
Il 26 maggio ci sarà a Bologna un referendum consultivo che chiede di abolire il finanziamento alle scuole per l'infanzia paritarie. Migliaia di persone stanno aderendo da tutta Italia al Manifesto che vuole difendere un sistema che garantisce alla famiglie la libertà di scelta dell'educazione da dare ai propri figli. A questo indirizzo si può aggiungere il proprio nome a questa iniziativa, visto che il tema non è certo circoscritto alla popolazione bolognese.
Il Comitato art. 33, che ha promosso il referendum consultivo, ha l'obiettivo di togliere le risorse comunali destinate alle scuole paritarie convenzionate, gestite da privati, e di trasferirle alle scuole comunali e statali. Tali risorse ammontano attualmente a un milione di euro l'anno.
Il nome del Comitato fa riferimento all'articolo 33 della Costituzione, che recita: "enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” Nel dettaglio, il Comune di Bologna spende per ogni posto in una scuola per l'infanzia pubblica fino a 6.900 euro l'anno, mentre per uno in un asilo convenzionato dai 500 ai 600 euro. Togliendo il milione di euro alle scuole a gestione privata quindi, il Comune di Bologna assicurerebbe 145 posti in più negli asili comunali/statali, mentre adesso con quella cifra nelle scuole paritarie convenzionate ne assicura 1.736.
Rimanendo sul piano legislativo, c'è da ricordare che la Legge 62 del 2000 (la cosiddetta Legge Berlinguer) ha sancito che il “sistema nazionale di istruzione” è costituito sia da scuole statali sia da scuole paritarie. Queste ultime includono le scuole degli enti locali e degli enti privati non profit. La legge riconosce espressamente che tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione svolgono un servizio pubblico. Nel 1995, la legge regionale 52 dell'Emilia Romagna aveva riconosciuto il sistema integrato delle scuole per l'infanzia.
Il sindaco di Bologna Virginio Merola difende il sistema integrato delle scuole per l'infanzia, che unisce pubblico e privato e che a suo avviso ha dato buoni risultati sul piano degli standard educativi, "indipendentemente dal fatto che le scuole siano comunali, statali o paritarie”.
Quello della gestione - pubblica e privata - delle scuole è uno dei temi sociali "caldi” nel nostro paese. Nel'avversione al privato influisce un pregiudizio anticattolico (la maggior parte delle scuole non statali sono cattoliche) e una insufficiente riflessione su chi abbia in prima battuta la responsabilità della formazione dei giovani: se lo Stato, secondo un'impostazione statalista, o i genitori, che appoggiandosi allo Stato secondo il principio della sussidiarietà, chiedono di poter avere il diritto di scelta tra diverse opzioni.
Su Documentazione.info abbiamo già parlato dell'argomento, fornendo qualche dato sui costi delle scuole paritarie (qui e qui) e con un riepilogo dello stato dell'arte sul tema della libertà di educazione.





