La storia di Alfie Evans

di Tommaso Cardinale e Francesco D'Ugo, 23 aprile 2018

Alle 2:30 (le 3:30 italiane) del 28 aprile  Alfie Evans è morto, 5 giorni dopo il distacco delle macchine che sostenevano la sua respirazione. Tom, il padre di Alfie Evans, ne ha dato l'annuncio sul proprio profilo Facebook:

La vicenda ha fatto molto discutere ed è stata seguita passo passo dai media di tutto il mondo. Ne proponiamo di seguito una sintesi dei momenti salienti: 

Chi è Alfie Evans?

Alfie Evans nasce in Inghilterra il 9 maggio 2016 e dal dicembre dello stesso anno ha iniziato a vivere grazie alla respirazione artificiale. Nonostante fosse nato perfettamente sano, i genitori lo avevano portato dai medici a causa di alcuni suoi movimenti sospetti, ma i medici dissero loro che si trattava di un lieve ritardo nello sviluppo
 
In realtà dopo sette mesi di vita Alfie contrae un'infezione toracica che gli causa delle forti convulsioni e da quel momento rimane attaccato ai supporti vitali artificiali dell'Alder Hey di Liverpool. Grazie a questi riesce, in un primo momento, a riprendere la respirazione autonomamente. Purtroppo un'altra infezione, seguita da ulteriori convulsioni, lo costringe nuovamente alla respirazione artificiale.
 
Nel dicembre del 2017 l'Alder Hey rifiuta la richiesta di trasferimento di Alfie dall'Inghilterra all'ospedale Bambin Gesù di Roma, caldeggiata dai genitori del bambino. Gli esperti del centro specialistico di Liverpool, infatti, descrivono lo stato di Alfie come "semivegetativo", indicando che l'unica via percorribile sia l'interruzione della ventilazione artificiale.
 
 
In seguito l'Alder Hey pubblica un documento nel quale si risponde alle domande più frequenti riguardo al caso di Alfie. In una di queste risposte si parla del caso dell'ospedale Bambin Gesù:
 
"La famiglia (di Alfie) ha identificato due esperti indipendenti e un team di tre esperti di un ospedale di Roma. Abbiamo cooperato pienamente con tutti loro e sono stati unanimi nel confermare che la condizione di Alfie è irreversibile e non curabile".
 
Il 20 febbraio del 2018 un giudice dell'Alta Corte di Giustizia raccoglie l'indicazione degli esperti dell'Alder Hey emettendo una sentenza nella quale si chiede all'ospedale di interrompere la respirazione artificiale. Quello che emerge dalla sentenza è che i medici hanno ritenuto indegno per il piccolo paziente proseguire con la respirazione artificiale e che è impossibile stabilire l'esatta natura del male di Alfie.
Kate James e Tom Evans, i genitori di Alfie, si appellano allora alla Corte Suprema britannica per contrastare la sentenza dell'Alta Corte, ma la loro richiesta viene respinta il 20 marzo 2018. Sul sito dell'Alder Hey è possibile leggere un'affermazione dell'ospedale riguardo questo rifiuto:
 
"La Corte Suprema ha confermato la decisione dell'Alta Corte e della corte d'Appello per la quale una cura medica attiva non è nel migliore interesse di Alfie.
 
Comprendiamo che questa decisione possa essere molto dolorosa per i familiari di Alfie in questo frangente così difficile e continueremo a lavorare con loro per accordare il più appropriato piano di cure palliative".

Le reazioni del mondo cattolico su Alfie

Il 4 aprile alle 21:44 i diversi account Twitter internazionali di papa Francesco twittano una richiesta di preghiera per Alfie Evans, "la sua famiglia e tutte le persone coinvolte"

Mercoledì 18 aprile, nel corso dell’udienza generale, Papa Francesco rivolge nuovamente un pensiero alla questione, chiedendo preghiere per Alfie e la sua famiglia, che senza dubbio stanno passando ore di sofferenza.

Anche l’Ospedale Bambino Gesù interviene nuovamente, rinnovando la propria disponibilità ad accogliere il piccolo Alfie per poter “approfondire la diagnosi” e accompagnare il bambino alla “sua morte naturale”. A dirlo è Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale, che esclude anche ogni possibile ricorso all'accanimento terapeutico. 

Sul tema, in queste settimane, si era pronunciata infine anche la Conferenza Episcopale Britannica la quale, nell’unirsi alle preghiere per Alfie, i genitori e “per coloro che cercano di fare tutto il possibile per prendersi cura di loro figlio”, ha anche dichiarato:

“Siamo convinti che tutti coloro che stanno prendendo decisioni determinanti sul caso di Alfie Evans agiscono con onestà e per il bene di Alfie secondo coscienza”. 

Il decesso "fissato" e la cittadinanza italiana

A questo punto, viene fissato il 23 aprile alle 13 italiane, le 12 nel Regno Unito, il decesso di Alfie Evans. È l'ora, infatti, in cui verrà sospesa la ventilazione che teneva in vita il bambino.

Le modalità vengono esposte in un protocollo che i genitori del bambino ricevono da parte dell'ospedale.

