Senza figli non c’è futuro

di Redazione, 19 settembre 2014

Un interessante articolo di Avvenire ha sintetizzato i dati fondamentali che denotano il problema della denatalità in Italia. Li ricapitoliamo di seguito:

Effetti della denatalità

L’invecchiamento della popolazione, dovuta alla carenza di bambini, rallenta il prodotto interno lordo, gonfia il debito pubblico (con problemi di conti nazionali e allargamento degli spread), fa calare gli investimenti, indebolisce l’efficacia delle politiche monetarie delle banche centrali, ne avevamo anche parlato qui (fonte: studi di Amlan Roy, responsabile delle ricerche demografiche per il Crédit Suisse)

Fertilità in Italia e uso delle risorse

Tasso di fertilità di 1,39 figli per donna, tra i più bassi d’Europa. Il 2013 ha fatto segnare il minimo storico di nuovi nati: 514mila.

Dei 416 miliardi di euro di spesa pubblica italiana per le politiche sociali nel 2011, il 49,9% è andato a politiche per gli anziani, il 23,8% alla sanità e il 4,6% alle politiche per la famiglia e l’infanzia. Le politiche sociali più "vecchie" d’Europa: nella media delle nazioni dell’euro agli anziani va il 37,2% della spesa sociale (cioè quasi un terzo in meno) mentre alla famiglia va il 7,6% (quasi il doppio).

Povertà delle famiglie

La soglia della povertà assoluta in una città del Nord, per l’Istat, corrisponde a un reddito di 1.500 euro per una famiglia con due minorenni. Crescere un figlio nell’arco di una vita costa 170mila euro, quasi quanto una Ferrari. In Italia l’incidenza della povertà, del 12,7% tra tutte le famiglie, sale al 15,7% in quelle con un figlio minore, al 20,1% con 2 minori, al 28,5% per chi ha 3 o più figli piccoli.

 

Proposta: 80 euro ai figli

I due autori dell’articolo, Massimo Calvi e Pietro Saccò, avanzano poi una proposta: perché non dare i famosi 80 euro al mese a ogni figlio? Secondo loro i soldi ci sarebbero: “i minorenni in Italia sono 10 milioni, lo stesso numero dei lavoratori gratificati con il bonus, la spesa sarebbe dunque identica. Il numero di famiglie con minori interessate sarebbe di 6 milioni (5 milioni di coppie più un milione di genitori soli), il 37% dei nuclei, come per il bonus. Undici milioni di adulti di qualunque categoria lavorativa e fascia sociale vedrebbero entrare in famiglia almeno 960 euro l’anno con un figlio, 1.920 con due, e via dicendo. A guadagnare l’assegno sarebbero 4 milioni di persone finora escluse, tra incapienti, precari, autonomi, ceti medi. A perdere gli 80 euro, 4 milioni di lavoratori comunque non incapienti e senza carichi familiari. Uno scambio, che alzerebbe il tasso di equità della misura, con benefici per la crescita, attuale e futura, dell’economia italiana. Non è una proposta operativa – tornare indietro è difficile – ma uno spunto per discutere su cifre, bisogni, priorità e scelte politiche”.

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