La differenza tra Mare Nostrum e Triton

di Marco Nozzoli, 20 aprile 2015

Nella notte tra sabato e domenica 19 aprile nel Canale di Sicilia si è verificata quella che sembra essere la più grande tragedia della storia recente del Mediterraneo. Le operazioni di soccorso e di pattugliamento sono ancora in atto ma dalle prime testimonianze, ancora da accertare, si parla di oltre 700 morti. Si sta parlando molto, a livello politico, delle varie operazioni attuate e attualmente in corso in atto nel Mediterraneo per cercare di prevenire eventi come questo. C'è chi invoca l'Unione Europea, chi chiede "il superamento di Mare Nostrum", chi l'intervento delle forze militari. Quali sono le posizioni dell'UE su questo argomento? Cosa è Mare Nostrum e cosa è Triton che l'ha sostituito? Abbiamo provato a fare chiarezza.

Tutto comincia il 3 ottobre 2013, quando un’imbarcazione libica che trasportava migranti affondava a poche miglia dal porto di Lampedusa. Il bilancio fu altrettanto drammatico: 366 morti accertati, circa 20 dispersi, 155 superstiti di cui 41 minori. La gravità dell’evento e il fortissimo impatto sull’opinione pubblica spinsero il governo italiano, guidato da Enrico Letta, ad avviare un’operazione militare e umanitaria nel Mar Mediterraneo, denominata Mare Nostrum, per far fronte all’emergenza in corso nel Canale di Sicilia. L’operazione ebbe inizio il 18 ottobre 2013 e si concluse il 31 ottobre 2014, in concomitanza con l’attivazione della nuova operazione europea Triton. 

Mare Nostrum aveva un duplice obiettivo: garantire la salvaguardia della vita in mare e assicurare alla giustizia i responsabili del traffico illegale di migranti. Il dispositivo aeronavale italiano vedeva impiegato personale, mezzi navali ed aerei della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto, personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana nonché del Ministero dell’Interno, quest’ultimo con compiti di  identificazione dei migranti direttamente da bordo. Infine, gli staff medici imbarcati assicuravano l’assistenza e il controllo sanitario, affiancati dai medici dell’Istituto di Sanità Marittima Aeronautica delle Frontiere, dal personale del Corpo Militare e delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal personale volontario sanitario del Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta e della Fondazione RAVA. 

Il 19 novembre 2014, il Ministro dell’interno, Angelino Alfano, in un’audizione presso il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, ha fornito i risultati dell’operazione Mare Nostrum. In un anno di attività sono stati soccorsi e messi in salvo più di 91 mila migranti, rinvenuti 499 corpi e arrestati 728 scafisti. A questi numeri va aggiunta la tragica stima di circa 1800 dispersi.

Il Ministro della difesa, Roberta Pinotti, nel corso della seduta del 23 luglio 2014 alla Camera dei Deputati, ha quantificato i costi dell’operazione in 9,3 milioni di euro al mese, di cui 7 per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi e 2,3 per gli oneri relativi alle indennità del personale, precisando che tale onere è stato sostenuto integralmente con fondi del bilancio ordinario del Ministero della difesa.

Contemporaneamente a Mare Nostrum, l’Unione europea era attiva nel Mediterraneo tramite la propria Agenzia Frontex, incaricata della gestione delle frontiere esterne comunitarie. In particolare, erano in corso nell’area l’operazione Hermes, finalizzata a contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria verso le coste italiane, e  l’operazione Aeneas nel Mar Ionio, per vigilare sui flussi diretti verso le coste pugliesi e calabresi.

A fronte dell’aumento crescente degli sbarchi, il governo italiano ha ritenuto necessario avviare una forte iniziativa politica affinché la questione fosse posta a livello europeo. Ne è scaturita la decisione della Commissione europea di avviare il 1° novembre 2014, sempre tramite l’Agenzia Frontex, l’operazione congiunta Triton con lo scopo di fornire supporto all’Italia per la gestione dei flussi migratori che attraversano il Mediterraneo centrale. Tale iniziativa ha formalmente sostituito le due operazioni europee - Hermes ed Aeneas - fino a quel momento attive nell’area e, di fatto, rappresenta ad oggi l’unica operazione in risposta all’emergenza migranti. La Commissione europea ha garantito il proseguimento dell’operazione almeno fino a tutto il 2015.

Tra l’Operazione Mare Nostrum e l’Operazione Triton esistono alcune differenze. La Commissione europea ha precisato che l’obiettivo principale di Triton è la sorveglianza delle frontiere esterne dell’Unione europea mentre Mare Nostrum, come già detto, aveva lo scopo di garantire la salvaguardia della vita in mare e di assicurare alla giustizia i trafficanti. Ovviamente la Commissione ha precisato che, ove necessario, le unità di Triton sono tenute ad ottemperare agli obblighi del diritto internazionale ed europeo di soccorso alla vita umana in mare.

L’area operativa di Triton si colloca nel Mediterraneo centrale, con baricentro nel Canale di Sicilia, e si estende a est verso la parte ionica della Calabria, comprendendo parzialmente anche le coste pugliesi, e verso ovest abbracciando la Sardegna meridionale. La linea di pattugliamento si attesta per gli assetti marittimi a circa 30 miglia dalle coste europee, considerando ovviamente anche le isole di Lampedusa e Malta. Tale limite differisce da quello previsto per Mare Nostrum che si  spingeva fino alle acque libiche.

Allo stato attuale partecipano all’operazione congiunta 21 Stati membri dell’Unione europea, mettendo a disposizione risorse umane, consistenti in 65 agenti distaccati, e 12 mezzi: due aeromobili ad ala fissa, un elicottero, due navi di pattuglia in mare aperto, sei navi di pattuglia costiera e una motovedetta. A supporto dell’attività di pattugliamento, vengono impiegati cinque nuclei per l’acquisizione dei dati personali dei migranti nei luoghi di sbarco e due team per i primi accertamenti sulla loro nazionalità. Secondo l’Agenzia Frontex dall’inizio dell’operazione sono state tratte in salvo quasi 19.500 persone.

L’Italia ha messo a disposizione un aereo della Guardia di finanza, un pattugliatore d’altura della Marina militare con elicottero a bordo e due pattugliatori costieri, rispettivamente della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. Inoltre, l’Agenzia Frontex si avvale del Centro di coordinamento internazionale istituito a Pratica di Mare, presso il comando aeronavale della Guardia di finanza, dove sono distaccati i rappresentanti della stessa agenzia e di tutti i Paesi partecipanti.

Il bilancio mensile dell’operazione è stimato tra 1,5 e 2,9 milioni di euro. La dotazione iniziale e provvisoria di bilancio operativo prevista per prorogare l’operazione congiunta Triton fino alla fine del 2015 è di oltre 18 milioni di euro. La scelta degli assetti aeronavali da impiegare, demandata a Frontex, restano vincolate al budget europeo a disposizione.

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