Annullare i matrimoni senza fede?

di Giovanni Vassallo, 5 febbraio 2013

Il 27 gennaio 2013 Benedetto XVI ha affrontato, in un’udienza alla Rota Romana, il tema della nullità del matrimonio. In quella occasione il Papa ha chiesto ai giudici ecclesiastici e rotali di riflettere sul fatto che la mancanza di fede possa essere considerata causa di nullità del matrimonio.

Un matrimonio, considerato valido, non può mai essere “annullato”. Mentre la Chiesa può riconoscere la sua nullità e cioè che non ci fossero le condizioni per la sua validià all’origine. Gli impedimenti possono riguardare la capacità personale al matrimonio, avere origine da un comportamento delittuoso, sorgere da un vincolo familiare. Per conoscere nei dettagli i capi di nullità clicca qui.

Il tema coinvolge in modo particolare tutte quelle coppie di divorziati risposati escluse dalla comunione eucaristica a causa dell’irregolarità del nuovo legame.

Recentemente Andrea Tornielli su Vatican Insider ha ripercorso le tappe di questa riflessione del Papa.

Su questo problema, infatti, Benedetto XVI si era già soffermato nel luglio del 2005, quando ricordava la situazione dolorosa di “quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal sacramento”. In quella circostanza il Papa si era chiesto “se realmente si possa trovare qui un momento di invalidità perché al sacramento mancava una dimensione fondamentale.” e aveva aggiunto: “Io personalmente lo pensavo, ma dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito. Ma data la situazione di sofferenza di queste persone, è da approfondire”.

Nel libro-intervista “Il Sale della terra” del 1997 l’allora card. Ratzinger affermava che “in futuro si potrebbe anche arrivare ad una constatazione extragiudiziale della nullità del matrimonio”: cioè alla possibilità che alcuni casi di nullità possano essere affidati alla decisione del vescovo, e non siano giudicati esclusivamente dai tribunali ecclesiastici. E ancora nel 1999 nell’introduzione all’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede sulla pastorale dei divorziati risposati, che ribadiva l’esclusione dalla comunione sacramentale, Ratzinger aggiungeva: “Si dovrebbe chiarire se veramente ogni matrimonio tra due battezzati è ipso facto un matrimonio sacramentale. All’essenza del sacramento appartiene la fede”.

Durante l’ultimo incontro mondiale delle famiglie a Milano, il Papa ha risposto a una domanda su questa difficile situazione: “Il problema dei divorziati risposati resta uno dei grandi problemi della Chiesa di oggi: la sofferenza è grande, dobbiamo aiutare queste persone a vivere la loro sofferenza e impegnarci anche nella prevenzione, approfondire dall’inizio con i ragazzi l’innamoramento, seguirli nel fidanzamento, accompagnare le coppie durante il matrimonio”, sottolineando che essi “non sono fuori della Chiesa. […] Anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucaristia, vivono pienamente nella Chiesa”. 

Il fatto che il Papa da anni chieda di riflettere sul tema, significa che possono essere trovate ulteriori soluzioni.