I papà italiani sono i più vecchi al mondo

Adnkronos 20/10/05

I padri italiani sono i più vecchi al mondo. Questo il dato emerso al convegno 'La paternità in Italia', organizzato dall'Istat per presentare una ricerca focalizzata sulle caratteristiche della paternità nel nostro Paese. ''Abbiamo introdotto - ha affermato Luigi Biggeri, presidente dell'Istituto nazionale di statistica - per la prima volta nell' indagine Multiscopo quesiti sulla storia coniugale e riproduttiva anche per gli uomini''. Si è così riscontrato che gli italiani nati nella prima metà degli anni '60, diventano padri per la prima volta mediamente a 33 anni (3,5 in più rispetto a quelli nati dieci anni prima) mentre in Spagna, Francia e Finlandia l'età dei neo-padri è inferiore a 31 anni.

Rispetto agli altri Paesi, poi, le donne italiane hanno il primo figlio un anno più tardi. L'età mediana alla nascita del primogenito per le donne, nate nella prima metà degli anni '60, risulta di poco superiore a 27 anni, con un aumento di poco meno di 2,5 anni rispetto alle nate ad inizio anni '50: un anno in più rispetto alla Francia e mezzo anno in più rispetto a Spagna ma mezzo anno in meno rispetto alla Finlandia. La propensione ad avere il primo figlio si riduce di ben circa l'80% per chi si sposa attorno ai 35 anni rispetto a chi si sposa intorno ai 25 e ciò vale sia al Nord che al Sud Italia. L'età femminile sembra invece incidere negativamente solo quando è lei ad essere più grande di lui. Secondo l'Istituto di via Cesare Balbo, l' origine del fenomeno è dovuto al fatto che in età matura si diventa più prudenti e meno propensi ad assumersi delle responsabiltà.

Lo studio dell' Istat conferma dunque che i giovani italiani continuano a rimanere in casa con mamma e papà più dei coetanei europei. Nella fascia 30-34 anni vive con i genitori il 40% degli uomini e circa il 20% delle donne. L'uscita dalla casa di origine avviene solitamente intorno ai 30 anni e a seguito di matrimonio. La quota di donne con istruzione superiore a quello dello sposo, è piu' che raddoppiata negli ultimi 30 anni (era meno del 10% per i matrimoni celebrati a fine anni '60, ora sono circa il 22%), mentre è diminuita nettamente la situazione nella quale lui ha un titolo di studio di livello superiore (da 18% a 14%).

Alla nascita del primo figlio, secondo l'Istituto di via Cesare Balbo, i genitori sperimentano le difficoltà legate alla cura del bambino. Dopo la prima nascita, se la partecipazione domestica paterna risulta ''nulla o insoddisfacente'' è possibile che da parte delle madri il sacrificio venga valutato come eccessivo e ci si fermi al primo figlio. Nel caso di coppie giovani e con un doppio reddito soprattutto al Centro Nord, la ricerca osserva come una consistente partecipazione dei padri alla cura del primo figlio si ripercuota positivamente sulla fecondità ed aumenti la probabilità di avere altri bambini. Le coppie in cui lei non lavora e lui ha un lavoro di alto livello presentano, invece, una propensione di andare oltre al figlio unico tra il 10 e il 20% più elevato rispetto alle altre coppie.

Infine, in 14 anni è cresciuta anche la 'paternita' a distanza', quella dei padri separati o divorziati che non convivono con i figli. Coloro che dicono di vedere poco, qualche volta o mai i propri bambini durante l'anno erano il 26,5%, ora sono il 17,1%. Sono invece passati dal 55% al 58,1% coloro che dicono di vedere tutti i giorni o qualche volta i figli durante la settimana; percentuale che raggiunge il 65,2% fra i laureati.


Adnkronos, 20.10.05