Cosa c’è da sapere sugli ultimi dati Istat su occupazione e PIL

di Francesco D'Ugo, 2 maggio 2019

Il primo maggio è stato un giorno di riflessione sul mondo del lavoro. Gli ultimi dati Istat sul tema (disponibili qui e qui) sono stati accolti in maniera piuttosto varia, tra chi si è entusiasmato e chi invece ha fatto un appello a contenere l’entusiasmo. Vogliamo dunque riportare alcuni dei numeri più importanti dei due recenti rapporti Istat e che riguardano da vicino il lavoro in Italia.
Ecco cosa c’è da sapere sull’occupazione, il PIL e il mondo del lavoro in generale in Italia, consultando i dati dell’Istat.

Crescono gli occupati

Il primo dato che interessa è che, rispetto a febbraio 2019, marzo contava 60.000 occupati in più. Inoltre, gli occupati a tempo indeterminato sono cresciuti di 44mila unità nel primo trimestre 2019. Non solo: crescono anche gli occupati sotto i 34 anni (+69mila unità).

In generale, poi, l’Istat riporta che il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,2%, portandosi così allo 58,9%. Parallelamente cala anche il tasso di disoccupazione, (-0,3% rispetto al precedente trimestre) che si porta sul 10,2%, inferiore, però, soltanto a Grecia (18,5%) e Spagna (14%).

NEET, divario di genere e altri dati

Se l’occupazione cresce, il tasso di inattività non aumenta e non diminuisce rimanendo stabile al 34,3% da 3 mesi.

Appare significativo, ancora, un dato presentato da Confindustria e che riguarda la fiducia dei consumatori: questa sarebbe in calo, nonostante le buone notizie riportate sopra, provocando un calo della domanda interna.

Inoltre, in Italia permane un forte gap tra i tassi di occupazione femminile e maschile: nel 2017 eravamo il paese con il più ampio divario occupazionale di genere dopo Malta. La crescita degli occupati giovani, infine, non deve far dimenticare l lelevata percentuale di NEET nel nostro paese, ragazzi che non studiano e non lavorano, pari al 23,4% nel 2018.

PIL in crescita: è ripresa economica?

Il secondo rapporto Istat che abbiamo linkato parla di un aumento di +0,2% del PIL. Al contempo però, rivela ancora Confindustria, non c’è nessuna evidenza inequivocabile che si sia ridotto il rapporto tra debito pubblico e PIL, cosa che potrebbe portare a “riflessi sull’appetibilità dei bond italiani per i mercati finanziari”.

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