Lefebvre e la Fraternità di San PioX

Centro Studi sulle Nuove Religioni (www.cesnur.org)

Monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) diventa sacerdote missionario in Africa, poi vescovo, delegato apostolico per l’Africa francofona e arcivescovo di Dakar nel 1955. Nel 1962 è trasferito all’episcopato di Tulle, in Francia, ma rimane superiore generale di una congregazione missionaria, i Padri dello Spirito Santo, fino al 1968. Lascia questa carica non condividendo l’“aggiornamento” della congregazione ispirato al Concilio Ecumenico Vaticano II, per conto del quale era stato attivo opponendosi su molti punti alle decisioni della maggioranza. Nel 1970 apre nelle vicinanze di Friburgo, in Svizzera, un seminario per giovani alla ricerca di una formazione “tradizionale”, che dopo pochi mesi si trasferisce a Ecône, nel Vallese, con l’approvazione del vescovo di Sion.

La Fraternità sacerdotale San Pio X
Nel 1970 è eretta canonicamente nella Diocesi di Losanna-Ginevra-Friburgo la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Nel 1974, con una visita canonica, matura una reazione della gerarchia cattolica nei confronti del seminario di Ecône e della sua formazione “pre-conciliare”; e nel 1975 una commissione cardinalizia ingiunge a monsignor Lefebvre di non procedere a ulteriori ordinazioni sacerdotali. Nonostante gli ammonimenti romani, il vescovo francese ordina tredici sacerdoti, il 29 giugno 1976, e il successivo 22 luglio è sospeso a divinis. Con questo gesto la Fraternità Sacerdotale San Pio X entra in stato di “disubbidienza”, ma non ancora di scisma: fra alti e bassi, un dialogo discreto è mantenuto con le autorità romane, e – se continua a ordinare sacerdoti – monsignor Lefebvre si astiene dal consacrare vescovi. Il 5 maggio 1988 sottoscrive a Roma un accordo, che dovrebbe porre fine alle controversie consentendo ai membri della Fraternità di continuare a celebrare la messa secondo il rito detto “di san Pio V” con l’approvazione di Roma, e di essere retti da un vescovo membro della Fraternità. L’approvazione dell’accordo incontra però difficoltà, e le trattative con Roma si interrompono il 19 giugno 1988.

Lo scisma
Il 30 giugno monsignor Lefebvre consuma lo scisma consacrando, senza l’approvazione di Roma, quattro vescovi (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard N. Williamson e Alfonso de Galarreta) e incorrendo così nella scomunica insieme con il vescovo brasiliano Antonio de Castro Mayer (1904-1991) che partecipa – come co-consacrante – alla cerimonia. Il 2 luglio 1988, con la lettera apostolica Ecclesia Dei, il pontefice Giovanni Paolo II (1920-2005) constata la nascita di un vero e proprio scisma, e insieme detta provvidenze perché il maggior numero di sacerdoti e fedeli interessati alla problematica sollevata da monsignor Lefebvre possano rimanere o rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. In seguito a queste misure la Fraternità Sacerdotale San Pio X patisce defezioni di sacerdoti e fedeli che tornano nella comunione con Roma, ma mantiene – anche dopo la morte di monsignor Lefebvre – seminari e distretti organizzati, con celebrazione di Messe secondo il rito detto “di san Pio V”, in numerosi paesi.

I numeri della Fraternità
All’interno o accanto alla Fraternità sono sorti vari ordini religiosi femminili sia attivi sia contemplativi, anch’essi – evidentemente – non riconosciuti. Può essere utile citare alcuni dati sulla diffusione internazionale della Fraternità – presente in 63 Stati (31 Paesi con sacerdoti residenti e 32 Paesi con sacerdoti in missione; per un raffronto statistico, nel 2000 vi era una presenza in 45 Stati, dei quali 26 con sacerdoti residenti e 19 con sacerdoti in missione) –, aggiornati al 1° novembre 2008: 1.108 membri affiliati o apparentati, dei quali 491 sacerdoti – erano circa 200 nel 1988 (dei quali 55 in Francia, dove ora sono 130), all’epoca delle consacrazioni episcopali illecite, e nell’intervallo fra allora e oggi il 30% circa di essi ha abbandonato la Fraternità o è defunto –, 215 seminaristi, 41 pre-seminaristi, 117 fratelli, 164 suore, 80 oblate, 6 seminari (Ecône, Flavigny, Goulburn, La Reja, Winona, Zaitzkofen), 14 distretti, 3 case autonome, 159 priorati, 725 chiese, cappelle e centri di Messa, 2 istituti universitari, 88 scuole, 7 case di riposo. A quesi dati, vanno aggiunti i circa 40 sacerdoti e seminaristi della Fraternità San Giosafat di rito greco-cattolico di Lviv, in Ucraina – fondata nel 2000 da padre Vasyl Kovpak e postasi sotto la guida della Fraternità Sacerdotale San Pio X, conta circa 25.000 fedeli; il 16 dicembre 2007 il Tribunale della Congregazione della Dottrina della Fede ha confermato un precedente verdetto del Tribunale dell’arcieparchia cattolica-orientale di Lviv riguardo padre Vasyl Kovpak, confermando la sua scomunica – e 27 “comunità amiche”, delle quali 18 femminili e 9 maschili. In Italia la Fraternità Sacerdotale San Pio X – retta internazionalmente dal 1994 da mons. Bernard Fellay, uno dei quattro vescovi consacrati da monsignor Lefebvre nel 1988, riconfermato nella carica di superiore generale nel 2006 – è presente con i priorati di Albano Laziale, Spadarolo di Rimini e Montalenghe (Torino); messe sono regolarmente celebrate, inoltre, nei centri di Agrigento, Chiaravalle (Ancona), Albino (Bergamo), Bologna, Spinga (Bolzano), Ferrara, Firenze, Lucca, Seregno (Milano), Napoli, Parma, Pavia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Lanzago di Silea (Treviso), Trieste, Verona. Il superiore del Distretto Italia – da cui dipende una missione in Albania, e al quale sono legati gli istituti di suore Consolatrici del Sacro Cuore, a Vigne di Narni (Terni), e le Discepole del Cenacolo, a Velletri (Roma) – è don Davide Pagliarani, affiancato da una dozzina di sacerdoti.

