Luoghi comuni sulla Chiesa affrontati da uno storico non cristiano

di Matteo Casarosa, 5 settembre 2016

Rodney Stark, sociologo delle religioni già autore di numerosi saggi e di oltre 140 articoli accademici sulla storia del cristianesimo e sulla storia religiosa dell'occidente, ha recentemente pubblicato un'opera dal titolo Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History, nella quale, come dice il titolo, l'autore si dedica a mostrare come molti miti anti-cattolici siano stati confutati dalla seria ricerca storica. Anche la rivista Tempi ha dedicato un articolo a tale opera.

È interessante notare come l'autore non sia cattolico, ma cresciuto in una famiglia luterana per poi abbandonare il cristianesimo attorno ai suoi vent'anni. Scrive nell'introduzione del volume suddetto: «Non sono cattolico, e non ho scritto questo libro in difesa della Chiesa. L'ho scritto in difesa della storia».
Prendiamo ora in considerazione alcuni dei temi principali affrontati da Stark nella sua recente opera

Chiesa ed ebrei
Capita talvolta di sentire che la Chiesa abbia una lunga storia di avversione verso gli ebrei. Stark, dopo aver ricordato l'antigiudaismo del mondo romano, che portò tra le altre cose all'espulsione degli ebrei da Roma del 139 a.C. ed alla tassa extra imposta agli ebrei da Vespasiano nel 70 d.C. , afferma che vi fu un unico caso di eccidio perpetrato da cristiani ai danni di ebrei tra il 500 ed il 1096 dopo Cristo, avvenuto nel 554 a Clermont. L'intero alto medioevo si configurò quindi come periodo storico di convivenza particolarmente pacifica tra cristiani ed ebrei, nel quale, citando lo storico Léon Poliakov

«Re, nobili e vescovi garantivano agli ebrei ampia autonomia».
Parlando del basso medioevo, Stark evidenzia vari episodi di violenza di massa contro gli ebrei, come quello guidato dal conte Emich di Leisingen, ricordando però come spesso i vescovi locali abbiano protetto gli ebrei perseguitati anche a rischio della propria incolumità. Ricorda inoltre come Bernardo di Chiaravalle si attivò a difesa di questi perseguitati, tanto da essere ricordato come una benedizione divina dal cronista ebreo Efrem di Bonn. Altri episodi di persecuzione avvennero durante la Peste Nera, sempre senza l'avvallo delle gerarchie ecclesiastiche.

Contiguamente a quanto appena presentato, Stark discute anche il ruolo di Pio XII nel difendere gli ebrei durante la persecuzione nazista. Egli ricorda come gli stessi giornali del tempo riconoscessero l'evidente ruolo che il Papa aveva assunto nel contrastare il nazismo. Ad esempio, il New York Times in un editoriale del 26 dicembre 1941 affermava: «La voce di Pio XII è una voce solitaria nel silenzio e nell'oscurità che avvolgono l'Europa […] il Papa si è posto senza compromessi contro lo Hitlerismo». Stark, seguendo Dan Kurzman (https://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Kurzman) ed altri, afferma anche che nel 1943 Hilter tentò di far rapire Pio XII (https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Rabat).

Egli sottolinea inoltre come alcuni degli attacchi alla figura di Pio XII siano stati fraudolenti; ad esempio l'affermazione da parte di John Cornwell, autore di Il Papa di Hitler, di aver visionato documenti segreti ed incriminanti nella Biblioteca Vaticana, era falsa (vedasi Rychlak, 2000).

Chiesa antica e pagani
Un'altra affermazione che capita di sentire (sostenuta un tempo anche da molti storici) è quella secondo la quale il paganesimo sarebbe rapidamente scomparso una volta che il cristianesimo si è affermato poiché i cristiani sarebbero stati più intolleranti di quanto i pagani siano mai stati. Stark chiarisce innanzitutto che il paganesimo ebbe in realtà un declino molto lento, tant'è che nella cristianissima città di Edessa si praticavano ancora sacrifici agli dèi pagani nell'ultimo quarto del sesto secolo. Afferma inoltre il paganesimo non fu estirpato, ma progressivamente assimilato, e che molti convertiti si portavano nella loro vita cristiana molte credenze pagane, tanto che «neppure Sant'Agostino poteva convincere il suo gregge in Ippona che la cura di questioni quali l'abbondanza dei raccolti e la salute non era subappaltata agli dèi pagani dall'unico vero Dio». Secondo Stark le conversioni al cristianesimo nascevano spesso da imitazione o da opportunismo. L'autore mette inoltre in dubbio che gli imperatori che avevano emanato editti anti-pagani si aspettassero veramente che essi fossero rispettati.

Il medioevo e la scienza
Rodney Stark, nel quarto capitolo del suo libro, mostra come il nome “secoli bui” non possa essere attribuito al medioevo, che ha rappresentato di fatto un periodi di progresso nella scienza, nelle arti e nella tecnica. L'autore adduce come esempi i progressi nell'agricoltura, la musica polifonica, l'architettura gotica e la valorizzazione delle lingue volgari. Egli ricorda inoltre come le università medievali abbracciassero l'amore per il dibattito e per la conoscenza e la fiducia nel progresso di quest'ultima.

