«Quando si parla di femminicidi ci sono due cose che non mancano mai: la parola “emergenza” e lo slogan “una ogni tre giorni”».
A mettere in discussione uno degli slogan più ricorrenti nel dibattito sulla violenza contro le donne è Vincenzo Mauro, professore di Statistica all’Università di Macerata, conosciuto sui social come 3minuticolprof. Il punto della sua analisi non è negare la gravità dei femminicidi, ma chiedersi se il modo in cui vengono raccontati corrisponda davvero ai dati.
«Due anni fa ho mostrato, dati alla mano, che la storiella che ci raccontano è un grande inganno. E per questo mi sono beccato del misogino, patriarca, “sminuisci il fenomeno” [...] tanti insulti ma zero argomentazioni. Perché questa è la magia della matematica».
I numeri stanno diminuendo
Un primo dato è difficilmente contestabile: negli ultimi anni il numero delle donne vittime di omicidio in Italia è diminuito.
Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state uccise 97 donne, contro le 118 del 2024, le 120 del 2023 e le 130 del 2022. Il calo rispetto all’anno precedente è stato del 18%. Le donne uccise in ambito familiare o affettivo sono state invece 85, il 16% in meno rispetto al 2024.
«Avete sentito qualcuno che lo fa notare?», domanda Mauro.
Il trend è proseguito nel 2026. Nel primo semestre le vittime donne di omicidio volontario e del nuovo reato di femminicidio sono state complessivamente 34, contro 54 nello stesso periodo del 2025: una diminuzione del 37%.
Anche il contesto internazionale aiuta a mettere i numeri in prospettiva. L’Istat rileva che l’Italia è storicamente tra i Paesi dell’Unione europea con il più basso tasso complessivo di omicidi: nel 2023 registrava 0,57 vittime ogni 100 mila abitanti, uno dei valori più bassi dell’UE.
Ma che cosa chiamiamo “femminicidio”?
È proprio qui che nasce uno dei problemi evidenziati dal video.
Fino al 2025 in Italia femminicidio non era una fattispecie autonoma di reato. Istat e Ministero dell’Interno potevano studiare e stimare il fenomeno analizzando il rapporto tra vittima e autore, il movente e il contesto dell’omicidio, ma non esisteva nel Codice penale un delitto chiamato “femminicidio”.
La situazione è cambiata il 17 dicembre 2025, quando è entrata in vigore la legge n. 181 del 2 dicembre 2025, che ha introdotto l’articolo 577-bis del Codice penale. La norma definisce femminicidio l'uccisione di una donna commessa, tra le altre ipotesi, come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al suo rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo.
Questo consente oggi di distinguere statisticamente gli omicidi con vittime donne dai casi classificati specificamente secondo la nuova fattispecie di femminicidio.
Nel primo trimestre del 2026 i casi registrati ai sensi dell’articolo 577-bis sono stati 3. Nel primo semestre sono diventati 8. Nello stesso periodo altre 26 donne sono state vittime di omicidio volontario, per un totale di 34 donne uccise.
Ed è questa distinzione a rendere problematico uno slogan come «una donna ogni tre giorni», quando viene presentato genericamente come numero dei “femminicidi”: a seconda che si contino tutte le donne uccise, quelle assassinate in ambito familiare-affettivo, quelle uccise da partner o ex partner oppure i casi che rientrano nella nuova fattispecie penale, si stanno misurando fenomeni diversi.
«Non c’è libertà senza conoscenza»
Per Mauro il punto non è soltanto statistico, ma riguarda il modo in cui la percezione del rischio influenza le nostre scelte.
«Io posso scegliere di avere paura dell’aereo anche se il mezzo è più sicuro, è un mio diritto. Ma se tu mi fai credere che cade un aereo ogni tre giorni, questo diritto me lo stai scippando».
Da qui la conclusione:
«Non c’è libertà, non può esserci pensiero critico senza conoscenza».
E Mauro precisa che leggere criticamente i numeri non significa contrapporsi alle battaglie contro la violenza sulle donne. Anzi, secondo lui il rischio è esattamente l’opposto: una comunicazione percepita come esagerata o imprecisa può finire per screditare anche chi quelle battaglie le porta avanti seriamente.
«Lo ripeto sempre: le battaglie si vincono uniti come società, maschi e femmine insieme, e partendo dalla verità».





