Cosa ha detto Papa Francesco sullo Ius Soli

di Tommaso Cardinale, 22 agosto 2017

 

“Papa Francesco: sì allo ius soli e allo ius culturae”. Sono queste le parole che quotidiani come Repubblica e Il Giornale hanno attribuito, virgolettandole, a papa Francesco. Per mettere tra virgolette queste parole hanno dovuto dimenticare momentaneamente una delle regole base del giornalismo: ovvero che tra virgolette si possono mettere solo citazioni puntuali di discorsi diretti o scritti. Ne Il Giornale questa regola d’oro viene infranta persino nel catenaccio: "Offrire ai migranti possibilità più ampia di ingresso sicuro e legale, no espulsioni arbitrarie". Le parole usate dal papa sono state invece: “Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.” Inoltre secondo Repubblica il pontefice "manifesta appoggio anche allo ius culturae in quanto chiede sia riconosciuto il diritto a completare il percorso formativo nel paese d'accoglienza". Ma lo Ius Culturae non è il diritto a completare un percorso formativo nel paese di accoglienza: è il diritto a richiedere la cittadinanza italiana dopo cinque anni di tale percorso.

Da qui la domanda: cosa ha detto veramente Papa Francesco su Ius Soli e Ius Culturae? In realtà nulla. A differenza del titolo, all’interno dei rispettivi articoli i quotidiani riportano citazioni esatte del Messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato 2018, sebbene concentrate quasi esclusivamente sulle righe di un unico paragrafo, poche righe su centinaia, cioè quello legato alla spiegazione del verbo “proteggere”.

Il messaggio del papa è rivolto solamente all’Italia?

Alcuni hanno reagito male perchè pensano che il messaggio del Papa sia una sorta di lettera al parlamento italiano mandata per far spostare l'ago della bilancia su decisioni che spettano solo alla politica nostrana. Il messaggio, invece, riguarda una Giornata Mondiale, e viene pertanto letto in tutte le diocesi del mondo, in tutti gli stati del mondo, dove esistono moltissimi fenomeni migratori, che non esistono solo in Italia o nel Mediterraneo.

Ad esempio in Australia le barche dei migranti, provenienti principalmente dall’Indonesia (paese devastato da una guerra civile), vengono fermate dalla Marina e trasportate nei porti di provenienza. In Giappone ogni anno avvengono vere e proprie deportazioni dei richiedenti asilo verso i paesi d’origine (sebbene questa situazione potrebbe cambiare, a causa della grave crisi demografica di cui abbiamo parlato qui). Quando papa Francesco si auspica “che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili”, ha in mente tutte le nazioni del mondo, e non solo l’Italia. Papa Francesco non sta dichiarando di essere favorevole allo Ius Soli ma che in alcune parti del mondo si potrebbero applicare criteri diversi per regolare il fenomeno della migrazione.


Ius Soli per tutti i bambini? 

Papa Francesco ha affermato il diritto dei bambini a una nazionalità, non necessariamente a quella del paese nel quale escono dal grembo materno. Da questa affermazione si può dedurre soltanto un dovere da parte del paese in cui il bambino nasce di riconoscere la cittadinanza nel caso di un bambino che altrimenti sarebbe apolide, e questo già viene riconosciuto da legislazioni come quella italiana.
 

Il papa si sta inventando nuove teorie?

Anche qui la risposta è negativa, nonostante molti media cerchino di trovare nuovi e trasgressivi contenuti nelle parole del pontefice. Papa Francesco sta ribadendo, con stile e parole nuove, la sostanza che è presente nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, soprattutto nei punti 297 e 298.

297: L'immigrazione può essere una risorsa, anziché un ostacolo per lo sviluppo. Nel mondo attuale, in cui si aggrava lo squilibrio fra Paesi ricchi e Paesi poveri e in cui lo sviluppo delle comunicazioni riduce rapidamente le distanze, crescono le migrazioni di persone in cerca di migliori condizioni di vita, provenienti dalle zone meno favorite della terra: il loro arrivo nei Paesi sviluppati è spesso percepito come una minaccia per gli elevati livelli di benessere raggiunti grazie a decenni di crescita economica. Gli immigrati, tuttavia, nella maggioranza dei casi, rispondono a una domanda di lavoro che altrimenti resterebbe insoddisfatta, in settori e in territori nei quali la manodopera locale è insufficiente o non disposta a fornire il proprio contributo lavorativo.

298: Le istituzioni dei Paesi ospiti devono vigilare accuratamente affinché non si diffonda la tentazione di sfruttare la manodopera straniera, privandola dei diritti garantiti ai lavoratori nazionali, che devono essere assicurati a tutti senza discriminazioni. La regolamentazione dei flussi migratori secondo criteri di equità e di equilibrio è una delle condizioni indispensabili per ottenere che gli inserimenti avvengano con le garanzie richieste dalla dignità della persona umana. Gli immigrati devono essere accolti in quanto persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, ad integrarsi nella vita sociale. In tale prospettiva va rispettato e promosso il diritto al ricongiungimento familiare. Nello stesso tempo, per quanto è possibile, vanno favorite tutte quelle condizioni che consentono accresciute possibilità di lavoro nelle proprie zone di origine.

Né in questi due punti della Dottrina Sociale della Chiesa, né nel messaggio di papa Francesco si fa menzione di ius soli o di ius culturae. L’attenzione del pontefice è rivolta anche a quella categoria di persone più penalizzata all’interno dei fenomeni migratori, ovvero i bambini: Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale». Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio. L’acquisizione della nazionalità del paese in cui si nasce non viene auspicata in funzione di un’invasione del territorio italiano, ma per proteggere dei bambini che senza il riconoscimento legale di un’appartenenza territoriale potrebbero anche perdere la vita.

 

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