Nel settimo capitolo, poi, affronta più da vicino il tema della scienza nel medioevo, e si spinge ad affermare che « non c'è stata alcuna Rivoluzione Scientifica. Piuttosto, la nozione di Rivoluzione Scientifica fu inventata per screditare la Chiesa medievale» , intendendo con ciò che il metodo scientifico ha avuto in realtà un progressivo sviluppo iniziato in epoca bassomedievale, nel solco di una tradizione di empirismo filosofico e di interesse per il mondo naturale da parte dei teologi; citando Edward Grant (https://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Grant): «All'interno della cristianità occidentale nel tardo medioevo[...] quasi tutti i teologi di professione erano anche filosofi della natura». Stark elenca anche alcuni intellettuali  medievali particolarmente importanti per la nascita della scienza: Roberto Grossatesta, che descrive come l'ideatore del concetto di esperimento controllato, Sant'Alberto Magno, che definisce come «forse il miglior botanico dell'intero medioevo»  e Nicola d'Oresme (https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_d%27Oresme) al quale si devono alcuni dei primi validi argomenti a favore dell'eliocentrismo. L'autore presenta anche Nicola Cusano (https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cusano) come esempio di eliocentrista medievale. Più avanti nello stesso capitolo, Stark mostra che di quelli che sono stati probabilmente i cinquantadue scienziati più rilevanti del sedicesimo e del dicciassettesimo secolo, cinquantuno erano cristiani e trentuno di essi particolarmente devoti ed interessati da questioni religiose. Egli discute infine quali siano stati gli elementi riligiosi che hanno contribuito allo sviluppo della scienza in occidente, ed afferma che la ricerca di comprensione riguardo ad un Dio razionale e benevolo tipica della teologia cristiana ha rappresentato uno stimolo alla fiducia nel progresso della conoscenza: anche secondo il matematico e filosofo Alfred North Whitehead (https://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_North_Whitehead ) la scienza si è sviluppata in Europa a motivo della diffusa «fede nelle possibilità della scienza[...] derivate dalla teologia medievale».

La schiavitù
A sentire molti parrebbe che la Chiesa Cattolica non abbia condannato la pratica della schiavitù fino a tempi molto recenti. In realtà, nota Rodney Stark, la Chiesa aveva progressivamente fatto scomparire la schivitù già nell'alto medioevo, e teologi come San Tommaso d'Aquino avevano chiaramente affermato l'immoralità della riduzione in schiavitù; ciononostante si trovò a doverla fronteggiare di nuovo quando spagnoli e portoghesi iniziarono a ridurre in schiavitù i nativi del Nuovo Mondo. Papa Eugenio IV emanò perfino la bolla Sicut dudum, che sanciva la scomunica per chiunque non rimettesse in libertà i propri schiavi. Altri papi tra cui Pio II e Paolo III dovettero in seguito ribadire l'illiceità della schivitù.
L'autore si concentra poi sulle libertà che furono concesse agli schiavi in paesi cattolici confrontandoli con quelli protestanti, prendendo in considerazione documenti quali il Code Noir (https://en.wikipedia.org/wiki/Code_Noir).
Stark nota ad esempio che mentre in paesi cattolici era considerato doveroso che gli schiavi  ricevessero i sacramenti ed essi potevano affrancarsi, negli stati protestanti era vietato battezzare o liberare uno schiavo. Egli riferisce inoltre che recentemente, alcuni storici di ispirazione marxista quali Marvin Harris (https://it.wikipedia.org/wiki/Marvin_Harris) hanno sostenuto che tali diritti fossero soltanto “simbolici” sulla base della convinzione teoretica che soltanto le situazioni materiali ed economiche possano influenzare le convinzioni di una popolazione e mai viceversa. Stark nota però anche che molte statistiche disponibili fin dal primo ottocento sul numero di persone di colore libere nelle varie città americane dimostrano al contrario che nei paesi cattolici la schiavitù era cosa ben diversa. Stark cita Sir Harry Johnson, secondo il quale: « La schiavitù sotto la bandiera […] della Spagna non era una condizione senza speranza, una vita d'inferno, come era per la maggior parte delle Indie occidentali britanniche».

Visione d'insieme
Nel suo libro Rodney Stark prende in considerazione anche altre questioni come quella dell'Inquisizione spagnola e quella delle Crociate. La tesi di fondo che emerge con chiarezza è che, praticamente per ogni epoca storica vi siano stati miti anti-cattolici molto diffusi. L'autore esprime chiaramente la sua convinzione che ciò si debba in gran parte proprio all'avversione di alcuni protestanti, filosofi illuministi, moderni ex-cattolici o andirittura ex-religiosi, nei confronti della Chiesa Cattolica.

 

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