Dati Eurispes, settembre 2003
Italia al penultimo posto in Europa per spesa pubblica destinata alle politiche familiari (0,9%). Indagine Eurispes
L'Italia fanalino di coda in Europa per le politiche familiari, cui dedica appena lo 0,9% della ricchezza nazionale, rispetto ad una media europea che supera i due punti percentuali. Eterogenea la situazione nell’Unione: si va dal Portogallo e Paesi Bassi che spendono l’1,2% alla Danimarca con il 3,8%; ultima la Spagna con lo 0,4% del Pil dedicato. L’Italia inoltre si colloca -insieme alla Spagna- all’ultimo posto della graduatoria europea relativa al tasso di fecondità, con appena 1,2 bambini per donna.
E’ quanto evidenziano i dati forniti oggi dall’Eurispes che ha dedicato al tema uno studio specifico dal titolo significativo - “Le politiche sulla famiglia: l’Italia in grande ritardo” - in cui analizza le più recenti politiche familiari con uno sguardo attento anche agli strumenti utilizzati Oltralpe, con l’obiettivo di evidenziarne nodi critici e punti di forza. L’indagine ha considerato anche le misure previste nel nuovo Documento di Programmazione Economica e Finanziaria.
Uno dei principali strumenti a sostegno della famiglia è di natura fiscale; in Italia sono previste diverse misure di detrazioni Irpef per familiari a carico (se il loro reddito complessivo è inferiore ai 2.850,41 euro) , in base al reddito del contribuente e al numero dei figli. Secondo lo studio dell’Eurispes “i sussidi monetari, attualmente in vigore a sostegno delle famiglie, appaiono del tutto inadeguati al mantenimento dei figli”, l’arrivo del primo figlio infatti comporta in media una diminuzione del reddito a disposizione tra il 18% e il 45% ed una spesa aggiuntiva tra i 500 e gli 800 euro mensili, variabili in relazione all’età e alla collocazione geografica.
In base al rapporto inoltre se si confronta la situazione nazionale con quella di Francia e Germania ci si accorge dell’insufficienza delle detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese: in Italia per una famiglia con due figli a carico e un reddito complessivo di 30mila euro il risparmio d’imposta previsto è pari a poco più di 500 euro, di 3000 euro in Francia e di 6000 in Germania.

Il sistema delle detrazioni fiscali esclude le famiglie povere che più hanno bisogno
Il sistema delle detrazioni fiscali lascia fuori le famiglie più povere, che più di altre avrebbero bisogno di un sostegno: sono circa 2 milioni e mezzo quelle che vivono in condizione di povertà relativa (l’11% del complesso), concentrate per i due terzi al Sud. Una situazione che spinge l’Eurispes che “l’introduzione di misure a sostegno dei nuclei familiari che non possono usufruire delle agevolazioni fiscali appare pertanto prioritaria”. L’istituto di ricerca infatti ha presentato oggi un nuovo studio dal titolo “Le politiche sulla famiglia: l’Italia in grande ritardo”.
La povertà, ricordano i dati, è più diffusa tra le famiglie con una o più persone in cerca di occupazione e colpisce il 9,4% dei nuclei familiari in cui nessuno risulta disoccupato, il 21,1% delle famiglie con una persona in cerca di occupazione e oltre un terzo (il 37,3%) di quelle con due o più persone disoccupate. Anche la dimensione del nucleo familiare costituisce una variabile discriminante: come mostra la tabella seguente, la povertà colpisce il 23,4% delle famiglie con almeno cinque componenti, contro una media dell’11%.
“È plausibile pensare che laddove le condizioni legate alla collocazione geografica, allo stato occupazionale e alla dimensione familiare si sommano negativamente, la probabilità di trovarsi in una situazione di indigenza economica assuma contorni drammatici:- si legge nel rapporto - basti osservare che mentre nelle regioni settentrionali la povertà interessa l’11,6% delle famiglie con cinque o più componenti, nel Mezzogiorno, a parità di dimensione familiare, la percentuale sale vertiginosamente, raggiungendo il 32,4%”.
Nell’ultimo Dpef è stato previsto un nuovo strumento per garantire un reddito minimo alle fasce più deboli della popolazione: il Reddito di ultima istanza, “un sostegno al nucleo familiare al di sotto di una certa soglia di reddito e sarà erogato dalle Amministrazioni locali, attraverso un cofinanziamento dello Stato, e con la possibilità di prevedere (ma senza il contributo statale) un eventuale innalzamento dell’assegno”. Nel Dpef dunque non è indicato l’ammontare dell’assegno previsto, ma secondo l’Eurispes le risorse destinate a tale misura dovrebbero essere consistenti per poter garantire un aiuto a tutte le famiglie che vivono in condizione di indigenza.

