Le crisi dimenticate

Medici senza frontiere, 14 febbraio 2007
 Per il terzo anno consecutivo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha analizzato lo spazio dedicato dai  mezzi di comunicazione italiani alla crisi umanitarie, prendendo in considerazione quotidiani,  periodici e telegiornali, nella convinzione che gli oltre 70 paesi colpiti da guerre, carestie, disastri  naturali e pandemie non interessino solamente ai volontari di MSF e delle altre organizzazioni  umanitarie, ma anche ai tanti cittadini italiani che vorrebbero saperne di più su quanto accade in  questi paesi.  

Le dieci crisi mondiali dimenticate
Un’analisi particolare è stata effettuata nei confronti delle dieci crisi umanitarie identificate da Medici Senza Frontiere come le più ignorate dai media a livello internazionale, la “top ten” delle  crisi dimenticate – Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, Colombia, Cecenia, malnutrizione, Haiti, tubercolosi, Repubblica Centrafricana e India centrale – e di altre gravi crisi particolarmente ignorate nel nostro paese (Indonesia, Sudan, Ciad, Niger, Angola e malaria).   
Sono migliaia i cittadini italiani che consultano quotidianamente il nostro sito per conoscere e  capire cosa succede nei paesi dove MSF interviene, e sono centinaia di migliaia quelli che,  attraverso le loro donazioni, contribuiscono all’azione di MSF per aiutare popolazioni spesso  dimenticate. Per questo MSF si impegna in un’azione di stimolo costante nei confronti dei mass  media affinché non tralascino di informare sulle realtà dei tanti contesti di crisi nel mondo,  nell’erronea convinzione che questi non interessino.  
   
Quotidiani e periodici  
Medici Senza Frontiere ha monitorato 22 quotidiani - e 13 periodici - nel corso del 2006, analizzando lo spazio dedicato da questi a 10 tematiche e a 72 contesti geografici inerenti alle crisi  umanitarie.   
Tra i 22 quotidiani analizzati, i più attenti alle crisi umanitarie sono risultati Avvenire, La Repubblica  e Il Corriere della Sera (La Repubblica supera Avvenire quando si considerano solamente gli  articoli veri e propri, escludendo cioè trafiletti e brevi). Sempre considerando gli articoli veri e propri  seguono, a distanza, Il Manifesto, La Stampa e Il Giornale. Ancora meno attenti Liberazione,  l’Unità, Il Sole 24 Ore e Il Messaggero.   
 Tra i periodici, Famiglia Cristiana, Panorama, L’Espresso e Il Venerdì di Repubblica sono stati i più  attenti, ma vengono seguiti immediatamente dai due femminili Vanity Fair e Io Donna. Particolarmente disattento alle crisi umanitarie nel corso del 2006 è stato Il Corriere della Sera  Magazine. Leggermente più attenti sono invece stati Specchio, Gente, D – La Repubblica delle  Donne e Oggi.   
 
I telegiornali
Medici Senza Frontiere ha chiesto all’Osservatorio di Pavia di analizzare il contenuto delle due principali edizioni dei telegiornali (day time e prime time) dei due principali network della televisione  italiana generalista, RAI (Tg1, Tg2 e Tg3) e Mediaset (Tg4, Tg5 e Studio Aperto).   
Su un totale di 78.224 notizie, solo 8.228 (pari al 10,5%) sono state dedicate a eventi o situazioni  di crisi. Anche quest’anno, come lo scorso, si nota una maggiore attenzione alle crisi umanitarie da  parte dei telegiornali Rai (4.943 notizie su 36.803, pari al 13,4%) rispetto a quelli Mediaset (3.285  notizie su 41.421, pari al 7,9%), e si conferma la tendenza che vede il Tg3 al primo posto con il  16,2%, il Tg1 al secondo posto con il 13,4% e il Tg2 con l’11,2%. Seguono il Tg4 con il 9,5%, il  Tg5 con il 9,2% mentre Studio Aperto resta il fanalino di coda con il 5,5%.   
 