Nonostante dunque gli appelli della famiglia, alla fine la decisione è stata presa: l’alimentazione di Alfie Evans sarà sospesa. Nei giorni precedenti, infatti, si erano ripetuti i tentativi dei genitori di opporsi alla sentenza dell’Alta Corte di Giustizia che invece ha ritenuto – essendo la sua malattia incurabile – “una cura medica attiva non è nel migliore interesse di Alfie”.

Ma, come riporta Avvenire, la procedure per il distacco del respiratore di Alfie viene temporaneamente sospesa. I genitori del bambino, infatti, si sono appellati a un chiarimento sulla forma della sentenza dell'Alta Corte: secondo i legali della famiglia il cambiamento dell'orario dell'applicazione della procedura renderebbe necessario un nuovo pronunciamento da parte della stessa Alta Corte. 

In seguito a questi avvenimenti, alle 17 dello stesso giorno, si legge sul sito della Farnesina:

I ministri Alfano e Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. In tale modo il governo italiano auspica che l'essere cittadino italiano permetta, al bambino, l'immediato trasferimento in Italia.

Intorno alle 21, papa Francesco esprime la propria solidarietà con un nuovo tweet:

Il giudice Anthony Hayden,  respinge la richiesta di rinvio delle operazioni inoltrata ieri dai legali della famiglia Evans. Infine alle 22.30 dello stesso giorno viene interrotta la ventilazione artificiale.

Alfie continua a respirare

A causa delle condizioni di Alfie (che contro le previsioni dei medici inglesi ha continuato a respirare per più di 10 ore nonostante la macchina di sostegno alla respirazione fosse stata staccata), il giudice Hayden dispone un incontro alle 16:30 (ora italiana) con i rappresentanti legali di tutte le parti coinvolte, come riportato da ANSA.

Secondo quanto riporta Vatican News, dopo che le macchine sono state staccate Alfie Evans ha continuato a respirare per altre 9 ore.

Le macchine erano state staccate in seguito alla conferma della decisione del giudice Anthony Hayden. Nonostante questo Alfie ha continuato a respirare autonomamente. A quel punto la ventilazione è stata ripresa e, 6 ore dopo, anche l'idratazione è ricominciata. 

Il ricorso è nuovamente respinto

I genitori di Alfie Evans presentano un ulteriore ricorso per chiedere nuovamente il trasferimento del piccolo al Bambino Gesù di Roma, ma viene respinto.

Nonostante questo le condizioni di Alfie sembrano essere stabili e il bambino di 23 mesi entra nel suo secondo giorno di vita dopo il distacco delle macchine. Il padre Tom e Don Gabriele Brusco, il sacerdote italiano che assiste la famiglia, dichiarano infatti che il bimbo “non soffre né ha dolore” e che “sta bene, ma bisogna considerare che è stanco poiché non è stato alimentato per varie ore”. 

Stando a quanto sostiene Tom Evans, il bambino non sarebbe stato più visitato dai medici dell’Alder Hey dal momento del distacco della ventilazione artificiale. 

Il 26 aprile avviene un incontro tra i medici e i genitori.

Il comunicato dei genitori 

Il 27 aprile, Tom Evans e Kate James, il papà e la mamma di Alfie, rilasciano una dichiarazione per domandare che l'eco mediatica intorno alla vicenda di Alfie si affievolisca, affinchè la famiglia del bambino e l'Alder Hey "stabiliscano una relazione, costruiscano un ponte e lo attraversino". Lo riporta il Liverpool Echo.

La traduzione della dichiarazione è nostra:

"Vorrei fare una dichiarazione per conto mio e di Kate. Le nostre vite sono state travolte a causa dell'intensa attenzione verso Alfie e la sua situazione. La nostra piccola famiglia, insieme all'Alder Hey, è diventata il centro dell'attenzione per molte persone in tutto il mondo, e ciò ha comportato che non siamo riusciti a vivere le nostre vite come avremmo desiderato.

Siamo molto grati e apprezziamo tutto il sostegno che abbiamo ricevuto da tutto il mondo, anche dai nostri sostenitori italiani e polacchi, che hanno dedicato il loro tempo e il loro sforzo alla nostra battaglia così difficile.

Ora, vorremmo chiedervi di tornare alle vostre vite di ogni giorno e di permettere a me, Kate e l'Alder Hey di stabilire una relazione, costruire un ponte e attraversarlo. Vogliamo anche ringraziare lo staff dell'Alder Hey, a ogni livello, per la loro dignità e professionalità durante quello che deve essere stato un periodo molto difficile anche per loro.

Insieme riconosciamo che le recenti tensioni hanno spinto al limite tutti noi, e ora desideriamo che a ciascuno sia concessa un po' di privacy. Lavoreremo nell'interesse di Alfie insieme alla sua equipe medica seguendo un piano che fornisca al nostro ragazzo la dignità e la comodità di cui ha bisogno.

Da questo momento in avanti non ci saranno più dichiarazioni, nè verranno rilasciate altre interviste. Speriamo che possiate rispettare questa decisione".

Infine nella notte del 28 aprile, il piccolo Alfie muore, 5 giorni dopo il distacco della respirazione artificiale.
 

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