La famiglia, motore del welfare e dell'economia

di Stefano Grossi Gondi, 23 gennaio 2012

Una ricerca dell'Istat documenta l'impatto della famiglia nella cura e assistenza verso i soggetti più deboli della società, mentre dagli Stati Uniti arrivano i dati di come molti settori del'economia beneficiano della "buona salute" della famiglia, in particolare se composta da una coppia sposata con figli.
L'Istat ha pubblicato il 28 dicembre 2011 una ricerca su "La conciliazione tra lavoro e famiglia" dalla quale emerge che sono circa 15 milioni 182 mila (il 38,4% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) le persone che nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di adulti malati, disabili o di anziani.
La famiglia si conferma la struttura di welfare per eccellenza nella società italiana. Il 27,7% delle persone tra i 15 e i 64 anni ha figli coabitanti minori di 15 anni, il 6,7% si prende regolarmente cura di altri bambini e l'8,4% di adulti o anziani bisognosi di assistenza. Le donne sono coinvolte in questo tipo di responsabilità di cura più spesso degli uomini (42,3% contro il 34,5%) e anche per questo risulta più bassa la loro partecipazione al mercato del lavoro. Tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5%, mentre tra i padri raggiunge il 90,6%.
Quasi 3,5 milioni di occupati (il 35,8% degli occupati con responsabilità di cura) vorrebbero modificare il rapporto tra tempo dedicato al lavoro retribuito e quello impiegato in assistenza e accudimento.
Per quasi tre persone su 10 gli impegni lavorativi non permettono di trascorrere con i propri cari il tempo desiderato. Ha un orario flessibile soltanto un terzo delle donne con lavoro dipendente.
Sono oltre un milione le persone inattive (il 24% di quelle con figli minori di 15 anni o con altre responsabilità di cura) che sarebbero disposte a lavorare se potessero ridurre il tempo impegnato nell'assistenza e accudimento.
La mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) e per l'ingresso nel mercato del lavoro di 489 mila donne non occupate (l'11,6%).
Sono 702 mila le occupate con figli minori di 8 anni che dichiarano di aver interrotto temporaneamente l'attività lavorativa per almeno un mese dopo la nascita del figlio più piccolo (il 37,5% del totale delle madri occupate).
L'assenza temporanea dal lavoro per accudire i figli continua a riguardare, invece, solo una parte marginale di padri.
Anche il congedo parentale è utilizzato prevalentemente dalle donne, riguardando una madre occupata ogni due a fronte di una percentuale del 6,9% dei padri. Questi dati sono descritti nei grafici che abbiamo tratto dal quotidiano web L'Inkiesta.

 
 

 

La ricerca The substainable demographic dividend svolta negli Stati Uniti dal Social Trends Institute descrive tra le altre cose l'impatto favorevole della famiglia nello sviluppo di molti settori dell'economia.
I dati dicono che le coppie sposate (di età tra i 18 e i 50) spendono in proporzione di più dei single e dei senza figli in vari settori come i prodotti alimentari, la cura della salute, la manutenzione della casa, le assicurazioni sulla vita e, ovviamente, la cura dei figli. I single spendono di più soltanto per gli animali da appartamento.
Compagnie come Home Depot (manutenzione della casa), Johnson & Johnson (salute), Kellogg (cereali), Kroger (alimentari), Mars (dolci), Mattel (giochi), Northwestern Mutual (assicurazioni sulla vita), Procter & Gamble (prodotti per la casa), UnitedHealth (assicurazioni sanitarie), and Target (merchandise) hanno tutto da guadagnare dalla "buona salute" delle famiglie americane.