Le (poche) crisi non dimenticate  
 Sia la carta stampata, sia i telegiornali, concentrano quasi tutta loro attenzione su pochissime crisi,  che non destano sorprese. Per la carta stampata, sono la crisi in medio oriente – il conflitto israelo-  palestinese (3078 articoli) e quello in Libano (1269 articoli) – il conflitto in Iraq (1389 articoli), quello in Afghanistan (861 articoli) e quello in Somalia (537 articoli).
Per quanto riguarda i telegiornali,  delle 8.228 notizie dedicate a eventi o situazioni di crisi, ben 3.730 (pari al 45,4%) si riferiscono alla  crisi in medio oriente – il conflitto israelo-palestinese e quello in Libano – 2.216 al conflitto iracheno  (26,9%), 920 al conflitto in Afghanistan (11,2%) e 176 al conflitto in Somalia (2,1%).   
 
Più interesse per le crisi legate alla guerra al terrorismo
Si può osservare come si tratti di contesti legati al dibattito politico italiano e / o alla cosiddetta  “guerra al terrorismo”. La Somalia, per esempio, testimonia in maniera emblematica della  tendenza mediatica a ricondurre conflitti con profonde radici storiche alla questione generale (e  generalizzata) della “guerra al terrorismo”. Infatti, dopo oltre 14 anni di anarchia durante i quali la  sua popolazione, che ha continuato a sopravvivere in assenza di istituzioni e in uno stato di  disastro medico umanitario,  è stata letteralmente ignorata dal resto del mondo, nel corso del 2006  è stata “meno dimenticata” dalla stampa italiana, specialmente dai quotidiani, in seguito alla presa  del potere da parte delle Corti islamiche e alla successiva invasione da parte delle truppe etiopi,  piazzandosi addirittura quinta tra le crisi più seguite sia dalla carta stampata che dai telegiornali.
Rispetto all’Afghanistan, va notato come, almeno per quanto riguarda i telegiornali, la stragrande  maggioranza delle notizie non riguardi la drammatica situazione della popolazione civile, bensì il  dibattito politico italiano sul rifinanziamento della missione militare, gli attacchi al contingente  italiano, il rapimento del reporter Gabriele Torsello, evidenziando una tendenza da parte dei nostri media a parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani.    
 
Le crisi dimenticate  
È sconsolante l’analisi generale della copertura da parte della stampa e dei telegiornali italiani di  una serie di gravi crisi umanitarie, e questo vale sia per la “top ten” delle crisi dimenticate a livello  internazionale, con l’eccezione della Somalia, sia per una serie di altre crisi particolarmente  ignorate in Italia.   
La malnutrizione, che ogni anno provoca la morte di milioni di bambini, raccoglie, tra i 22  quotidiani e i 13 periodici analizzati, solo 89 articoli (inclusi 17 trafiletti e brevi). Nelle principali  edizioni dei telegiornali, sono 33 le notizie sulla malnutrizione, la maggior parte legate ad appelli  del Papa e a rapporti di istituzioni internazionali.   

La tubercolosi provoca 2 milioni di morti ma non "buca" lo schermo, l'aviaria con 80 morti sì
Alla pandemia della tubercolosi sono dedicati solamente 45 articoli (di cui ben 16 trafiletti), a  quella della malaria, 35. Per quanto riguarda i telegiornali, è quantomeno sconcertante  paragonare i dati relativi alla tubercolosi, che  ogni anno contagia 9 milioni di persone e ne ammazza 2 milioni, e quelli relativi alla malaria, che uccide un bambino ogni 30 secondi, a quelli relativi all’aviaria, cioè a una pandemia “annunciata”, spesso con un allarmismo eccessivo, considerando che nel corso del 2006 ha fortunatamente registrato solo 116 casi e 80 morti.  Ebbene, alla tubercolosi i Tg italiani hanno dedicato 3 notizie, alla malaria 6 (di cui ben 4 sulla  morte di un italiano che ha contratto la malattia in Congo), all’aviaria 410.  

Congo
Alla situazione nella Repubblica Democratica del Congo, dove nel 2006 si sono svolte le prime  elezioni democratiche  da decine di anni a questa parte, e dove tuttavia la popolazione civile, specialmente nell’est del paese, continua a subire attacchi e brutalità da parte di diversi gruppi  armati e dell’esercito, i 22 quotidiani e i 13 periodici analizzati dedicano nel corso del 2006 solo  187 articoli, la maggior parte dei quali parla delle elezioni, mentre solamente 55 descrivono le  condizioni di vita della popolazione civile.  
Nei telegiornali, sono solo 16 notizie che parlano della Repubblica Democratica del Congo, e  anche queste raccontano principalmente le elezioni, ignorando, o quasi, la tragedia quotidiana  della popolazione civile.   