Sostegno alla famiglia e alla natalità obiettivi paralleli, ma serve una ''più generosa politica familiare''
“Assume importanza prioritaria l’assunzione di una nuova e più generosa politica familiare, basata sullo sviluppo di strumenti di natura economica paralleli e alternativi agli assegni familiari e alle detrazioni di natura fiscale. Assegni per figli minori, assegni alla nascita, forme di reddito minimo garantito, in parte previsti nel Dpef, strumenti necessari a garantire il sostegno del costo di mantenimento dei figli anche alle famiglie non coperte dai principali strumenti utilizzati nel nostro Paese”.
È il commento del presidente dell’Eurispes Gian Luigi Fara, che oggi ha presentato un rapporto sulla situazione della spesa familiare in Italia. Secondo l’istituto di ricerca obiettivi prioritari e paralleli sono il sostegno alla famiglia e il sostegno alla natalità “che necessitano di un sistema di politiche organico, in grado di coniugare la questione demografica con il costo dei figli e le pari opportunità”.
Anche sul fronte del sostegno al costo dei figli e alle madri lavoratrici, infatti, secondo Eurispes il Paese mostra “una rilevante carenza dei servizi per la prima infanzia”. I servizi privati coprono, a livello nazionale, oltre un quinto dell’offerta complessiva: 604 asili su 3.008 sono infatti di tipo privato. In alcune regioni e province autonome, l’incidenza del privato sul complesso degli asili nido è particolarmente rilevante, come nella provincia autonoma di Bolzano (43,7%), e in Veneto (52,2%), Campania (52,9%), e Calabria (45%). Ma il loro costo elevato impedisce di considerarli realmente una valida alternativa al servizio pubblico. In base allo studio dell’Eurispes un terzo dei bambini italiani è in lista di attesa per entrare in un asilo nido: si tratta del 32% delle domande di iscrizione che risultano in stand-bay. Le maggiori carenze si riscontrano in Trentino Alto Adige, dove la percentuale sfiora il 60%, in Liguria (55,8%), e in Valle d’Aosta che, con il 51,7% di domande non accolte, chiude il gruppo di regioni in cui la percentuale di bambini che attendono di andare all’asilo supera quella delle domande accolte. Il tasso di copertura degli asili nido è inferiore alla media anche in Veneto (dove la percentuale di domande accolte è pari al 58,5%), Friuli Venezia Giulia 62,2%, Lazio 63,5%, Toscana 65,1% e Sardegna 66,3%.


L'Italia fanalino di coda in Europa per le politiche familiari, cui dedica appena lo 0,9% della ricchezza nazionale, rispetto ad una media europea che supera i due punti percentuali. Eterogenea la situazione nell’Unione: si va dal Portogallo e Paesi Bassi che spendono l’1,2% alla Danimarca con il 3,8%; ultima la Spagna con lo 0,4% del Pil dedicato. L’Italia inoltre si colloca -insieme alla Spagna- all’ultimo posto della graduatoria europea relativa al tasso di fecondità, con appena 1,2 bambini per donna.
E’ quanto evidenziano i dati forniti oggi dall’Eurispes che ha dedicato al tema uno studio specifico dal titolo significativo - “Le politiche sulla famiglia: l’Italia in grande ritardo” - in cui analizza le più recenti politiche familiari con uno sguardo attento anche agli strumenti utilizzati Oltralpe, con l’obiettivo di evidenziarne nodi critici e punti di forza. L’indagine ha considerato anche le misure previste nel nuovo Documento di Programmazione Economica e Finanziaria.
Uno dei principali strumenti a sostegno della famiglia è di natura fiscale; in Italia sono previste diverse misure di detrazioni Irpef per familiari a carico (se il loro reddito complessivo è inferiore ai 2.850,41 euro) , in base al reddito del contribuente e al numero dei figli. Secondo lo studio dell’Eurispes “i sussidi monetari, attualmente in vigore a sostegno delle famiglie, appaiono del tutto inadeguati al mantenimento dei figli”, l’arrivo del primo figlio infatti comporta in media una diminuzione del reddito a disposizione tra il 18% e il 45% ed una spesa aggiuntiva tra i 500 e gli 800 euro mensili, variabili in relazione all’età e alla collocazione geografica.
In base al rapporto inoltre se si confronta la situazione nazionale con quella di Francia e Germania ci si accorge dell’insufficienza delle detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese: in Italia per una famiglia con due figli a carico e un reddito complessivo di 30mila euro il risparmio d’imposta previsto è pari a poco più di 500 euro, di 3000 euro in Francia e di 6000 in Germania.
Fonte: Eurispes, Settembre 2003
Il sistema delle detrazioni fiscali esclude le famiglie povere che più hanno bisogno
Il sistema delle detrazioni fiscali lascia fuori le famiglie più povere, che più di altre avrebbero bisogno di un sostegno: sono circa 2 milioni e mezzo quelle che vivono in condizione di povertà relativa (l’11% del complesso), concentrate per i due terzi al Sud. Una situazione che spinge l’Eurispes che “l’introduzione di misure a sostegno dei nuclei familiari che non possono usufruire delle agevolazioni fiscali appare pertanto prioritaria”. L’istituto di ricerca infatti ha presentato oggi un nuovo studio dal titolo “Le politiche sulla famiglia: l’Italia in grande ritardo”.
