Spese militari in Italia, aumentano anche nel 2017

DI Giovanni Friolo, 6 dicembre 2016

Nel prossimo anno le spese che l’Italia sosterrà per il comparto militare saranno maggiori rispetto a quelle degli anni precedenti.Il rapporto del MIL€X Osservatorio sulle spese militari italiane ne documenta l’andamento storico.

Cosa si intende per spese militari?

Immediatamente verrebbe da pensare che sono spese riguardanti gli armamenti. In realtà - come è riportato nella tabella 7 - nella voce “ spese militari” vengono ricomprese varie voci: come per esempio il costo del personale o i costi sostenuti per la sicurezza interna (esempio operazione “Strade sicure”).

Come emerge dalla tabella il “costo del personale” rimane la voce più onerosa, seguita da “costo carabinieri difesa” e “costi esercito”. Il rapporto prevede che nel 2017 le spese militari italiane saliranno dello +0,7% rispetto al 2016, +2,3% rispetto alle previsioni. Per il prossimo anno il totale delle spese militari sostenute dall’Italia sarà di 23.4 miliardi (pari a 64 milioni di euro al giorno).

Nell’ultimo decennio l’aumento delle spese militari è stato pari al 21% e il rapporto spesa/PIL è salito da 1,2% a 1,4%. 

L’andamento storico evidenzia una netta crescita fino alla recessione del 2009 con i governi Berlusconi III e Prodi II, un calo costante negli anni post-crisi del quarto governo Berlusconi, una nuova forte crescita nel 2013 con il governo Monti, una flessione con Letta e il primo anno del governo Renzi e un nuovo aumento negli ultimi due anni.

Si evidenzia la stretta relazione tra questo meccanismo di incentivi pubblici all’industria militare nazionale (oltre 50 miliardi di euro di incentivi MISE ai programmi della Difesa negli ultimi 25 anni su iniziativa di governi di tutti i colori) e l’elevato costo dei programmi di acquisizione armamenti (5,6 miliardi nel 2017, 15 milioni al giorno). 

Da ricordare, però, che le stime non sono di facile calcolo. Lo dimostra anche il fatto la varietà di offerta che viene erogata dalle principali organizzazioni e istituti internazionali come il SIPRI, la NATO, l’ONU, l’OCSE e l’IISS.

Ognuna di queste organizzazioni adotta parametri diversi e dei propri metodi quantificativi di calcolo, molto diversi tra loro, che risultano, però, poco precise nel rispecchiare la complessità e le peculiarità della realtà italiana.

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