Le città più violente del mondo

di Tommaso Cardinale, 20 marzo 2018

Quarantadue delle cinquanta città più violente del mondo si trovano in America Latina. In questo articolo la redazione di BBC - MUNDO riassume l’ultimo report del Consiglio Cittadino per la Sicurezza Pubblica e la Giustizia Penale sulle città più violente del mondo. La traduzione è nostra.

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Le città più violente del mondo sono quasi tutte in America Latina

L’America Latina vanta il triste titolo di regione con al suo interno il maggior numero di città più violente del mondo.

Lo dimostra l’ultimo report del Consiglio Cittadino per la Sicurezza Pubblica e la Giustizia Penale (Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y Justicia Penal, CCSPJP), un’organizzazione civile messicana che ogni anno elabora la lista delle cinquanta città più violente del mondo. Gli esiti del report sono presi come fonte autorevole sia dai mezzi di comunicazione che dalle organizzazioni internazionali.

Il metodo per calcolare le città più violente del mondo

Per elaborare la lista, il CCSPJP si serve di un metodo molto semplice, considerando il numero di omicidi ogni 100.000 abitanti. Inoltre include solamente quelle città che superano i 300.000 abitanti, inserendo solamente gli omicidi intenzionali o le morti per aggressione.

Delle 50 città presenti nella classifica, 17 sono in Brasile, 12 in Messico, 5 in Venezuela, 3 in Colombia e 2 in Honduras. Oltre a queste, è segnata una città di El Salvador, una del Guatemala e un’altra di Porto Rico.

Si può vedere la lista completa alla fine di questo articolo, considerando che il CCSPJP esclude dalla lista le città coinvolte in un conflitto bellico aperto come quelli che per esempio stanno avendo luogo in Siria, Irak o Sudan del Sud.

I dati sono stati estrapolati combinando diverse fonti: le informazioni dei giornali, le liste ufficiali dei governi e delle autorità locali, i report di organizzazioni internazionali e anche di differenti ONG, a seconda della disponibilità.

In questo senso, l’organizzazione mette in evidenza la difficoltà di avere a che fare con dati affidabili, a causa della mancanza di trasparenza dei governi di vari paesi”.

“D’altra parte con il passare degli anni, bisogna dirlo, ogni volta la trasparenza è maggiore”, afferma il Consiglio.

Nel report di quest’anno ci sono alcune sorprese e dati molto interessanti.

In Messico si trovano cinque delle dieci città più violente del mondo

Los Cabos, nello stato nord occidentale della Bassa California del Sud, è una delle zone più turistiche del Messico. La città ha fatto il suo ingresso per la prima volta nella lista occupando il posto numero uno tra le città più violente del mondo.

È importante segnalare che questo è anche il primo anno in cui il CCSPJP considera Los Cabos come una città superiore ai 300mila abitanti, requisito indispensabile per apparire in questa classifica, come specificato all’inizio.

In ogni caso qui si è verificato un aumento della violenza. Il documento segnala che è aumentata quasi del 500% in un anno, passando da 61 omicidi nel 2016 a 365 nel 2017.

Il tasso di omicidi è superiori a 111,33 ogni 100mila abitanti e la cifra globale è stata diffusa in tutto il Paese. Anche altre 12 città messicane sono nella lista, rispetto alle 5 che comparivano nel report del 2015.

Inoltre, nella classifica del 2017 cinque delle dieci città più violente del mondo sono messicane.

La causa? L’organizzazione segnala che il paese non ha “un piano di azione per lo sradicamento sistematico delle milizie private dei gruppi di criminali e ha permesso che l'impunità raggiungesse i peggiori livelli mai registrati”.

Caracas perde il primato di città più violenta del mondo

Caracas abbandona il primo posto (occupato adesso da Los Cabos) per slittare in seconda posizione, con un totale di 3.387 omicidi, un tasso di 111,19 ogni 100mila abitanti.

Nel paragrafo sul Venezuela, l’organizzazione sottolinea la difficoltà di ottenere cifre officiali o, a volte, solo verosimili.

“In tutte le questioni statistiche il governo venezuelano non è interessato alla verità, a informare obiettivamente e alla rendicontazione; l’imperativo del governo è la propaganda”, sottolinea il CCSPJP.

C’è anche un’altra variante raccolta dal report: “l’accelerato processo di spopolamento”.

Poiché l’indice di violenza viene stabilito in base alla relazione con il numero di abitanti, il CCSPJP presume che qui l’incidenza sia in realtà più alta. “Quattro milioni di abitanti hanno abbandonato il paese, più della metà di questi solo negli ultimi tre anni. Il risultato è che le stime ufficiali sulla popolazione non sono reali, e nemmeno il tasso di omicidi basato su queste stime, che dovrebbe essere più elevato”.

La sorpresa hondureña

Ma non tutte sono notizie cattive. La violenza si è ridotta in Centroamerica.

Un esempio è san Pedro Sula, in Honduras, che passa dal terzo posto occupato nel 2016 al ventiseiesimo nel 2017. Gli omicidi sono diminuiti del 54% in un solo anno con un tasso nel 2016 di 51,18 ogni 100mila abitanti.

L’organizzazione assicura che il miglioramento non è casuale ma è “il risultato di uno sforzo encomiabile del governo dell’Honduras nello sradicamento sistematico di cellule criminali,nella riduzione dell’impunità e nell’azione contro i delitti commessi dalle bande, non solo gli omicidi, oltre all’ordine posto nel sistema carcerario”.

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