Cecenia
Alla situazione in Cecenia, martoriata da un’aspra guerra che dura da 12 anni e dove gli sfollati che hanno fatto ritorno si ritrovano ancora senza casa e vivono in terribili condizioni, sono dedicati  solo 92 articoli dalla carta stampata, ma ben 42 si riferiscono a due singoli episodi eclatanti, quali  le uccisioni del leader separatista Basayev (23 articoli) e della giornalista Anna Politkovskaja, mentre è praticamente inesistente lo spazio dedicato alle condizioni di vita e alle sofferenze di  migliaia di civili, di cui proprio la Politkovskaja coraggiosamente si occupava. Anche le 28 notizie dedicate alla Cecenia dai telegiornali sono quasi tutte riferite al ricordo del  massacro di Beslan, all’uccisione del leader dei separatisti Basayev e all’omicidio della giornalista  Anna Politkovskaya. 

Colombia
La situazione in Colombia, che sta entrando nella sua quinta decade di conflitto armato e dove  massacri, esecuzioni, intimidazioni e paura caratterizzano la vita dei civili che vivono nelle zone  colpite dal conflitto è narrata da quotidiani e periodici in soli 100 articoli (di cui oltre un terzo sono  trafiletti e brevi), ma praticamente nessuno parla dei milioni di sfollati causati dagli scontri tra  esercito, paramilitari e guerriglieri.   
I telegiornali dedicano alla Colombia solamente 7 notizie, che hanno inoltre riguardato le elezioni  presidenziali, inondazioni e tornado, un paio di episodi di violenza e alcune iniziative di solidarietà,  dimenticandosi pure loro dei due (o tre) milioni di sfollati.  

Sri Lanka
Allo Sri Lanka, dove i civili continuano a pagare il prezzo più alto del conflitto tra le forze  governative e le Tigri Tamil ripreso nell’agosto del 2006, e dove l’insicurezza e le limitazioni  imposte alle organizzazioni umanitarie rendono sempre più difficile portare assistenza alle decine  di migliaia di persone vittime di intensi bombardamenti nelle zone orientali e nord-orientali del  paese, sono dedicati da quotidiani e periodici 127 articoli (quasi la metà sono però trafiletti e brevi), ma le descrizioni di vita della popolazione civile occupano uno spazio marginale rispetto alle  cronache di guerra.   
I telegiornali si limitano a 19 notizie, che tuttavia riferiscono principalmente degli attentati a opera  dei ribelli Tamil invece che delle condizioni della popolazione civile intrappolata nel conflitto.   

Ciad
Al Ciad, dove da diversi anni sono presenti 200mila rifugiati dal vicino Darfur, e che nel corso del  2006 ha vissuto una crescente instabilità politica che ha provocato lo sfollamento di 50mila  ciadiani, i 22 quotidiani e 13 periodici italiani hanno dedicato solamente 63 articoli (anche in questo  caso, quasi la metà sono trafiletti e brevi), la maggior parte relativi al conflitto interno e alle tensioni  con il Sudan; solo 10 pezzi hanno invece descritto le condizioni di vita della popolazione civile, in  particolare di rifugiati e sfollati.  
I telegiornali arrivano quasi a ignorare completamente la crisi che si consuma in Ciad, dedicandole  appena tre notizie. E ancora, di queste tre notizie, una era l’anticipazione di un Tg2 dossier  dedicato alla guerra civile, una riguardava i disordini e l’apprensione per gli italiani che risiedono  nel paese, e una parlava degli scontri tra ribelli e forze governative; dei 200mila rifugiati dal Darfur,  e dei 50mila sfollati interni ciadiani, nessuna notizia.  
 
