

Secondo Giuseppe Giacobbe (Forum della Associazioni Familiari), Maria Luisa di Pietro (Associazione “Scienza & Vita”) e Carlo Casini (Movimento per la Vita) non è accettabile parlare di riduzione del numero di aborti, perché ogni anno è “come se sparisse una città grande quanto Rimini o Ferrara”. 



Mancano alcuni dati per avere il numero reale di aborti
I tre Presidenti hanno inoltre lamentato la mancanza di dati sulla “cosiddetta contraccezione di emergenza, un aborto precocissimo, o l’aborto fai da te con il Cytotec”. Se si aggiungessero questi dati il numero reale “verrebbe quasi raddoppiato”, hanno affermato. 



Molto criticata anche la considerazione del Ministro, secondo cui l’utilizzo della pillola abortiva Ru-486 ridurrebbe il numero complessivo degli aborti. 

Per indagare su come la cultura contraccettiva influenzi il numero degli aborti, ZENIT ha intervistato il dottor Renzo Puccetti, specialista di medicina interna e Vicepresidente dell’Associazione “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno. 



Il Ministro della Salute Livia Turco ha sostenuto che “nei Paesi in cui da oltre un decennio viene impiegato l'aborto medico – quello con i farmaci come la pillola RU-486 –, in aggiunta al tradizionale metodo chirurgico, non si è avuto un maggior ricorso all'interruzione di gravidanza, come taluni hanno paventato”. E' vero? Qual è il suo parere in proposito? 


Puccetti: L'unica pubblicazione che si sia occupata dell'argomento ha per autori ricercatori del Guttmacher Institute, un ente assai vicino alla Planned Parenthood Federation la maggiore organizzazione abortista in America. 

L'articolo, pubblicato nel 2002, prendeva in esame il tasso di abortività in Francia, Gran Bretagna e Svezia, i paesi con più lunga esperienza di aborto farmacologico, concludendo che l'introduzione della pillola abortiva non aveva determinato variazioni significative nel ricorso all'interruzione di gravidanza. Una più estesa ed aggiornata revisione dei dati la cui pubblicazione è in itinere ha fornito risultati opposti. In Francia l'aborto rimane stabilmente sopra la terribile cifra di 200.000 ogni anno e rispetto al 1990, anno in cui l'aborto farmacologico era agli albori, l'incremento in termini assoluti è di quasi seimila aborti ogni anno. In Inghilterra e Galles dopo l’introduzione della pillola abortiva l’incremento del tasso di abortività è stato del 15%, passando da 15,5 aborti ogni 1.000 donne in età fertile a 17,8. In Scozia l’aumento è stato di oltre il 30% (da 9,1 a 11,9). Solo in Svezia si è assistito ad una lievissima riduzione, inferiore all’1%; è da rilevare peraltro che nel paese scandinavo il ricorso all’aborto negli ultimi anni è in crescita (oltre l’11% dal 1999). 

Nella nostra ricerca abbiamo esteso la valutazione ad altri paesi europei in cui la RU 486 è stata introdotta da minor tempo ed abbiamo scoperto che da quando la pillola abortiva è stata legalizzata solamente in Danimarca (-5%) e Norvegia (-2%) l’aborto si è leggermente ridotto; negli altri paesi esaminati è aumentato considerevolmente: +8% in Finlandia,+38% in Spagna, +24% in Olanda, + 25% in Belgio. Persino in Germania, dove pure il metodo è usato pochissimo e dove ha ricevuto l’esplicita opposizione dell’associazione dei ginecologi tedeschi, il tasso di abortività non cala. Ricordiamo che la pillola abortiva ha tra le sue intenzioni quelle di allargare l'accesso all'aborto, ma tutti i ricercatori che si occupano di queste problematiche sanno che questo si traduce in un aumento del ricorso all'aborto stesso. Prima si è tentato di far passare l'idea che l'aborto farmacologico fosse più sicuro, tentativo fallito quando sono giunte le notizie delle donne morte e sono stati pubblicati gli studi che hanno evidenziato la minore sicurezza dell'aborto farmacologico; poi si è cercato di conferire la dignità di studio per la valutazione della sicurezza della RU 486 ad una semplice valutazione comparativa di due schemi posologici diversi, peraltro miseramente interrotta dallo stesso comitato etico che l'aveva inizialmente autorizzata; adesso si afferma che la pillola abortiva non fa aumentare il numero di aborti, tesi assai lontana dall'essere dimostrata.   



Sono in molti a sostenere che la contraccezione limita il numero delle interruzioni di gravidanza. Ci sono prove conclamate di questo teorema, oppure le cose non stanno esattamente così? 


Puccetti: Osservando i dati americani su questo argomento è certo che l'incremento globale del tasso di abortività nei paesi che hanno introdotto la RU 486 è del 13%. Sa qual è l'unico metodo "contraccettivo" che, dove è maggiormente praticato, si associa effettivamente ad un ricorso inferiore all'aborto? La legatura delle tube. L'uso delle altre metodiche, compressa la pillola contraccettiva, non va di passo con una riduzione degli aborti. Anzi, in USA il condom, ritenuto il metodo contraccettivo più efficace per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, si associa ad un maggior ricorso all'aborto. Ma non si tratta solamente di una particolarità americana, è ben conosciuto ad esempio quello che è definito il "paradosso francese". Nel 2000 meno del 5% delle donne francesi sessualmente attive che non desideravano una gravidanza non facevano uso della contraccezione; i metodi usati sono peraltro altamente efficaci, dal 1978 al 2000 la percentuale di donne che usa la pillola o la spirale (non si deve peraltro dimenticare che quest'ultima è una metodica con sicura azione post-fertilizzativa e quindi, nella prospettiva del concepito, una tecnica abortiva) è passata dal 52 all'83%. Questa enorme diffusione della contraccezione non ha però prodotto i risultati attesi: l'aborto è praticamente agli stessi livelli della metà degli anni '70. Se infatti le gravidanze indesiderate si sono effettivamente ridotte, contemporaneamente è nettamente aumentata la propensione all'aborto nel caso di gravidanza non voluta, o non programmata. 


Per il nostro paese alcuni autori parlano invece di "paradosso italiano". L'uso di metodiche contraccettive moderne rimane in Italia a livelli assai più bassi di altri paesi. Le indagini mostrano l'ampio ricorso a metodi cosiddetti "tradizionali", eppure il tasso di abortività, seppure dolorosamente significativo, si colloca nella fascia più bassa e sembra in diminuzione. La teoria dunque che l'aborto si sconfigge con la contraccezione ha un po' troppi paradossi per essere convincente, ritengo anzi che il migliore antidoto nei confronti dell'aborto sia il sostegno alle famiglie e l'espansione della cultura di apertura alla vita, misure che avrebbero anche il pregio di contrastare il pauroso calo di natività che affligge ormai in maniera sempre più preoccupante le società occidentali.