La povertà, ricordano i dati, è più diffusa tra le famiglie con una o più persone in cerca di occupazione e colpisce il 9,4% dei nuclei familiari in cui nessuno risulta disoccupato, il 21,1% delle famiglie con una persona in cerca di occupazione e oltre un terzo (il 37,3%) di quelle con due o più persone disoccupate. Anche la dimensione del nucleo familiare costituisce una variabile discriminante: come mostra la tabella seguente, la povertà colpisce il 23,4% delle famiglie con almeno cinque componenti, contro una media dell’11%.
“È plausibile pensare che laddove le condizioni legate alla collocazione geografica, allo stato occupazionale e alla dimensione familiare si sommano negativamente, la probabilità di trovarsi in una situazione di indigenza economica assuma contorni drammatici:- si legge nel rapporto - basti osservare che mentre nelle regioni settentrionali la povertà interessa l’11,6% delle famiglie con cinque o più componenti, nel Mezzogiorno, a parità di dimensione familiare, la percentuale sale vertiginosamente, raggiungendo il 32,4%”.
Nell’ultimo Dpef è stato previsto un nuovo strumento per garantire un reddito minimo alle fasce più deboli della popolazione: il Reddito di ultima istanza, “un sostegno al nucleo familiare al di sotto di una certa soglia di reddito e sarà erogato dalle Amministrazioni locali, attraverso un cofinanziamento dello Stato, e con la possibilità di prevedere (ma senza il contributo statale) un eventuale innalzamento dell’assegno”. Nel Dpef dunque non è indicato l’ammontare dell’assegno previsto, ma secondo l’Eurispes le risorse destinate a tale misura dovrebbero essere consistenti per poter garantire un aiuto a tutte le famiglie che vivono in condizione di indigenza.
Fonte: Eurispes Settembre 2003 su dati Istat
Sostegno alla famiglia e alla natalità obiettivi paralleli, ma serve una ''più generosa politica familiare''
“Assume importanza prioritaria l’assunzione di una nuova e più generosa politica familiare, basata sullo sviluppo di strumenti di natura economica paralleli e alternativi agli assegni familiari e alle detrazioni di natura fiscale. Assegni per figli minori, assegni alla nascita, forme di reddito minimo garantito, in parte previsti nel Dpef, strumenti necessari a garantire il sostegno del costo di mantenimento dei figli anche alle famiglie non coperte dai principali strumenti utilizzati nel nostro Paese”.
È il commento del presidente dell’Eurispes Gian Luigi Fara, che oggi ha presentato un rapporto sulla situazione della spesa familiare in Italia. Secondo l’istituto di ricerca obiettivi prioritari e paralleli sono il sostegno alla famiglia e il sostegno alla natalità “che necessitano di un sistema di politiche organico, in grado di coniugare la questione demografica con il costo dei figli e le pari opportunità”.
Anche sul fronte del sostegno al costo dei figli e alle madri lavoratrici, infatti, secondo Eurispes il Paese mostra “una rilevante carenza dei servizi per la prima infanzia”. I servizi privati coprono, a livello nazionale, oltre un quinto dell’offerta complessiva: 604 asili su 3.008 sono infatti di tipo privato. In alcune regioni e province autonome, l’incidenza del privato sul complesso degli asili nido è particolarmente rilevante, come nella provincia autonoma di Bolzano (43,7%), e in Veneto (52,2%), Campania (52,9%), e Calabria (45%). Ma il loro costo elevato impedisce di considerarli realmente una valida alternativa al servizio pubblico. In base allo studio dell’Eurispes un terzo dei bambini italiani è in lista di attesa per entrare in un asilo nido: si tratta del 32% delle domande di iscrizione che risultano in stand-bay. Le maggiori carenze si riscontrano in Trentino Alto Adige, dove la percentuale sfiora il 60%, in Liguria (55,8%), e in Valle d’Aosta che, con il 51,7% di domande non accolte, chiude il gruppo di regioni in cui la percentuale di bambini che attendono di andare all’asilo supera quella delle domande accolte. Il tasso di copertura degli asili nido è inferiore alla media anche in Veneto (dove la percentuale di domande accolte è pari al 58,5%), Friuli Venezia Giulia 62,2%, Lazio 63,5%, Toscana 65,1% e Sardegna 66,3%.
Fonte:Eurispes Settembre 2003 su dati Istat
Fonte: Elaborazione Eurispes su dati Centro nazionale di documentazione e analisi su infanzia e adolescenza. Indagine sugli asili nido, 2002