Pubblicato il bilancio dello Ior per il 2016

di Filippo Passantino, 16 giugno 2017

Negli anni passati l’Istituto per le Opere di Religione si è trovato al centro di polemiche mediatiche per problemi di trasparenza. Da cinque anni ha avviato un’operazione trasparenza pubblicando online il proprio bilancio. Lo ha fatto anche quest’anno, sottoponendolo alla revisione contabile dalla società Deloitte. 

Quanto ha guadagnato lo Ior nel 2016?
Lo Ior ha proposto all’apposita Commissione Cardinalizia la distribuzione integrale degli utili realizzati. Si tratta di 36 milioni di euro, nel 2015 erano stati poco più di 16, frutto di «una attività di negoziazione, in un contesto di elevata volatilità dei mercati, instabilità politica dovuta agli esiti inattesi dei maggiori eventi elettorali dell’anno e bassi tassi d’interesse», si legge in una nota. Soldi che saranno impiegati in gran parte per opere di carità, anche grazie a due fondi gestiti dallo Ior: il Fondo opere missionarie a favore di congregazioni che svolgono opere missionarie e il Fondo sante messe per sacerdoti in difficoltà. Altre disponibilità per opere di beneficienza sono decise dalla Commissione cardinalizia. Nel 2016 l’Istituto ha servito circa 15mila clienti in tutto il mondo che hanno affidato allo Ior risorse per un valore totale di 5,7 miliardi a fine 2016, di cui circa 3,7 miliardi per la gestione e la custodia dei risparmi. L’Istituto ha continuato a ridurre le spese operative, stimate per il 2016 in 19 milioni contro i 23,4 milioni del 2015.

A quanto ammonta il patrimonio dello Ior?
Al 31 dicembre 2016, il patrimonio dell’Istituto al netto della distribuzione degli utili è pari a 636,6 milioni di euro. Il margine d’intermediazione per il 2016 è stato pari a 44 milioni di euro, oltre un milione in meno rispetto al 2015. Il contributo maggiore, pari a 46 milioni, è derivato dalla gestione del portafoglio di proprietà.
 
Operazione trasparenza dello Ior
Governance più forte e maggiori controlli interni. Il principale miglioramento riguarda la definizione e implementazione del “Risk Appetite Framework”, un sistema che definisce la propensione al rischio. Inoltre, il 15 ottobre 2016 è entrata in vigore la Convenzione fra il Governo italiano e la Santa Sede in materia fiscale, fondamentale per l’inserimento della Santa Sede nella “white list” fiscale italiana.

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