Sudan
Al Sudan, dove la popolazione del Sud Sudan continua ad attendere un miglioramento delle  proprie terrificanti condizioni di vita nonostante la fine del conflitto tra il governo sudanese e  l’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan, e dove in Darfur una nuova escalation di violenza da parte di tutti i gruppi armati ha ulteriormente peggiorato la situazione e due milioni di persone  sono costrette a vivere in campi sfollati dal 2004, sono stati dedicati 255 articoli (quasi la metà  sono trafiletti e brevi) dai 22 quotidiani e dai 13 periodici nel corso del 2006, ma meno della metà parla della situazione della popolazione civile, del conflitto, delle violenze. Ben 105 descrivono  l’infinito dibattito sull’invio di una forza ONU, e 45 analizzano le dinamiche degli aiuti italiani al  paese, confermando la tendenza da parte dei nostri media a parlare di contesti di crisi solo  laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani.   
 Al Darfur, e ai suoi due milioni di sfollati, i telegiornali dedicano solamente 12 notizie. E, di queste,  solo una parte racconta della popolazione civile vittima della guerra.   
 
Niger
La tendenza a parlare di contesti di crisi solamente quando riferibili a eventi e / o personaggi  italiani viene confermata dall’analisi del Niger, ultimo in classifica nello Human Development Index  dell’UNDP, colpito ogni anno da gravi crisi alimentari (MSF ha curato centinaia di migliaia di  bambini malnutriti durante gli ultimi due anni): il Niger è menzionato dalla  stampa italiana in 58  articoli, di cui addirittura 34 sul rapimento dei turisti italiani.  
 E le 97 notizie date dai telegiornali sul Niger hanno riguardato quasi esclusivamente la vicenda dei  turisti italiani rapiti.  
 
Haiti
Osservando il trattamento riservato a Haiti, dove violenze e insicurezze hanno continuato a colpire  la capitale, Port-au-Prince (oltre 7mila persone curate da MSF per ferite conseguenze di violenza,  incluse 3mila vittime di colpi di arma da fuoco – quasi 1.000 donne e bambini – e 2.600 vittime di  accoltellamenti da dicembre 2004), viene confermata ancora una volta tale tendenza: dei 75  articoli dedicati a Haiti (inclusi ben 26 trafiletti e brevi), 43 sono dedicati alle elezioni, solo 19 alle  condizioni di vita della popolazione, e ben 6 al rapimento di una cittadina italiana.   
I telegiornali dedicano 28 notizie a Haiti, ma anche qui non alla situazione della popolazione civile,  bensì al rapimento della cittadina italiana e all’uccisione di suo marito. 

Angola
All’Angola, dove un’epidemia di colera ha provocato più di 2.500 morti e oltre 60mila contagi, la  stampa italiana ha dedicato solo 31 articoli (la metà erano trafiletti e brevi), ma solo 13 hanno  analizzato le misere condizioni di vita della popolazione, e la stranezza di una simile epidemia in  un paese ricco di risorse e caratterizzato da una continua crescita economica.   I telegiornali si sono limitati a tre notizie sull’Angola, solo una delle quali ha riguardato la  devastante epidemia di colera, mentre le altre due hanno parlato dell’uccisione di un missionario e  delle operazioni di sminamento.   

Indonesia
Sull’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo, colpito a maggio del 2006 da un  terremoto che ha provocato 5.700 vittime, più di 38mila feriti e ha reso oltre un milione di persone  senzatetto, la stampa italiana ha pubblicato 260 articoli (di cui 92 trafiletti e brevi), ma solo 59  hanno parlato del terremoto. Confermando ancora una volta la tendenza da parte dei nostri media  a parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili al dibattito interno italiano, ben 61 sono stati  gli articoli dedicati al caso dell’esecuzione capitale di tre cattolici, oggetto di numerosi dibattiti e  prese di posizione in Italia e in Vaticano.   
I telegiornali dedicano 147 notizie all’Indonesia, e sebbene la maggioranza riguardi il terremoto e  l’eruzione vulcanica, non mancano quelle sull’esecuzione capitale di 3 cattolici.  
 
Le cenerentole
Infine, due crisi sono dimenticate tra le dimenticate: la drammatica situazione della popolazione  civile vittima degli scontri tra esercito e ribelli in Repubblica Centrafricana non è narrata  nemmeno in una delle 78.224 notizie delle principali edizioni dei telegiornali Mediaset e Rai3. E alla  popolazione civile vittima degli scontri tra insorgenti maoisti, forze di sicurezza indiane e milizie anti-maoiste nello stato dello Chhattisgarh in India centrale, non è stata dedicata né una notizia  dai telegiornali, né un articolo dai 22 quotidiani e 13 periodici analizzati nel corso del 2006.