Italia: un paese disorientato, ma tutt'altro che spento

di Stefano Grossi Gondi, 21 novembre 2013

La crisi antropologica responsabile del degrado sociale è arrivata in Italia al punto massimo, con tutto ciò che comporta: egoismo, passività, irresponsabilità e materialismo. Però sembra aver terminato la sua corsa e ci sono i presupposti per un'inversione di rotta, come nel movimento di un pendolo. Queste considerazioni vengono dall'indagine del Censis "I valori degli italiani” pubblicata a novembre e della quale abbiamo già parlato

Un paese vitale
La fotografia degli italiani fatta dal Censis evidenzia due aspetti: da una parte un'energia potenziale che cerca sbocchi, dall'altra l'incapacità di trovarli. In pratica: "vorrei fare qualcosa ma non so cosa”. Il 59,4% degli italiani si sente vitale (addirittura il 47,7% degli over 65). Il Paese non è spento – dice il Censis – ma disorientato, si cerca un segnale, e una regia che sembra mancare totalmente nel panorama nazionale. Comunque c'è desiderio di recuperare i beni morali come “beni rifugio”  in un contesto percepito come degradato.

Fame di socialità, di sentirsi utili agli altri
Le ambizioni personali lasciano il posto ad altri tipi di gratificazione: il 40% degli italiani si dice molto disponibile a far visita agli ammalati (e soltanto il 10% dichiara di non sentirsela), mentre il 29,5% afferma che l’idea di aiutare qualcuno in difficoltà gli darebbe moltissima carica. Il valore rimane costante in tutte le classi di età, si tratta di un bisogno generalizzato. Molto più bassa (16%) la percentuale di italiani che sentono la stessa carica per occuparsi del benessere del proprio corpo, con palestre e massaggi.
Molti italiani si dichiarano disposti a fare qualcosa per il territorio, per la manutenzione delle scuole (37%, che al sud diventa 41,2%), delle spiagge e dei boschi (34,3%) e per intervenire in caso di calamità (36,6%)

Gioco al ribasso?
Un'ipotesi è che lo stallo dell'egoismo dipenda dalla paura della competizione, che condotta da soli è logorante. Il 61,6% non vuole la flessibilità del lavoro in cambio di maggiori opportunità occupazionali; il 70,5% non vuole ospedali più grandi ed efficienti in cambio di ospedali piccoli, ma vicini; il 74% non vuole meno servizi pubblici in cambio di meno tasse; solo per la scuola si desidera più selezione, il 57,5% vota a favore di una scuola più di qualità anche se più selettiva.

Meno individualismo per sopravvivere
Nel campo del lavoro i dati evidenziano il desiderio di instaurare relazioni, e relazioni non conflittuali: sia nell'egoista timoroso della competizione e desideroso di sicurezze, sia nell'imprenditore che negli anni precedenti "si è fatto da sé” e adesso in un mondo sempre più complesso cerca di riscoprire gli altri come alleati più che come competitors.

Preoccupazione 
L'85% degli italiani si dice "preoccupato”, il 71,2% "indignato”. Questo malessere generalizzato non sembra ancora sfociare in una situazione esplosiva: il 13% si dice "disperato”, una percentuale alta ma che gli esperti non considerano pericolosa.

Gerarchia dei valori
Fare qualcosa per aumentare il benessere della propria famiglia è il motore che muove più energie vitali (46,2%), seguito dal pensiero di vivere una storia d'amore (36,9%) e dall'idea di aiutare chi è in difficoltà (29,5%)

Desiderio di spiritualità
Il Censis parla di "Papafrancescanesimo” per descrivere un dato sorprendente. Quasi il 59% degli italiani associa la spiritualità a pensieri positivi, fonti di carica interiore. E la figura del Papa sta ridestando interesse non solo per la fede ma anche per la vita spirituale e per una certa frugalità dei costumi.
Il Rapporto Censis afferma che «... i credenti hanno, più dei non credenti, la capacità di coltivare pensieri positivi nel loro animo. I credenti mostrano maggiore vitalità dei non credenti non solo per quanto riguarda la vita religiosa, ma anche quando si tratta di aiutare chi è in difficoltà o di fare un lavoro importante, di realizzare qualcosa che sia apprezzato dagli altri. Sembrerebbe che l’abitudine a una vita spirituale, a un’interiorità forse anche all’appartenenza religiosa, abbia creato una predisposizione al "pensiero positivo"».