Chiesa e Darwin

Luigi Dell’Aglio, Avvenire 17 settembre 2008
L’origine delle specie di Charles Darwin, non è all’indice. La Chiesa cattolica non ha mai condannato la teoria dell’evoluzione, perché non la ritiene incompatibile a priori con la fede. Perciò non è proponibile una 'lettera di scuse' agli eredi di Darwin; l’esigenza si è manifestata nel mondo protestante perché questo accolse con aspre polemiche la teoria darwiniana.   E poi la Storia non è un eterno tribunale continuamente da allestire».

Convegno internazionale nel marzo 2009 a Roma
Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, aprendo la conferenza stampa dedicata al grande convegno internazionale dal titolo 'Evoluzione biologica:fatti e teorie', che si terrà dal 3 al 7 marzo 2009 alla Pontificia Università Gregoriana, per il bicentenario della nascita del naturalista inglese e per il centenario della pubblicazione della sua opera più importante, ribadisce l’opinione della Chiesa sull’evoluzione, rifacendosi a quanto affermato da Pio XII e da Giovanni Paolo II e a riflessioni fatte da Benedetto XVI.  

Prese le distanze dal creazionismo degli evangelici statunitensi
Il convegno dell’anno prossimo si propone, fra l’altro, di spazzare il campo da alcune «confusioni». Il creazionismo, teoria sostenuta soprattutto negli ambienti evangelici Usa, i quali sostengono la tesi di una creazione avvenuta «di colpo» e in maniera diretta, «fa parte del dibattito teologico ma se viene usato in modo ideologico, in campo scientifico, diventa un elemento fuori contesto», ha osservato Ravasi. Secondo molti scienziati cattolici, il creazionismo contraddice l’evidenza storica. Ma alla «confusione» contribuisce anche l’intelligent design, interviene il padre gesuita Marc Leclerc,   professore di filosofia della natura alla Gregoriana. «Questa teoria, pur ammettendo il fatto massiccio dell’evoluzione delle specie, mira a far leva sull’insufficienza della teoria neodarwiniana, per proporsi come spiegazione alternativa, allo stesso livello; come se solo il progetto divino potesse spiegare i processi dell’evoluzione». È una confusione fra due piani distinti, che non serve alla discussione.  

Le posizioni ideologiche costituiscono l'ostacolo maggiore
Ma sulla via di un proficuo dialogo tra scienza e fede, c’è un altro ostacolo da superare, e può essere insormontabile: le incomprensioni di natura ideologica. Leclerc cita una riflessione fatta da Joseph Ratzinger da cardinale. Non è la teoria dell’evoluzione a risultare incompatibile con la fede, quanto il proposito di far perno su qualche elemento di questa teoria e tradurlo in philosophia universalis, strumento a sostegno di una concezione materialistica della vita e dell’uomo.  
Fare chiarezza è necessario, dopo anni in cui le contrapposizioni ideologiche hanno accresciuto le aporie, cioè le incertezze, di un dialogo di per sé arduo, e dal quale non ci si possono aspettare conclusioni facili e rapide.

Ricerca di armonia tra scienza e teologia
Il convegno punta su una discussione produttiva.   «Cerchiamo di intrecciare in armonia la parte scientifica con quella filosofica e teologica, in un ascolto reciproco», sottolinea monsignor Ravasi. Ma un incontro che segni una tappa importante deve cambiare anche l’atteggiamento e il modo di operare dei soggetti in campo.   «Chiediamo meno arroganza a quegli scienziati che si fanno beffe di chi crede», come se fosse un residuato del paleolitico, da sospingere ai lati della strada su cui passa trionfalmente la scienza.
Ma Ravasi chiede un atteggiamento nuovo anche ai teologi: più umiltà. Il metodo profondo di questo dialogo dev’essere quello di chi si mette «sulla linea di frontiera e guarda oltre: niente cortine di ferro, niente muraglie».

Un convegno scientifico, aperto ai non credenti
Al convegno ci saranno scienziati di ogni fede e anche non credenti. Sulla teoria dell’evoluzione e sui suoi limiti si discuterà con argomenti esclusivamente scientifici.   Perché molte cose sono cambiate, negli ultimi anni, nella teoria neodarwiniana. Il fatto è che gli stessi meccanismi dell’evoluzione stanno evolvendo. Il paradigma darwiniano del common descent with modifications (discendiamo da un capostipite comune, con modificazioni) non regge più, anche se ciò non equivale affatto a dire che la selezione naturale è un’invenzione, fa notare il professor Alessandro Minelli, docente di Zoologia all’Università di Padova.  

Il concetto di evolvibilità
Crescono le prove che il determinismo genetico non può spiegare la vita. Da un workshop tenutosi la settimana scorsa alla Gregoriana, si ha la conferma che acquista sempre maggior peso il concetto di 'evolvibilità'. E in questa fase molto interessante del dibattito scientifico, i giovani rilevano molta curiosità intellettuale per scienza, filosofia e teologia, come mostra il successo delle tante iniziative del progetto Stoq (Science Theology and Ontological Quest) riferisce il professor Gennaro Auletta che ne è il direttore scientifico.