Crisi economica, ci rimettono le famiglie e i giovani

Redazione, 10 febbraio 2012

La famiglia si accolla il peso della crisi. In molti dati presentati dai media ricorre questa preoccupante realtà. Un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2010, ripresa qualche tempo fa dal Corriere della Sera, rivela che la crisi economica lascia il segno sulle famiglie italiane e colpisce i più deboli, e tra questi i giovani, mentre aumenta il divario tra i più ricchi e i più poveri.
Dal 1991 al 2010 il reddito medio delle famiglie è sceso del 2,4%. Il reddito individuale medio da lavoro (autonomo e dipendente) è inferiore nelle donne rispetto agli uomini.
Note dolenti per i giovani. In vent'anni le entrate di chi ha tra 19 e 34 anni sono diminuite del 3%. Guadagni stagnanti per i trentacinque-quarantacinquenni, mentre appaiono in crescita le altre fasce d'età.
Il dato della Banca d'Italia si rispecchia perfettamente con quello dell'Istat, secondo il quale quasi un giovane su tre non ha lavoro.
Quando parla di "poveri" la Banca d'Italia intende coloro che hanno un reddito annuo inferiore alla metà della media, quindi sotto i 9.450 euro. Essi sono il 14,4% (e diventano oltre il 40% tra i cittadini stranieri), un punto in più rispetto al 2008.
D'altra parte, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza familiare totale (nel 2008 era il 44,3%).
Il 27,7% delle famiglie italiane ha debiti, per un ammontare medio di 43.792 euro.

Disabilità: le risposte arrivano soltanto dalle famiglie
Altro ambito che ricade soprattutto sulle spalle delle famiglie italiane è quello dell'assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti.
Secondo un'indagine dello Studio Gender per la Caritas Ambrosiana, l'Italia spende meno della metà di quanto fanno in media gli altri Paesi europei per l'assistenza agli anziani. In questo modo «la cura dell'anziano non più autosufficiente ricade sulle famiglie. In due casi su tre lasciate a loro stesse. In particolare sono le donne, figlie, mogli, nuore, le indiscusse protagoniste del lavoro di cura».
L'Istat ci informa che in Italia i disabili «sono 2 milioni 600 mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia.
Il Rapporto del Censis per la Fondazione Serono sul vissuto delle persone con sclerosi multipla e con autismo e dei loro familiari dice che ancora oggi le famiglie dei disabili sono costrette a farsi carico di indebite supplenze.
La ricerca del Censis evidenzia, tra l'altro, come l'autismo ha un impatto pesantissimo sulla vita lavorativa di due famiglie su tre (il 65,9%). In particolare, il 25,9% delle madri ha dovuto interrompere il lavoro, il 23,4% ha lo ha ridotto.
Le ore di assistenza e sorveglianza mediamente sono più di 17 al giorno, onere nella stragrande maggioranza dei casi tutto a carico delle famiglie.
Anche i dati sul vissuto dei nuclei familiari con persone affette da sclerosi «confermano l'assoluta centralità della famiglia nell'assistenza, a fronte di un sistema di servizi formali evidentemente inadeguato». Complessivamente è il 38,1% degli intervistati ad aver ricevuto assistenza tutti i giorni da familiari conviventi, quota che aumenta tra chi ha livelli di disabilità più elevati (62,8%). Solo il 15,3% si avvale dell'aiuto di personale pubblico, solo il 3,3% tutti i giorni.