Nel programma contro l'omofobia manca la dignità della persona

di Franco Olearo, 28 dicembre 2013

Il Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca, assieme al Dipartimento Pari Opportunità e all’Istituto Statale Amerigo Vespucci hanno reso disponibile un opuscolo che presenta il suo piano 2013-2014 per l’organizzazione nelle scuole di interventi contro la discriminazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

L’opuscolo, dopo aver ricordato che è stata istituita per il 17 maggio la Giornata Mondiale contro l’omofobia e la trasfobia, intende promuovere una specifica azione educativa che si concentri su tre direttrici:

- educazione all’affettività e alla sessualità;
- contrasto al bullismo omofobico;
- coinvolgimento degli “adulti di riferimento”

L’ambiente scolastico viene considerato prioritario perché secondo le statistiche disponibili l’età prevalente in cui le persone dichiarano di essersi accorti della loro omosessualità oscilla fra gli undici e i quindici anni.

E’ una realtà ormai evidente a tutti che il bullismo scolastico sia in aumento e non si possono che apprezzare  iniziative atte a promuovere il rispetto  reciproco  fra i ragazzi nelle scuole, qualunque siano  le “particolarità” che finiscono per innescare derisioni o addirittura violenze.  

Tuttavia il modo con cui l’argomento è stato trattato nell’opuscolo (molte frasi espresse sono semplici traduzioni tratte da un documento dell’American Psycological Association) è fuorviante e ideologicamente condizionato.

Il testo confonde l’incredibile ricchezza umana della realtà scolastica con le peculiarietà che si possono riscontrare nello studio di uno psicanalista; rinchiude la complessità psicologica di un ragazzo in formazione all’interno di riduttivi schemi antropologici.

La varietà dell’essere maschio e femmina

E’ esperienza comune che all’interno delle categorie dell’essere maschio e femmina si celano grandi varietà  caratteriali. Ci sono ragazzi molto sensibili che sembrano quasi femminili pur essendo maschi; ci sono ragazze molto ruvide (spesso si tratta di forme di pudore)  da sembrare quasi  maschili, pur essendo sicuramente donne. Ha avuto un grande successo di pubblico in Francia  il divertente film “Les garçons et Guillaume, à table!": racconta di un ragazzo delicato che  non vuole giocare a calcio ma che  desidera soprattutto diventare un bravo pianista. I genitori, condizionati  dal manicheismo gay, si vogliono mostrare “moderni”: la madre si affretta a circondarlo di tenerezze,  a chiamarlo “cara” salvo poi, con loro grande sconcerto, scoprire che Guillaume si è innamorato di una ragazza.

Il documento del Ministero non fa alcun cenno alla prudenza  con cui va affrontato l’argomento, né alla necessità di  non pervenire a conclusioni  affrettate nei confronti di un adolescente che molto probabilmente sta passando un periodo di incertezza  ma salta direttamente a consigliare i docenti  di contattare le associazioni LGBT come enti erogatori di formazione, per i quali si consiglia  un accreditamento presso il MIUR. Non ci sono proposte alternative ma le associazioni LGBT sono viste come le “uniche” detentrici della sapienza in fatto di omosessualità.

Una non discrimazione ottenuta attraverso una posizione ideologica sulla sessualità

Chi insegna o semplicemente chi è stato un alunno, ricorda che quando si andava alle medie (l’ambiente target principale del documento), si finiva per prendere in giro un po’ tutti, a volte semplicemente attribuendo a quel certo compagno un epiteto che lo caratterizzasse. Si prende in giro il ragazzo grasso che si manifesta goffo durante l’ora di ginnastica, si prende in giro il ragazzo albino o la ragazza dai capelli rossi. Certamente si finisce per prendere in giro anche chi appare troppo timido o effeminato e può darsi che si inneschino atti di violenza. Al contempo però la classe è un ambiente dove si  possono sviluppare grandi solidarietà e  gesti di sostegno nei confronti del compagno che sta in difficoltà.  Chi è insegnante, chi è genitore, sa che l’età che va dagli 11 ai 15 anni è caratterizzata da atteggiamenti in continua oscillazione e niente è definitivo.  E’ importante quindi che si introduca fra i ragazzi il concetto di rispetto della persona, che esprime il valore assoluto e profondo di ognuno, indipendentemente da certe particolarità che possono trasparire dal suo comportamento o dal suo fisico.

L’opuscolo del Ministero  non impiega il tradizionale concetto di dignità e rispetto della persona,  che sarebbe stata  valida per qualsiasi tipo di discriminazione, ma fin dai primi paragrafi porta avanti l’ideologia del gender (una traduzione del documento americano) distinguendo fra orientamento sessuale e sesso biologico. Alcune pagine dopo ribadisce che “bisogna riconoscere dignità a tutte le espressioni della sessualità in una dimensione di relazione e di affettività”. In sostanza la difesa da ogni discriminazione sessuale passa attraverso una specifica definizione del valore della sessualità , vista in modo riduttivo come espressione di affettuosità, saltando a piè pari la sua funzione procreativa e indirettamente, anche se il tema non è affrontato, proiettandosi verso una definizione sbagliata di matrimonio.

In ciò sta la pericolosità ideologica del documento:  parlare di rispetto della persona vuol dire rispettarla integralmente, per quello che è e per ciò che pensa, senza per questo scadere nella rinuncia a difendere le proprie idee. E’ questa la ricchezza di un costruttivo atteggiamento democratico. Il documento invece “congela” il dibattito forzando tutti a orientarsi verso un’unica definizione del valore della sessualità.

“Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose che osservi cambiano”: è una delle frasi conclusive del documento. Una frase che tradisce la tendenza all’ indottrinamento ideologico del documento.

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