Quanti miliardari ci sono nel mondo?

di Priscilla Muro, 31 gennaio 2018

Nel 2017, l’82% della ricchezza mondiale è stato concentrato nelle mani dell’1% della popolazione (quella più ricca) mentre quasi 3,7 miliardi di persone (la metà più povera) è rimasta nelle sue condizioni precedenti. È quanto si evince dal rapporto dell' Oxfam, organizzazione internazionale per la riduzione della povertà globale, dal titolo “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza” e riguarda la disuguaglianza di reddito nel mondo.

Il report si basa sui dati contenuti nel Credit Suisse Global Wealth Databook 2017 . Analizziamo allora i dati più da vicino. 
 
Quanti miliardari ci sono nel mondo

Attualmente vi sono nel mondo 2.043 miliardari (valore in dollari), e nove su dieci sono uomini. La loro ricchezza è cresciuta in un anno di 762 miliardi di dollari. Nel periodo che va dal 2006 al 2015, il reddito delle persone più agiate del mondo ha registrato un incremento del 13%, cioè 6 volte maggiore rispetto al reddito dei lavoratori comuni. Particolarmente difficile è la situazione femminile: sempre secondo i dati del rapporto,le donne contribuiscono all’economia mondiale per circa 10.0000 miliardi di dollari, sotto forma di lavoro di cura non retribuito (ne abbiamo parlato qui).
 
Come si misura la disuglianza di reddito e perché è importante 

In realtà, i dati di ripresi da Oxfam riflettono un quadro simile a quello fornito dall’ultimo rapporto sulla disuguaglianza mondiale. Secondo i dati del “World Inequality Report 2018”  infatti, tra il 1980 e il 2016, "l’1% più ricco ha assorbito il 27% dell’aumento di reddito totale globale mentre il 50% più povero ha ottenuto soltanto la metà, ossia il 12% dell’aumento di reddito totale”. 

L’indicatore delle disuguaglianze sociali si chiama Coefficiente di Gini:  in questa scala, 0 equivale a nessuna disuguaglianza sociale e 1 è tutto il reddito concentrato nelle mani di una sola persona. Ovviamente nel calcolo si prendono in considerazione un’infinità di dati, come quelli sul lavoro, le statistiche sull’educazione, la povertà, la sanità e l'alimentazione, l’uguaglianza di genere e così via. 





Abbiamo già parlato qui e qui di quanto una corretta ridistribuzione del reddito sia importante per l’economia: recentemente anche il Fondo Monetario Internazionale ha ribadito che non si tratta solo di una questione morale. Da un recente studio del FMI, citato all'interno del rapporto di Oxfam, risulta infatti che “al di sotto di un coefficiente Gini di 0,27 la ridistribuzione nuoce alla crescita economica; al di sopra di tale livello, al contrario, esercita un effetto positivo". 
 
Ebbene, secondo i dati dello Standardized World Income Inequality Database, nel 2014 vi erano 11 Paesi con un coefficiente Gini inferiore a 0,27 e l'Italia non era tra questi, così come molti altri nazioni europee. Si trattava infatti di: Bielorussia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Svezie e Ucraina. 

Inoltre, come sottolinea l'Oxfam, “la disuguaglianza economica può avere effetti indiretti sulla performance economica in quanto è anche associata a maggiori livelli di terrorismo, instabilità politica e criminalità nonché a minori livelli di fiducia”.

Dunque, nonostante se ne parli ormai da un po’, il divario tra chi è ricco e chi non lo è, tra gli stipendi di uomini e donne,  tra quelli dei manager e i loro impiegati continua ad essere un problema per tutti i Paesi nel mondo, compresa l’Italia.

La disuglianza di reddito in Italia 

Secondo quanto segnalato da Oxfam, nel 2016, l’Italia ha registrato un coefficiente di Gini pari a circa 33 punti, occupando la 20esima posizione nella classifica dei paesi dell’Unione Europea per i livelli di disuaglianza del reddito disponibile. 

Nel periodo 1988-2011,  il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. A fronte di incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari, la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il 20% della popolazione.



Inoltre, pur aumentando la produttività del lavoro, i salari non sono cresciuti di pari passo. Nel periodo di tempo che va dal 2006 al 2016, il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane ha visto un incremento netto di 72,5 miliardi di euro. 
 
Eppure, soltanto "il 15,4% di tale incremento è fluito verso la metà più povera delle famiglie italiane” a fronte i una quota del 40,4% dell’incremento ad appannaggio del 20% dei percettori dei redditi più elevati.
 
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