Quante cellule ci vogliono per fare una vita

di Francesco D'Ugo, 19 marzo 2019

Da che momento l’embrione può essere definito un essere umano? Sono domande che ci si pone nel dibattito pubblico e che anche noi di Documentazione.info ci siamo posti spesso.

Riprendiamo, a questo proposito, un articolo, uscito sul Corriere della Sera, che propone un nuovo punto di vista sulla questione. Seppure in poche righe, vale la pena riportare alcuni passaggi fondamentali presentati nell’articolo.

Gli autori riassumono, innanzitutto, alcune delle posizioni più comuni riguardo il giorno dell’inizio di una nuova vita umana. Le elenchiamo.

  1. Per alcuni è il giorno dell’impianto uterino (inizia al 6°-7° giorno, termina al 14° dalla fecondazione);

  2. Per altri, il momento di acquisizione di autonomia del sistema respiratorio o del sistema nervoso (diversi mesi di sviluppo fetale);

  3. Altri ancora collocano questo inizio nella fecondazione, cioè nella fusione delle membrane dello spermatozoo e dell’oocita, poiché così si realizza la formazione dello zigote (l’embrione formato da una sola cellula);

  4. Infine alcuni ritengono che l’individuo umano abbia origine quando compare il sistema nervoso, intorno al 14° giorno della gestazione (si veda il classico rapporto Warnock del 1984).

Sebbene nell’articolo si sostenga che “è chiaramente impossibile per il biologo rispondere con un perentorio «è questo il momento» alla domanda su quando si palesa la presenza di un nuovo individuo”, gli autori ritengono di poter escludere tutte queste ipotesi , proponendone una nuova. Vediamo come.

La trasmissione della vita: l’inizio

Prima di tutto osserviamo quali sono le “contraddizioni” di cui soffrono le ipotesi sopra presentate. Ad esempio, la posizione di chi colloca l’inizio della vita con la fecondazione non tiene conto “della presenza dei bimbi nati per procreazione assistita con il metodo di iniezione dello spermatozoo (Intra Cytoplasmic Sperm Injection, Icsi)”. Qui infatti la fecondazione non si realizza, “molti individui sono nati grazie a questa tecnica e sono tra noi”.  

Oltre a questa anche le posizioni cosiddette gradualiste, (ovvero quelle per cui l’individuo umano origina quando compare  il sistema nervoso intorno al 14° giorno della gestazione, oppure intorno al 6°-7° giorno, quando si realizza l’impianto uterino eccetera) cadono in quanto “mancano di universalità”. Infatti non tutti gli esseri viventi – continuano gli autori – formano un sistema nervoso o si impiantano in un utero, dunque se così fosse il discorso non varrebbe per tutti.

La trasmissione della vita: una nuova ipotesi

L’ipotesi degli autori dell’articolo invece è differente, ovvero che “il processo ontogenetico che origina ed identifica un nuovo individuo procede dal momento in cui si realizza la formazione della prima copia geneticamente attiva del suo genoma” (il complesso dei geni di una cellula o di un organismo). Infatti “la biologia molecolare degli oociti permette oggi di stabilire in modo non ambiguo che le fasi iniziali dello sviluppo dello zigote sono ancora controllate dalle istruzioni genetiche ricevute dal genoma materno (i «fattori» materni accumulati nel citoplasma della cellula uovo, ad esempio degli Rna messaggeri)” e possiamo stabilire ufficialmente la presenza di un nuovo individuo solo in un secondo momento.

Questa copia del genoma di cui si parla si presenterebbe, nella nostra specie, nello stadio a 4/8 cellule, ovvero all’incirca dopo 40-50 ore dalla fecondazione.

Per chiarire: qui non viene identificata, in modo definitivo, la trasmissione della vita con il concepimento, ma viene trovata una soluzione di compromesso tra le ipotesi citate all’inizio e questo tipo di posizione.

Nonostante tutto, questo intervento mette in evidenza due aspetti interessanti: uno che parla della formazione della  vita come di “un processo continuo inserito nel ciclo vitale della specie”. E ciò sembra suggerire come possa essere arbitraria la pretesa di stabilire il momento esatto di inizio di una nuova vita; un altro che offre una visione per la quale si può, scientificamente, parlare di vita già dopo poche ore dal concepimento e quando l’organismo è composto da meno di 10 cellule. Idea molto diversa da chi invece sostiene di poter dare questa definizione solo a embrioni molto più formati.

Riassumendo

Il ragionamento  degli autori si può riassumere così: “sotto il profilo biologico, non importa la modalità con la quale si realizza la presenza della prima copia attiva del genoma: per fecondazione, per Icsi, per trasferimento nucleare (clonazione), per riproduzione sessuata uniparentale (partenogenesi) o altre ancora. Il risultato finale è quello di produrre un embrione unicellulare chiamato zigote, il cui genoma è quiescente ed ancora presenta separate le impronte genetiche materna e paterna che contribuiscono alla sua formazione. [...] potremmo dunque raggiungere un punto di incontro sul momento in cui conveniamo di trovarci dinnanzi a un potenziale nuovo individuo (ricordando che circa il 60% dei concepimenti abortisce spontaneamente): l’embrione nella transizione 4/8 cellule, tra la 40a e la 50a ora di sviluppo”.

In definitiva gli autori non sostengono una prova scientifica della dottrina cristiana sull’inizio della vita, ma offrono una prospettiva piuttosto inedita, soprattutto se parliamo di scienziati non dichiaratamente cattolici, che sposta la certezza di questo inizio sempre più vicino al concepimento.

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