L'anello di Ponzio Pilato

di Redazione, 12 dicembre 2018

Ponzio Pilato è esistito davvero? Chi era questo personaggio così fondamentale nella morte di Gesù? Recentemente due archeologi hanno scoperto l'incisione del nome "Pilato" su un anello risalente al primo secolo dopo Cristo. Questa è la seconda attestazione archeologica dell'esistenza del prefetto romano citato nei Vangeli e in Flavio Giuseppe.

Nell'articolo de L'Osservatore Romano, che riportiamo, si spiega come gli studiosi siano risaliti a Ponzio Pilato nella traduzione dell'incisione.

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È davvero straordinaria la scoperta di due studiosi israeliani che sono riusciti a decifrare il nome di Pilato, il prefetto romano della Giudea, su un semplice anello di bronzo risalente al primo secolo dell’era cristiana. L’oggetto, con migliaia di altri reperti, era stato ritrovato negli scavi condotti tra il 1968 e il 1969, dopo la guerra dei Sei giorni, dove sorgeva l’Herodion, la fortezza costruita nei pressi di Betlemme da Erode il Grande e poi utilizzata dai romani.

A scoprire l’anello fu l’archeologo Gideon Forster in vista dell’apertura ai visitatori del sito. La decifrazione del nome è stata ora resa possibile — scrive Nir Hasson sul quotidiano israeliano «Haaretz» del 29 novembre — dopo che l’iscrizione è stata fotografata con una speciale macchina, come si legge in un articolo pubblicato sull’«Israel Exploration Journal». Shua Amurai-Stark e Malcha Hershkovitz hanno infatti individuato sull’anello l’immagine di una coppa circondata dal nome di Pilato in caratteri greci. «Questo nome era raro in Israele a quei tempi. Non conosco nessun altro Pilato di quel periodo e l’anello mostra che era una persona di rango e benestante» ha osservato Daniel R. Schwartz, della Hebrew University di Gerusalemme.



L’oggetto, quasi sicuramente un sigillo, è comunque di fattura semplice, e ciò indurrebbe a pensare che il funzionario romano lo portasse tutti i giorni e non solo in occasione di eventi speciali. L’importanza della scoperta è dovuta al fatto che si tratta della seconda attestazione archeologica del nome del rappresentante imperiale, di cui scrivono i vangeli e lo storico Flavio Giuseppe, dopo la scoperta nel 1961 della celebre iscrizione di Cesarea marittima.

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