L’affido condiviso può salvare il matrimonio

di Giovanni Vassallo, 8 febbraio 2013

Non è detto che le separazioni debbano concludersi in un divorzio. Specialmente se ci sono dei figli di mezzo. È quello che emerge da una ricerca condotta da tre studiosi dopo un’analisi durata 4 anni in 19 stati degli Usa.

In un articolo di Avvenire dell’8 febbraio 2013 si riportano alcuni dati della ricerca che dimostra che quando nel divorzio si sceglie l’affido condiviso diminuiscono drasticamente i fattori di stress, ansia, devianze psicologiche e cognitive del minore, e in alcuni contesti sociali aumentano i matrimoni e diminuiscono le separazioni.

Gli stati che applicano in modo prevalente l’affido condiviso in 42 mesi hanno registrato un calo di divorzi dell’8%. Per vedere i risultati integrali della ricerca clicca qui.

Al contrario, i figli monogenitoriali incontrano maggiori difficoltà. Il recente sondaggio Lindbergh ha attestato che in Svezia sull’85% dei quindicenni gli adolescenti monogenitoriali hanno una probabilità più alta di comportamenti a rischio e stress mentale.

In Italia la Legge 54/2006 ha consentito ad entrambi i genitori ex coniugi di mantenere la potestà genitoriale che precedentemente spettava esclusivamente al genitore affidatario, nella quasi totalità delle separazioni e dei divorzi la madre. Da allora la tipologia di affidamento dei minori prevalentemente adottata nelle cause di separazione è quella dell’affido condiviso. Da una analisi recente risulta, infatti, che nel 2006 gli affidi condivisi nelle cause di separazione erano il 38,8% del totale, mentre nel 2010 l’89,7% (che corrispondono a 58.718 minori), e solo 8,9% dei minori affidato esclusivamente alla madre.

Per quanto rigurda invece le cause di divorzio, l’affido condiviso dei figli raggiunge 73,8% dei casi.

Tra gli effetti di questa legge c’è quello di aver attenuato il disagio di una categoria di persone che spesso vive nel disagio e in gravi difficoltà economiche, quella dei padri divorziati, di cui spesso si torna a parlare, come nella recente condanna della Corte Europea di Strasburgo.