La Messa pre-conciliare
Rispetto a quanto precede, l’opinione pubblica ritiene spesso che il nodo centrale che spiega la separazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X da Roma sia il rifiuto della riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, e il desiderio di conservare la liturgia detta “di san Pio V” (che per i meno informati diventa semplicemente “la Messa in latino”, mentre il mondo lefebvriano ha sempre fatto questione di testi più che di lingua, pure attribuendo importanza anche al secondo aspetto). È vero che la cosiddetta “Messa antica” rimane una bandiera della Fraternità Sacerdotale San Pio X e una ragione di adesione e di attaccamento per molti seguaci dello scisma. I problemi, tuttavia, sono più complessi e più profondi, tanto che la disponibilità della Santa Sede a concedere alla Fraternità l’uso della liturgia preferita (naturalmente in lingua latina e secondo le rubriche pre-conciliari) non ha evitato lo scisma.

Dissensi con il Concilio Vaticano II
Il disagio nei confronti del Concilio Vaticano II, nell’ambiente “lefebvriano”, ha il suo centro nella nozione di libertà religiosa. Secondo la Fraternità Sacerdotale San Pio X, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II la Chiesa cattolica predicherebbe, attraverso l’idea di “libertà religiosa”, la tesi secondo cui tutte le religioni sono più o meno uguali, con un progressivo scivolamento verso il relativismo che porta fuori dalla fede cattolica e dalla stessa nozione naturale di verità. L’ecumenismo e il dialogo interreligioso sono interpretati come ulteriori manifestazioni di relativismo. In questa stessa chiave sono criticati: il codice di diritto canonico del 1983, che non riconoscerebbe più la Chiesa cattolica come l’unica vera Chiesa; la riforma liturgica, in quanto avrebbe lo scopo di sfumare le differenze con il mondo protestante; la politica concordataria della Santa Sede, che non rivendicherebbe più per i cattolici i diritti che spettano ai seguaci dell’unica religione vera. Queste obiezioni di fondo al modello di relazioni fra la Chiesa cattolica, la società contemporanea, le altre comunità religiose e i moderni Stati laici trascendono, evidentemente, le semplici controversie liturgiche.

Il dialogo con la Santa Sede e il decreto del 21 gennaio
Nel marzo 2001 la Santa Sede ha confermato che sono stati avviati “contatti formali” in vista di una auspicata riconciliazione, i quali peraltro risultano allo stato attuale ancora fermi a una fase preliminare, anche se il motu proprio pontificio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, che ha liberalizzato l’uso della liturgia secondo il rito di San Pio V e in lingua latina, e il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa del 29 giugno 2007, dove è ribadita la dottrina tradizionale secondo cui l’unica “Chiesa di Gesù Cristo su questa terra” è la Chiesa cattolica, rappresentano certamente da parte della Santa Sede – secondo l’auspicio espresso dallo stesso Benedetto XVI nella lettera che accompagna il citato motu proprio – concreti “sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente”. Il risultato più consistente nel menzionato cammino di “completa riconciliazione” e “piena comunione” ha preso corpo con il Decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 2009, nel quale il prefetto card. Giovanni Battista Re – facendo seguito a una missiva del 15 dicembre 2008 del superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, nella quale il presule sollecitava la rimozione della scomunica, anche a nome degli altri tre vescovi consacrati il 30 giugno 1988 –, in base alle facoltà concessegli da Benedetto XVI, ha rimesso la censura di scomunica che gravava sui quattro vescovi, con tale atto desiderando “consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica”.

Reazioni
Naturalmente, non mancano “irriducibili” che non vedono con favore i contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede. Alcuni di questi lasciano la Fraternità per i gruppi sedevacantisti o sedeprivazionisti. Altri – come nel caso del sacerdote italiano don Giulio Maria Tam – danno invece vita a piccole realtà autonome che affermano di preservare lo “spirito” di monsignor Marcel Lefebvre contro la “lettera” rappresentata dal comportamento degli attuali superiori della Fraternità. Tuttavia si deve anche notare che il movimento va nei due sensi, e vi sono anche casi di sacerdoti sedevacantisti o sedeprivazionisti che entrano (o rientrano, giacché ne avevano fatto parte in passato) nella Fraternità San Pio X, mentre altri ancora la lasciano per rientrare nella piena comunione con la Chiesa di Roma.